Elezioni Ue, un incendiario cortocircuito è scattato tra Bruxelles e le politiche nazionali

Guido Salerno Aletta

10 Giugno 2024 - 08:57

La “maggioranza Ursula”, che arriverebbe al minimo dei voti necessari al Parlamento europeo per convalidare la Presidenza e sostenere la Commissione, sarà accerchiata tanto da sinistra che da destra.

Elezioni Ue, un incendiario cortocircuito è scattato tra Bruxelles e le politiche nazionali

In Europa, la crescita elettorale dei partiti cosiddetti sovranisti è proseguita, apparentemente inarrestabile, anche se apparentemente non metterà in crisi la “maggioranza Ursula” che già nella scorsa legislatura ha visto costituirsi il blocco tra Partito Popolare e Sinistra e Democrazia, cui si aggiungono strumentalmente altri voti: Fratelli d’Italia e Rassemblement National sono stati i partiti più votati nei rispettivi Paesi, mentre AfD in Germania è arrivato secondo scavalcando il partito socialdemocratico del Cancelliere Scholz che ha perso malamente rispetto all’opposizione della Cdu-Csu.

E’ colpa dell’architettura istituzionale europea, che prevede l’iniziativa legislativa esclusiva a favore della Commissione, rendendo il Parlamento un organo che può solo emendare i testi che gli arrivano, ma che comunque rimangono soggetti all’accettazione della Commissione. Anche il ruolo decisionale attribuito al Consiglio dei Ministri dell’Unione non vale a ristabilire un confronto soddisfacente, visto che rimangono escluse le forze di opposizione.

Insomma, le istituzioni dell’Unione Europea sono caratterizzate da un deficit democratico rilevante, che suscita una reazione politica sempre più decisa: i partiti cosiddetti sovranisti cercano di fermare quella che appare una deriva inarrestabile di accentramento di potere presso la Commissione, che non rende conto a nessuno se non alle lobby che hanno accesso ai Palazzi di Bruxelles.
Finora, le elezioni del Parlamento europeo si limitavano a riflettere i rapporti di forza tra i partiti di ciascun Paese membro, determinando con gli apparentamenti in Gruppi la maggioranza che avrebbe innanzitutto convalidato la nomina alla Presidenza della Commissione e poi sostenuto nel corso della legislatura le iniziative che a quest’ultima istituzione spetta assumere in via esclusiva.

Stavolta, invece, le votazioni appena concluse hanno segnato una svolta decisiva sia per il futuro dell’Unione che per le prospettive politiche dei Paesi membri, dimostrando una interazione strettissima, e drammatica come è accaduto per i risultati in Francia che hanno determinato lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale e la convocazione di nuove elezioni, tra le due dinamiche: le tante spinose questioni che negli anni scorsi sono state affrontate, o che sono rimaste ancora una volta irrisolte, a livello europeo, e quelle ancora più cruciali che si prospettano per gli anni a venire sono diventate cruciali anche a livello nazionale.

Dalla transizione ecologica in agricoltura che in nome della biodiversità ridurrebbe le aree coltivabili ed inciderebbe pesantemente sui redditi dei coltivatori, al mancato controllo delle immigrazioni illegali che determina costi assistenziali esorbitanti a carico degli Stati e tensioni sociali sempre più acute per via della mancata integrazione; dai trattati internazionali di liberalizzazione del commercio che alterano profondamente equilibri consolidati di mercato danneggiando i nostri produttori alle normative in campo energetico sempre più stringenti e costose per i cittadini, così come la recentissima prospettiva di accelerare ed accentrare le spese per la difesa, lo spostamento continuo di sempre maggiori competenze e poteri a Bruxelles non ha solo ridotto l’area di manovra dei singoli Stati ma ha imposto alle diverse forze politiche che operano a livello nazionale di prendere posizioni sempre più decise in merito.

Bruxelles non è più autocratica come una volta, visto che il sistema decisionale ha enfatizzato sempre di più il livello intergovernativo rispetto alla competenza esclusiva della Commissione: ma, visto che al Consiglio dei ministri dell’Unione sono rappresentati evidentemente solo i governi dei singoli Stati, i partiti che sono all’opposizione vengono tagliati fuori e devono lottare non solo per rendere decisivo il proprio ruolo in seno al Parlamento europeo ma soprattutto per evitare che le politiche dell’Unione europea confliggano con quelli che secondo i partiti cosiddetti sovranisti sono interessi nazionali intangibili.

C’è dunque un conflitto crescente tra il livello europeo e quello nazionale, per l’avocazione al primo di una serie di decisioni che sfuggirebbero al confronto democratico.
Anche la sempre più marcata astensione alle urne va letta come sfiducia nei confronti dell’istanza europea: non appare solo troppo lontana, ma soprattutto sorda ed impermeabile rispetto alle istanze democratiche. In pratica, l’unica manovra politica possibile è quella di bloccare o comunque di rallentare il più a lungo possibile le iniziative presentate dalla Commissione: ma è un logorante confronto che alla fine la vede comunque prevalere.
C’è un aspetto ulteriore, che per un verso semplifica il quadro politico europeo e per l’altro lo rende assai più fragile.

La decisione della CDU tedesca di delimitare la “maggioranza Ursula”, escludendo comunque i partiti di destra, ivi compresi Fratelli d’Italia, toglie da un notevole imbarazzo la Presidente Giorgia Meloni in vista di un accordo con il Rassemblement National di Marine Le Pen: diventerebbe infatti assai più semplice unificare i gruppi e costituire un fronte unito dei partiti cosiddetti sovranisti, magari facendo eccezione per AfD a causa delle simpatie filo-naziste di alcuni suoi esponenti, che rappresenterà la vera opposizione.
La “maggioranza Ursula”, che arriverebbe al minimo dei voti necessari al Parlamento europeo per convalidare la Presidenza e sostenere la Commissione, sarà così accerchiata tanto da sinistra che da destra: avrà vita difficilissima.

Le politiche europee saranno discusse e soprattutto contestate quotidianamente anche a livello nazionale, impegnando duramente i Partiti, i Parlamenti ed i Governi: più che una cooperazione tra i due livelli, europeo e nazionale, ci sarà un vero e proprio continuo cortocircuito, davvero incendiario.