Enel si è fermata sotto i 10 euro. Da giorni non riesce a superare questa soglia, ma nel 2026 il titolo ha già guadagnato oltre l’11%, resistendo meglio di molte blue chip del FTSE Mib alle tensioni geopolitiche e al rialzo del petrolio.
Sul tavolo ci sono due elementi che fanno gola agli investitori: un dividendo intorno al 5% e un potenziale rialzo dei prezzi fino al +12%.
Il mercato, per il momento, sembra non aver prezzato del tutto alcune leve di crescita, a partire dalla domanda di energia legata ai data center.
Ma c’è un altro fattore che potrebbe sbloccare davvero il titolo (anche a breve).
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Il muro dei 10 euro: perché questo livello è decisivo per il titolo
Enel è ferma sotto i 10 euro. Da giorni il titolo si muove a ridosso di questa soglia senza riuscire a superarla, nonostante il trend positivo costruito negli ultimi mesi.
Non è solo una resistenza tecnica. Intorno a questo livello si concentrano anche i primi target degli investitori istituzionali, rendendolo uno snodo chiave per le prossime settimane.
Non è la prima volta che il titolo ci prova. Già a febbraio Enel aveva tentato la rottura, salvo poi essere respinta e avviare una fase correttiva.
Ora però il contesto è diverso. Dopo tre tentativi falliti, i prezzi sono tornati a ridosso della soglia con una struttura più solida alle spalle.
Una rottura decisa dei 10 euro potrebbe riattivare il trend partito dai minimi di metà 2025, con un primo obiettivo in area 11 euro.
Ma l’analisi tecnica da sola non basta. Dietro il movimento del titolo ci sono fattori più profondi, legati all’evoluzione del settore energetico.
Negli ultimi mesi le utility europee sono tornate al centro dell’attenzione, sostenute da megatrend come l’elettrificazione, l’aumento della domanda di energia e lo sviluppo dei data center.
Enel è ben posizionata in questo scenario, ma il mercato sembra non aver ancora pienamente riconosciuto il potenziale legato alle reti e alle rinnovabili. Ed è il motivo per cui questa utility è tra le preferite degli analisti.
Perché tenere Enel in portafoglio (anche oltre gli 11 euro)
Il 7 maggio Enel pubblicherà i conti del primo trimestre. E le attese confermano che il gruppo resta solido.
Gli analisti stimano un Ebitda intorno ai 6 miliardi di euro e un utile netto vicino ai 2 miliardi. Una crescita contenuta, ma sostenuta soprattutto dalle attività regolate, con reti e Spagna in prima linea.
Il trading resta più debole, ma è un elemento già scontato e compensato dalla diversificazione del gruppo. Anche il debito, atteso intorno ai 58 miliardi, non rappresenta al momento una criticità.
Numeri positivi, incorporati solo in parte nel +11% da inizio anno. Gli analisti ritengono infatti che Enel continui a trattare a sconto rispetto alle altre utility europee e considerano il titolo una delle scelte principali nel settore, con una crescita degli utili stimata intorno al 6% annuo fino al 2030.
Oltre a garantire visibilità sui risultati futuri, questa previsione rassicura gli investitori da dividendo e rafforza la posizione del gruppo in un contesto energetico in evoluzione.
Il mercato, in particolare, sembra non aver ancora pienamente incorporato il potenziale legato alle reti e alle rinnovabili, in un contesto in cui la domanda di energia è destinata a crescere nei prossimi anni, anche per effetto dei data center e dell’intelligenza artificiale.
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