Elezioni, cosa è successo a Palermo e perché fa riflettere

Giorgia Bonamoneta

12/06/2022

12/06/2022 - 20:33

condividi

Caos a Palermo per le elezioni comunali e la votazione del referendum. Con i seggi chiusi molti cittadini non hanno potuto votare per tempo. Cosa è successo.

Elezioni, cosa è successo a Palermo e perché fa riflettere

Seggi aperti dalle 7:00 per le elezioni amministrative e per il voto del referendum sulla giustizia. Mentre in tutta Italia si registra una bassa affluenza, a tenere banco per la mattinata è stato il caso di Palermo. Da ieri pomeriggio era ormai chiaro che non si sarebbero presentati molti dei presidenti e degli scrutinatori dei seggi nominati e dopo una notte di lavoro, nel quale il Comune ha cercato di coprire i buchi cercando tra le file dei suoi dipendenti, questa mattina oltre 50 seggi non sono stati aperti.

Nel corso della giornata si è tornati a una situazione di normalità, ma quello che è successo nel capoluogo della Sicilia è già stato definito da Matteo Salvini (Lega) un vero e proprio “furto della democrazia”. La rinuncia dei molti presidenti dei seggi è stata vista come un atto di sabotaggio, proprio come sospetta Francesco Scoma, deputato nazionale della Lega, che punta il dito contro chi ha studiato ad arte tale manovra con l’obiettivo di “generare confusione e boicottare il voto”.

I presidenti e gli scrutinatori dei seggi che non si sono presentati sono stati denunciati e sarà la Procura di Palermo a valutare situazione per situazione la decisione di non presentarsi. Alcuni potrebbero essere accusati di interruzione di pubblico servizio e rifiuto di atti d’ufficio. In questo caos democratico si aggiunge un tassello in più: l’attacco hacker subito dagli uffici comunali. Sembra infatti che parte di chi non si è presentato avesse mandato l’atto di rinuncia per tempo, ma che problemi interni, quali forse proprio lo stesso attacco hacker, potrebbero aver fatto perdere le email.

Seggi in tilt: cosa è successo a Palermo

Seggi chiusi questa mattina a Palermo. Molti cittadini sono tornati a casa alla vista delle porte sbarrate e alla mancanza di un’opzione alternativa al voto. Un centinaio tra presidenti e scrutinatori hanno dato forfait all’ultimo, lasciando il Comune di Palermo sprovvisto di personale per la gestione delle elezioni amministrative e per il voto dei 5 requisiti referendari sulla giustizia. Una nottata di lavoro non è bastata per recuperare tutti i nomi dei sostituti necessari, tanto che questa mattina alle 7:00 ancora 50 seggi risultavano chiusi.

Nel corso della giornata la situazione è stata man mano ripristinata, ma i dubbi sull’organizzazione e la trasparenza di queste rinunce non finiranno insieme al voto alle 23:00. Sul caos dei seggi indagherà il pool di pm coordinato dall’aggiunto Sergio Demontis.

Palermo nel caos: e se non fosse solo colpa degli assenti

La notizia di quanto è accaduto a Palermo ha ben presto fatto il giro d’Italia, incontrando subito critiche e affermazioni forti. La critica e l’accusa principale mossa alla gestione dei seggi è se quanto accaduto non è stato un caso, ma una manovra ragionata con lo scopo di sabotare le elezioni. Sono queste le accuse mosse da Francesco Scoma, deputato nazionale della Lega, che senza fare nomi, si domanda “se a causare questo disastro sia stata solo l’incompetenza o sia una manovra studiata ad arte da qualcuno per generare confusione e boicottare il voto”.

Non solo, sembra che alcuni rappresentanti di lista siano convinti che, per via della promozione del Palermo, quanto accaduto era prevedibile, ma la Prefettura non ha provveduto o pensato a un piano b. Insomma, le accuse volano da ogni parte, mentre le indagini sono già pronte a iniziare.

A questo caos si aggiunge lo scenario dell’attacco hacker. L’azione è stata rivendicata da una banda di hacker chiamata Vice Society, il cui obiettivo era quello di bloccare i siti del Comune e della macchina amministrativa di Palermo. L’attacco potrebbe aver aggravato la situazione dei seggi, infatti anche la ricezione delle email potrebbe essere rimasta coinvolta, tanto da impedire al Comune si scoprire chi aveva rinunciato per tempo al proprio ruolo di presidente e scrutinatore del seggio.