Elezioni Iran: cosa c’è da sapere? Ecco perché sono davvero importanti

icon calendar icon person
Elezioni Iran: cosa c'è da sapere? Ecco perché sono davvero importanti

Elezioni Iran 2017: candidati, programmi e soprattutto conseguenze sul mercato del petrolio. Ecco cosa c’è da sapere sulle elezioni iraniane di oggi.

Elezioni Iran 2017: cosa c’è da sapere, ma soprattutto perché, nonostante non se ne stia parlando molto, sono così importanti dal punto di vista economico, nucleare e anche petrolifero?

Le elezioni in Iran di oggi, venerdì 19 maggio chiameranno la popolazione ad esprimersi sul nuovo presidente della Repubblica. Di seguito cercheremo di evidenziare chi sono i candidati, quali i loro programmi, e soprattutto quali le conseguenze delle loro elezioni per il mercato del petrolio, per il nucleare e per l’economia globale.

Oggi, le elezioni in Iran riguarderanno 56,4 milioni di votanti; tra questi almeno 1,3 milioni sono giovani che voteranno per la prima volta e avranno l’arduo compito di scegliere il proprio presidente. Gli ultimi sondaggi parlano di un’affluenza alle urne del 72% circa, un buon tasso che tuttavia non stupisce se si pensa al perché le elezioni in Iran sono importanti.

Quali sono i candidati alla presidenza e come i loro programmi impatteranno l’economia del paese e quella internazionale sarà più chiaro nelle righe che seguiranno. Vale la pena di notare comunque che in Iran il presidente concorre a determinare l’indirizzo generale del paese ma il controllo effettivo spetta poi all’Ayatollah, la guida suprema.

Tra i 6 candidati, i due favoriti delle elezioni in Iran sono l’attuale presidente, Hassan Rohani ed Ebrahim Raisi. Il primo, più moderato, il secondo invece alleato con i conservatori del paese. I loro programmi politici differiscono in maniera piuttosto evidente ecco perché le elezioni in Iran stanno tendendo con il fiato sospeso, sia per quel che riguarda il petrolio, che per quello che riguarda il nucleare e i rapporti internazionali. Che cosa c’è da sapere delle elezioni in Iran di oggi?

Elezioni Iran 2017: i candidati

I candidati alle elezioni in Iran sono stati comunicati dal Ministero degli Interni dopo la scrematura operata dal Consiglio degli Anziani che decide chi può e chi non può candidarsi. Alle elezioni in Iran di oggi si sono candidate 1.600 persone, di cui 100 donne, ma nessuna di queste è riuscita ad ottenere l’approvazione degli organi di controllo.

I candidati più in vista sono il presidente Rouhani e il già citato Raisi, mentre quelli meno probabili sono: Eshaq Jahangiri, primo vice-presidente, Mohammad Bagher Ghalibaf, sindaco di Tehran, Mostafa Agha Mirsalim e Mostafa Hashemi-Taba, due politici dal basso profilo.

Elezioni Iran 2017: il sistema elettorale

Qual è e come funziona il sistema elettorale utilizzato per le elezioni presidenziali in Iran? Innanzitutto possono essere eletti tutti i cittadini di origine e nazionalità iraniana, di 21 anni, che hanno sempre rispettato la costituzione, creduto in Dio e nella religione. A vigilare sul corretto svolgimento delle elezioni in Iran ci sono sia l’Agenzia per il monitoraggio elettorale, sia il Consiglio dei Guardiani, i quali registrano i candidati e approvano i nomi degli sfidanti finali. L’età per votare è di 18 anni.

Se nessun candidato riesce ad ottenere la maggioranza del 50% al primo turno, allora si apre il ballottaggio tra i due uomini che hanno ottenuto il maggior numero di voti - il secondo turno si terrà eventualmente il 26 maggio. Le elezioni in Iran sono tenute sotto la stretta supervisione del consiglio amministrativo facente capo al Ministero dell’Interno.

Elezioni Iran 2017, programmi: l’importanza politica delle presidenziali

Le elezioni presidenziali in Iran metteranno in gioco le relazioni del paese con il resto della comunità internazionale, Italia compresa. L’attuale presidente, Hassan Rouhani, ha dato una vera e propria svolta alla politica internazionale iraniana intrattenendo e riallacciando i rapporti con gli USA sotto la presidenza Obama, qualcosa che per molti anni ha rappresentato un taboo.

La traiettoria della politica estera iraniana è cambiata totalmente sotto la presidenza del moderato Rouhani e proprio tale approccio potrebbe essere modificato con la tornata elettorale di oggi e a causa delle profonde differenze tra i programmi politici dei due maggiori contendenti.

