Elezioni Roma 2021, intervista a Tobia Zevi: “Ecco il mio piano come candidato sindaco”

Intervista a Tobia Zevi sulle elezioni Roma 2021. Chi è e cosa propone l’outsider pronto a correre come sindaco della capitale per il Partito Democratico.

Elezioni Roma 2021, intervista a Tobia Zevi: “Ecco il mio piano come candidato sindaco”

Le Elezioni Comunali Roma 2021 sono uno dei grandi punti interrogativi della prossima stagione politica. Infatti, nonostante si debbano ancora svolgere le amministrative che coinvolgeranno nove regioni italiane, le diverse notizie sul prossimo sindaco di Roma vengono riprese dai maggiori media nazionali. Certamente questa attenzione è legata all’importanza del valore simbolico della capitale, ma anche alla curiosità rispetto alle strategie dei vari partiti.

Per il centrosinistra, il quale ha ancora parecchi nodi da sciogliere, l’unico che finora si è detto pronto a correre per il Campidoglio è Tobia Zevi, il quale ha collaborato in passato con Paolo Gentiloni alla presidenza del Consiglio e nel 2016 ha fondato l’osservatorio “Roma puoi dirlo forte”.

In quest’intervista a Money.it, Zevi ci illustra le sue idee su come dovrebbe essere gestita Roma, non risparmiando polemiche all’amministrazione di Virginia Raggi degli ultimi anni, ma anche verso le scelte del Partito Democratico.

Domanda: In una fase in cui Roma appare come una città ingovernabile, quali caratteristiche dovrebbe avere un buon sindaco?

Risposta: “Per prima cosa – anche se può suonare retorico – deve amare molto questa città. Roma va difesa da chi vuole lasciarla morire e da chi non considera la Capitale una grande questione nazionale.

Poi, deve essere curioso. Moltissimo è cambiato in questi anni nella vita delle persone, e occorre abbandonare vecchi schemi se davvero si vogliono capire e cambiare le cose.

Ancora, deve essere coraggioso, girare per strada e parlare con tutti senza pregiudizi. Infine, deve essere competente ed essere circondato da una squadra di collaboratori e dirigenti preparati.

Serve una ’visione’ di città. Bisogna costruire la Roma dei prossimi 5\10 anni, orientare gli investimenti e le politiche del futuro, recuperando identità e restituendo alla Capitale il ruolo che merita. Sembra una mission impossible, ma la verità è che tutto parte dalla volontà fortissima, che deve esserci, di cambiare questa città e migliorare la vita delle romane e dei romani”.

D: Quali sarebbero le prime misure da varare per far ripartire la Capitale?

R: Arriveranno anche a Roma, io credo, molti soldi del Recovery Fund. O meglio dovrebbero arrivare. Perché come sappiamo queste risorse saranno condizionate dalla presentazione di progetti seri ed efficaci.

Ma questa Amministrazione ha già dimostrato di non saper spendere i soldi che ha in cassa, come dimostra il fenomeno dell’overshooting, cioè i soldi per investimenti che vengono sprecati ogni anno e rimandati all’esercizio successivo. Parliamo di centinaia di milioni di euro.

Il prossimo sindaco dovrà lavorare insieme al Governo nazionale a un grande piano di rilancio su tre macro-capitoli: lavoro e rilancio dell’economia; spazio pubblico, pulizia e mobilità sostenibile; innovazione della pubblica amministrazione e partecipazione dei cittadini.

D: Qual è il suo giudizio su Virginia Raggi come sindaco di Roma?

R: Mi pare che siano i fatti a parlare. Una girandola di assessori e di amministratori delegati. Inchieste e soldi sprecati. Il cambiamento che aveva promesso non c’è stato, e lo dimostra la delusione dei romani nei suoi confronti. Non penso neanche che sia tutta colpa sua, peraltro, perché i mali di questa città vengono da lontano.

Ma è assurdo dopo quattro anni da sindaca continuare a prendersela con la sinistra, la destra e la Democrazia cristiana del Dopoguerra. Se sei capace di migliorare questa città, complimenti. Altrimenti amici come prima, ma si vede che non è il mestiere tuo.

D: Qual è il suo giudizio sull’amministrazione Marino e qual è la valutazione sul comportamento del PD che lo costrinse alle dimissioni?

R: La cacciata di Marino fu un gravissimo errore. Fu peraltro un errore che ebbe conseguenze nazionali. La classe dirigente del Paese non può tenere un atteggiamento schizofrenico su Roma: prima non me ne occupo e quando me ne occupo voglio risolvere la questione in cinque minuti.

Stiamo parlando della capitale di un paese del G7, e non esiste un paese avanzato in cui la capitale venga lasciata marcire senza progetti, senza competenze e senza risorse dedicate. Non accade neanche nei paesi federali o più policentrici come Germania o Spagna. Roma è una sfida per tutta l’Italia, utile a tutta l’Italia. La scadenza simbolica dei 150 anni di Roma Capitale può essere un’occasione per affrontarla con strumenti e prospettive innovative.

D: Uscendo un attimo dal Grande Raccordo Anulare, quali sono le sue valutazioni sul governo Conte-bis? L’accordo sul Recovery Fund è positivo per l’Italia?

R: Mi pare che tutti siano d’accordo sul fatto che Conte, Amendola e tutto il Governo abbiano fatto un grandissimo lavoro, aiutati anche dai leader italiani che occupano posizioni di rilievo in Europa. Penso a Paolo Gentiloni, con cui ho lavorato per tanti anni, e a David Sassoli, che aiutano il nostro Paese anche grazie alla loro ottima reputazione. Il primo risultato è stato raggiunto. Ora però comincia lo sforzo più duro: riuscire a spendere bene questa valanga di soldi.

