Elezioni 2018/2019, i nodi da sciogliere: data e legge elettorale

Luglio 2018 o inizio 2019? Appaiono ormai inevitabili le elezioni anticipate ma sono tanti gli interrogativi riguardanti la data e la legge elettorale.

Elezioni 2018/2019, i nodi da sciogliere: data e legge elettorale

Dopo il nulla di fatto per quanto riguarda anche il quinto giro di consultazioni voluto dal Presidente Sergio Mattarella, l’ipotesi di ricorrere a delle elezioni politiche anticipate per superare questa fase di stallo sembrerebbe essere ormai un fatto certo.

Tramontata la speranza di poter dare un governo politico al paese, la discussione a questo punto è tutta incentrata sull’ipotetica data del voto e sulla legge elettorale, visto che il Rosatellum attualmente in vigore si è dimostrato inefficace nel garantire governabilità e stabilità.

La data delle prossime elezioni

Questa XVIII legislatura sembrerebbe avere il destino già segnato ancor prima che possa prendere il via. Dopo due mesi di sterili trattative e chiassosi litigi, al più che paziente Sergio Mattarella non rimane che alzare bandiera bianca di fronte a questo flop politico.

Inevitabile di conseguenza tornare alle urne, con il Presidente della Repubblica che ha chiesto però ai partiti di dare prima un segnale di “responsabilità” appoggiando un governo definito di tregua per far fronte alle imminenti scadenze politiche.

Oltre alla legge di Bilancio che deve essere approvata in autunno, dove aleggia sempre il temuto innalzamento dell’Iva a partire dal prossimo anno, a giugno ci saranno a Bruxelles anche le delicate trattative per determinare il bilancio 2021-2027 dell’Unione.

In sostanza Mattarella ha fatto questa offerta alle forze politiche: un governo neutro che possa licenziare la manovra finanziaria e rappresentare l’Italia in Europa per non perdere cospicui fondi cercando anche di modificare il trattato di Dublino.

Esaurita questa doppia missione, a dicembre l’esecutivo andrebbe a terminare il proprio mandato con le elezioni che poi si terrebbero a inizio 2019. Questa proposta del Colle però non convince Lega e Movimento 5 Stelle, ostili a ogni forma di governo non politico.

Senza i voti in Parlamento di almeno una delle due forze politiche in questione non ci sarebbero i numeri per far nascere questo governo pensato da Mattarella. Al momento l’ipotesi più plausibile quindi è quella di un voto a stretto giro.

Visti i tempi tecnici necessari per far partire la macchina elettorale, la prima data disponibile sarebbe quella di domenica 22 luglio. Non essendo immaginabili delle elezioni politiche ad agosto, in caso di slittamento tutto andrebbe a finire a settembre.

La legge elettorale

Questa prima esperienza elettorale con il Rosatellum è stata, come ampiamente ipotizzato fin dalla sua nascita, un insuccesso più che annunciato. A nessuno piace però a larga maggioranza il Parlamento lo ha licenziato lo scorso autunno.

Il destino dell’attuale legge elettorale è però legato a doppio filo alla data del prossimo voto. In caso di un ritorno alle urne a luglio oppure a settembre, non ci sarebbero i tempi tecnici per modificare il sistema di voto.

Quindi se i seggi si apriranno a breve gli italiani si esprimeranno di nuovo in base al Rosatellum. Logico quindi pensare che anche in caso di un replay immediato del 4 marzo il paese possa ugualmente trovarsi ancora senza una chiara maggioranza politica.

Sia il Centrodestra che il Movimento 5 Stelle si dichiarano comunque fiduciosi nel poter ottenere nel caso una vittoria piena dalle urne. La realtà però è che difficilmente questo potrà accadere, soprattutto per i pentastellati.

Se invece i partiti dovessero accettare il governo neutro proposto da Mattarella e rimandare le elezioni al 2019 ci potrebbero essere i tempi per modificare il Rosatellum, magari inserendo un premio di maggioranza.

Anche qui però sarebbe indispensabile la solita responsabilità politica, finora latitante, per arrivare a un accordo in tempi stretti. In sostanza, a prescindere che si voti a luglio, in autunno o nel prossimo anno, difficilmente si riuscirà a cambiare l’attuale legge elettorale.

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