Elezioni Europee 2019: che succede adesso?

Europee 2019: la 9ᵃ avrà inizio solo a luglio, nel frattempo si comincerà a discutere delle possibili alleanze. Entro l’anno tutto l’impianto istituzionale dell’Unione Europea verrà rinnovato.

Elezioni Europee 2019: che succede adesso?

Le Europee 2019 si sono concluse, con il risultato che vede la vittoria del PPE (con 182 seggi), seguito dai socialisti del S&D (147 seggi) e dai liberali dell’Alde (109 seggi).

In Italia è da segnalare la scarsa affluenza, pari al 56% (nel 2014 era stata del 57,22%, mentre alle politiche del 2018 del 72,98%); ciò conferma che in molti sottovalutano l’importanza delle elezioni Europee, probabilmente perché poco informati sul ruolo ricoperto dal Parlamento Europeo.

Immaginiamo per lo stesso motivo che molti di voi si staranno chiedendo cosa succede adesso, ossia quali sono le prossime tappe che porteranno al rinnovo di tutte le più importanti cariche dell’Unione Europea. Bisognerà capire anche cosa succede sul piano politico, visto che adesso tra i vari schieramenti cominceranno le trattative per eventuali alleanze.

In questo articolo oltre a fare chiarezza sulle alleanze più probabili, vedremo quali sono i prossimi appuntamenti che andranno a rinnovare l’impianto istituzionale dell’Unione Europea; dall’elezione del nuovo presidente dell’Europarlamento (che prenderà il posto di Antonio Tajani) fino alla nomina del nuovo numero uno del Consiglio europeo.

Europee 2019: cosa succede dopo le elezioni?

Il primo appuntamento da segnare sul calendario è quello che avrà luogo tra il 20 e il 21 giugno, quando è in programma il Consiglio europeo di Bruxelles quando i capi di Stato (o di Governo) degli Stati appartenenti all’Unione Europea si incontreranno facendo un primo bilancio sull’esito delle elezioni.

In questa sede cominceranno le discussioni sul nome del nuovo presidente della Commissione europea, così come del nuovo Presidente della BCE che prenderà il posto di Mario Draghi.

I nuovi eurodeputati però prenderanno posto all’Europarlamento solo il 2 luglio, giorno in cui - essendo in programma la prima riunione - avrà inizio ufficialmente la 9ᵃ legislatura. Già in quell’occasione ci sarà l’elezione delle seguenti cariche:

  • Presidente del Parlamento Europeo;
  • 14 vicepresidenti;
  • 5 questori.

Oltre alla nomina del Presidente del nuovo Parlamento Europeo, ci sarà la formazione dei gruppi parlamentari.

Sempre durante la prima riunione verrà deciso numero e composizione delle commissioni permanenti per le quali nella settimana successiva ne saranno eletti i presidenti.

Prima di andare in vacanza, poi ci sarà la votazione del nuovo Presidente della Commissione Europea (oggi Jean-Claude Juncker): ricordiamo che gli eurodeputati voteranno il nome proposto dal Consiglio Europeo e per l’elezione è necessaria la maggioranza dei membri.

La votazione dovrebbe esserci intorno al 15 luglio; dopodiché spetterà al nuovo Presidente il compito di individuare - in accordo con il Consiglio - i nuovi commissari UE per i quali però la votazione da parte del Parlamento ci sarà solo dopo l’estate, probabilmente il 16 settembre.

L’importante è che entro il 24 ottobre il Parlamento approvi l’intera squadra di Governo, compreso l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

La nuova Commissione europea poi entrerà in carica il 1° novembre, data in cui entrerà in carica anche il successore di Mario Draghi alla BCE. Questo processo di rinnovamento verrà completato il 1° dicembre, quando entrerà ufficialmente in carica il nuovo presidente del Consiglio europeo.

Europee 2019, cosa succede adesso: le possibili alleanze

Visti i risultati delle Europee 2019, è molto probabile che ci sarà un’alleanza simile a quella del 2014, con l’aggiunta dei liberali dell’Alde. Alla maggioranza, quindi, dovrebbe esserci un’alleanza formata da Popolari (PPE, con circa 182 seggi), Socialisti (S&D, circa 147 seggi) e Liberali (ALDE, 109 seggi).

I Sovranisti, infatti, non hanno i numeri per ottenere la maggioranza neppure se tutte le liste (ECR, EFDD e ENF) dovessero allearsi con il PPE: al massimo, infatti, si potrebbe arrivare a 376 seggi.

Quindi si va verso un’alleanza centrista, con la possibilità che anche i Verdi (tendenzialmente socialisti, almeno sul piano economico) vengano inclusi nella maggioranza (che in questo caso non avrebbe nulla da temere neppure in caso di Brexit).

L’accordo dovrebbe prevedere una distribuzione delle tre principali cariche tra i tre partiti più rappresentativi della coalizione: per il PPE quindi ci sarà ancora una volta la Presidenza della Commissione, mentre a Socialisti e Liberali andrebbe rispettivamente Presidenza del Parlamento e del Consiglio.

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