Una sconfitta di Rouhani alle elezioni in Iran sarebbe un brutto colpo per i riformisti del paese e rischierebbe di far salire al potere esponenti di una linea molto più dura e radicale. Il programma politico di Rouhani è sempre stato di natura apertamente moderata-riformista, soprattutto aperta al dialogo, anche con l’occidente. Con la sua sconfitta i rapporti e il già citato dialogo fuori dai confini nazionali potrebbero essere messi in discussione e anche l’accordo nucleare e il petrolio potrebbero risentirne.

Il principale candidato sfidante di Rouhani alle elezioni in Iran è Ebrahim Raisi, il quale sembra avere maggiori ambizioni rispetto ad una semplice presidenza della repubblica e negli scorsi anni è stato identificato come il possibile successore alla carica di Ayatollah, la guida suprema dell’Iran, che ha una posizione superiore anche a quella dello stesso presidente.

Il suo programma politico si è apertamente centrato su tematiche di natura sociale ed economica, ma non solo. Lo sfidante del presidente alle elezioni in Iran di oggi si è sempre mostrato piuttosto duro nei confronti di quella politica di liberalizzazione dei costumi promossa invece da Rouhani. Tra le file dei suoi seguaci si contano i più religiosi, gli isolazionisti e anche i più attratti da tematiche economiche e sociali dal vago sapore populista.

Elezioni Iran 2017: l’importanza economica. Petrolio e nucleare

Le elezioni in Iran non sono importanti solo dal punto di vista della politica estera, ma esse saranno monitorate con attenzione anche da un gran numero di trader. Dalla firma dell’accordo sul nucleare del 2015, con il quale l’Iran ha accettato di frenare il proprio programma in cambio di un alleggerimento delle sanzioni dagli USA e dall’Unione Europea, il paese è stato in grado di raddoppiare la sua offerta di petrolio sul mercato con ovvie conseguenze sui prezzi.

Con le prossime elezioni presidenziali queste esportazioni di petrolio potrebbero essere a rischio dato che il prossimo presidente potrebbe anche scegliere di abbandonare o indebolire quell’accordo sul nucleare, il cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action.

Infatti, nonostante tutti i candidati alle elezioni in Iran si siano mostrati favorevoli al mantenimento dell’accordo, molti esperti continuano a mostrarsi dubbiosi. L’impegno a mantenere intatto il compromesso del 2015 non può essere assicurato, secondo Helima Croft, della RBC Capital Markets.

“Raisi potrebbe scegliere di appoggiare provocatorie politiche militari e regionali che stanno già mettendo a rischio l’accordo nucleare e che stanno portando gli USA a chiedere una nuova imposizione delle sanzioni extra-territoriali”,

ha affermato la Croft in una nota di lunedì. Queste politiche potrebbero anche includere test con missili balistici, rifornimenti di armi e spedizioni ai ribelli Houthi e di Assad.

Insomma, oltre a quelle politiche, le conseguenze delle elezioni in Iran potrebbero essere anche di natura energetica. Per molti analisti l’Iran rimane uno dei rischi più sottovalutati per il mercato del petrolio.

Elezioni Iran 2017: chi vincerà?

Le elezioni in Iran sono viste ad oggi come una sorta di referendum in cui la popolazione si esprimerà sul mandato dell’attuale presidente Rouhani, che nel 2013 si è aggiudicato la vittoria sulla base di un ferreo programma politico centrato sull’accordo nucleare.

Dalle elezioni iraniane del 2013 ad oggi, e anche grazie a quell’accordo, il presidente è riuscito a stabilizzare l’economia e a ridurre l’inflazione anche se ad oggi la disoccupazione rimane ancora elevata e la caduta dei prezzi del petrolio non è stata d’aiuto. Per non parlare poi della presidenza Trump che ha messo più volte in discussione quello stesso accordo con conseguente crescita dell’incertezza per gli investitori.


(Rouhani a sinistra e Raisi a destra)

Raisi, l’altro favorito alle elezioni in Iran, si è auto-dipinto come il candidato dei poveri e sta portando avanti una campagna elettorale focalizzata sulle priorità economiche dal nome “lavoro e dignità”. Chi vincerà le elezioni in Iran di oggi? Rouhani ha dalla sua parte la storia dato che dal 1981 ad oggi nessun presidente ha mai perso le elezioni per ottenere un secondo mandato.

In realtà, fanno notare gli esperti, le elezioni in Iran possono essere piuttosto imprevedibili. Bisognerà vedere se la popolazione sceglierà ancora una volta il moderato presidente in carica o se sentirà il bisogno di eleggere una figura conservatrice che potrebbe, a detta di molti, condurre il paese verso l’isolazionismo. Quale sarà l’esito delle elezioni in Iran 2017 e quali le conseguenze delle presidenziali sul petrolio?

Chiudi [X]