Sappiamo benissimo che la nostra Pubblica Amministrazione fatica moltissimo a usare le risorse già stanziate, e da decenni spreca fondi europei che poi dobbiamo restituire. Se fosse un’azienda, sarebbe come decuplicare il fatturato in un anno: un’impresa titanica dal momento che per realizzare le cose servono tante energie umane che lavorano nella stessa direzione

In questo senso mi permetto di fare due proposte: un piano di assunzioni di giovani competenti nella pubblica amministrazione, e un piano per il servizio civile universale, come hanno richiesto nei mesi scorsi molte personalità in tutto il paese. Servono idee, forze e competenze fresche per progettare l’Italia del futuro.

D: Il centrosinistra è in grado di vincere le elezioni comunali del 2021? Da quali forze dovrebbe essere composta la coalizione?

R: Penso proprio di sì. La Raggi ha deluso così come il coronavirus ha reso le proposte dei sovranisti assai meno credibili. Salvini pensava di scendere nella Capitale per espugnarla, invece rischia di tornare indietro scornato.

Però servono due cose: coinvolgere – in modo serio e continuativo, eventualmente anche istituzionalizzando questo rapporto - le tantissime persone, associazioni, comitati e organizzazioni che in questi anni hanno continuato a lavorare per la città nonostante le istituzioni e la politica. E un occhio attentissimo sull’emergenza sociale che ci sarà in autunno: parliamo di decine di migliaia di romane e romani che perderanno il lavoro, e interi settori economici che vanno ripensati.

Se il centrosinistra darà l’impressione di essere elitario e scollegato dalla realtà, ecco che una proposta populista e falsa – l’immagine di Salvini che urla davanti alla discarica – può tornare a fare presa.

D: Il centrosinistra, però, non ha ancora un proprio candidato. Come andrebbe scelto ed entro quando?
R: Il candidato va scelto subito. Roma non può aspettare sei mesi per ragioni di tattica politica. Le romane e i romani hanno già sofferto abbastanza. Dunque io dico una cosa semplice: se abbiamo un dirigente nazionale prestigioso e competente che vuole candidarsi, ce lo dica e tutti lavoreremo insieme a lei o lui per costruire un gruppo dirigente e un progetto di rilancio della città.

Altrimenti devono essere le persone a scegliere il candidato, non possono essere tre dirigenti chiusi in una stanza. Chiamiamole primarie oppure in un altro modo, il concetto è lo stesso: la scelta spetta alle persone, al popolo romano che si riconosce nel centrosinistra e a tutte le realtà che in questi anni hanno continuato a impegnarsi per il bene della città.

D: In caso di primarie è pronto a partecipare?

R: Ci sto pensando seriamente. Ma sono una persona responsabile e le mie ambizioni personali vengono dopo, molto dopo il bene collettivo della città.

D: Ci sono delle personalità della società civile che coinvolgerebbe per il governo di Roma?

R: Io credo che la cosiddetta società civile sia fondamentale, anche se questa definizione è ormai un po’ usurata. Ma vorrei anche aggiungere una cosa: se la politica ha fallito a Roma negli ultimi anni, lo stesso può dirsi per il resto della classe dirigente cittadina. Intellettuali, imprenditori, burocrati.

Per ripartire serve un’assunzione di responsabilità collettiva, e un grande coinvolgimento delle realtà sociali che dal basso hanno operato nel silenzio, nella fatica e nell’assenza dei referenti istituzionali.

D: Sarebbe possibile un’alleanza con il Movimento 5 Stelle?

R: Soprattutto a livello locale le alleanze non si fanno tra gruppi dirigenti. Serve un’alleanza con le persone che votarono Movimento 5 Stelle nel 2016 e che oggi sono deluse. Con molti di loro è possibile andare d’accordo sui progetti concreti per la città.

Due anni fa ero candidato per la Camera dei Deputati nel collegio di Ostia e Fiumicino, il più grande per estensione della città. Girando per le strade mi capitava spesso di incontrare i gazebo dei 5 Stelle, ben più numerosi e organizzati di quelli che sostenevano me (e infatti ebbero una vittoria schiacciante).

Quello che mi colpì allora fu che appena si abbassavano gli obiettivi dei fotografi e ci mettevamo a parlare, l’atmosfera si faceva rilassata e i punti in comune sembravano superare quelli che ci separavano.

D: Cosa penserebbe se il prossimo sindaco di Roma fosse leghista?

R: Sul piano personale, la vivrei come una grande sconfitta. Ma penso che sarebbe una grande sconfitta per tutti i cittadini di Roma e per la Capitale. E penso persino che sarebbe un pessimo segnale per il futuro dell’Europa. Roma non è una città qualunque: con tutti i suoi difetti e problemi, ha una sua ineludibile vocazione universale. Per i cristiani certamente ma direi per chiunque nel mondo.

D: Qual è il messaggio che vorrebbe lanciare ai suoi concittadini in vista delle prossime elezioni?

R: Riprendiamoci quello che ci spetta. Innanzitutto l’orgoglio. Non lasciamo che si parli della nostra città meravigliosa come un buco nero, una rogna che va evitata: fare il sindaco di Roma è l’onore più grande, e rendere questa città più pulita, giusta ed efficiente è la massima soddisfazione a cui ogni cittadino romano dovrebbe aspirare.

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