La narrativa che le azioni siano sempre un investimento vincente nel lungo periodo è radicata nell’immaginario collettivo.
Ma uno studio approfondito smonta questo mito con dati tanto sorprendenti quanto illuminanti.
La ricerca, iniziata nel 2016 e ampliata nel 2023 con l’analisi di oltre 64.000 azioni globali, rivela una verità scomoda: la stragrande maggioranza delle azioni non solo non batte i rendimenti dei Treasury Bill americani, ma spesso produce perdite.
Questo paradosso si spiega con una distribuzione anomala dei rendimenti, dove poche superstar compensano le performance mediocri o disastrose della massa.
Già nel suo studio originale, focalizzato sul mercato statunitense dal 1926 al 2016, Hendrik Bessembinder aveva evidenziato che il 58% delle azioni otteneva risultati inferiori ai Bot americani. Ancora più sorprendente, la metà delle azioni mostrava rendimenti negativi in una strategia di tipo “compra e tieni”.
Tuttavia, la ricchezza complessiva generata dal mercato azionario americano in quel periodo ammontava a 35 trilioni di dollari. Come è possibile? La risposta sta in una manciata di colossi: appena cinque società – Exxon, Apple, Microsoft, General Electric e IBM – erano responsabili del 10% di questa ricchezza, mentre 90 aziende, ovvero lo 0,3% del totale, generavano metà del valore. Questo squilibrio estremo evidenzia una realtà: il rendimento medio del mercato, spesso citato come un 10% annuo composto, è trainato da un’élite di vincitori.
L’aggiornamento del 2023, intitolato “Long-term shareholder returns: Evidence from 64,000 global stocks”, estende l’analisi ai mercati mondiali dal 1990 al 2020, confermando e rafforzando queste conclusioni. Su 63.000 società quotate, il 55,2% delle azioni americane e il 57,4% di quelle non americane hanno sottoperformato i Treasury Bill.
Nonostante ciò, i mercati azionari globali hanno generato una ricchezza netta di oltre 75 trilioni di dollari. Ancora una volta, una cerchia ristretta di aziende domina: Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet e Tencent, da sole, hanno creato oltre il 10% di questo valore.
Appena 159 società, lo 0,25% del totale, sono responsabili della metà della ricchezza, mentre il 2,39% delle azioni ha generato l’intera ricchezza netta. Questo fenomeno si spiega con la “skewness positiva” dei rendimenti azionari: i guadagni eccezionali di poche azioni compensano le perdite di molte, in una distribuzione lontana dalla classica curva a campana.
Questa asimmetria ha implicazioni profonde per gli investitori. Le perdite, per definizione, non possono superare il 100%, ma i guadagni possono raggiungere cifre stratosferiche, come dimostrato dalle performance di aziende come Apple o Amazon.
Tuttavia, identificare queste superstar in anticipo è un’impresa ardua, quasi impossibile senza un vantaggio informativo o una propensione al rischio elevata. Bessembinder, nella sua analisi del 2023 sui mercati americani (“Which U.S. Stocks Generated the Highest Long-Term Returns?”), aggiunge un ulteriore tassello: su 29.000 azioni analizzate in 98 anni, solo 31 sono rimaste quotate per l’intero periodo, e il 51% ha registrato rendimenti negativi. Questo dato smonta anche il mito di asset alternativi come Bitcoin, spesso celebrati per i loro rendimenti esplosivi in periodi brevi.
In termini di longevità e valore assoluto, società come Altria Group (Philip Morris) hanno generato performance superiori, con una presenza costante che Bitcoin potrebbe non eguagliare nei prossimi decenni.
Il messaggio centrale di queste ricerche è chiaro: il “fai da te” nell’investimento azionario è un sogno allettante ma rischioso. La tentazione di trovare la prossima Apple o Microsoft può trasformarsi in un’illusione costosa, con il 99,99999% di probabilità di fallire. Per la maggior parte degli investitori, la scelta più razionale è affidarsi a strumenti passivi come gli ETF, che offrono diversificazione e costi contenuti, catturando i rendimenti medi del mercato senza l’arduo compito di selezionare i vincitori.
Come sottolinea Bessembinder, solo chi possiede un vantaggio competitivo unico o una tolleranza estrema per il rischio dovrebbe avventurarsi nella selezione attiva delle azioni. Altrimenti, il mercato azionario, con le sue poche stelle e le sue molte delusioni, rischia di trasformarsi in un campo minato per i sognatori inesperti.
In un mondo dove la ricchezza azionaria è concentrata in così poche mani, la lezione è tanto semplice quanto potente: la diversificazione non è solo una strategia prudente, ma una necessità.