“Ecco il motivo per cui le startup falliscono nei primi due anni”. La rivelazione di questo top investitore

P. F.

3 Gennaio 2026 - 17:03

Un investitore del più grande fondo pre-seed d’Europa spiega perché la maggior parte delle startup non riesce a superare i primi due anni di vita e come evitare che accada.

“Ecco il motivo per cui le startup falliscono nei primi due anni”. La rivelazione di questo top investitore

Molte startup nascono con grandi ambizioni, ma la maggior parte non supera i primi due anni di vita. Spesso i problemi non riguardano solo il mercato o i finanziamenti, ma la relazione tra i fondatori. Secondo Reece Chowdhry, partner fondatore di Concept Ventures, i conflitti interni o la mancanza di una visione condivisa sono tra le cause principali dei fallimenti dei team iniziali.

La società di venture capital di Chowdhry, fondata nel 2018, è oggi il più grande fondo pre-seed d’Europa. Specializzato in startup ancora in fase di ideazione, Concept Ventures ha recentemente raccolto 88 milioni di dollari per il suo nuovo fondo.

Fondatori al centro delle decisioni di investimento

Chowdhry ha spiegato che il suo approccio agli investimenti si concentra prima di tutto sulle caratteristiche e sulla personalità dei fondatori, ancora prima che esista un prodotto. Esistono circa cinque tratti chiave che considera fondamentali per decidere se puntare su una startup.

Credo che l’80% della nostra decisione dipenda dai fondatori, e siamo tipicamente il primo investitore in ogni azienda in cui investiamo”, ha dichiarato. “Il motivo principale per cui le aziende falliscono nei primi 18-24 mesi è che i fondatori si scontrano tra loro, non vanno d’accordo o non hanno la stessa visione e lo stesso scopo. Questo è qualcosa su cui poniamo grande attenzione”.

L’importanza della chimica tra co-fondatori

Durante il primo incontro con i fondatori, Chowdhry sottolinea quanto sia importante la chimica tra i co-fondatori:

“Una delle cose a cui siamo ossessionati è: quanto vi conoscete davvero? Avete vissuto esperienze significative insieme? Se vi intervisto separatamente, le risposte coincidono? Conoscete intimamente i punti di forza e di debolezza reciproci?”

Per capire l’intesa tra i cofondatori, l’investitore confronta le dinamiche con un test di compatibilità. Oltre alla chimica, poi, Chowdhry cerca startupper ossessionati da un settore specifico, instancabili e tenaci, con mentalità orientata alla crescita e capacità straordinarie anche in ambiti esterni al lavoro, come sport o scacchi.

Un esempio chiave è Eleven Labs, azienda nel settore della AI vocale valutata 3 miliardi di dollari e fondata nel 2022 da Mati Staniszewski e Piotr Dąbkowski. Chowdhry racconta che sono state due caratteristiche dei fondatori a convincere il fondo investire sul progetto: “La loro ossessione per il dominio di riferimento e le dinamiche del team. Erano amici d’infanzia, si conoscevano benissimo e si completavano a vicenda”.

L’approccio “a pacchetto” agli investimenti

Chowdhry sottolinea che, nella valutazione di startup in fase iniziale, è fondamentale considerare il “pacchetto completo”, non solo un singolo fondatore: “Molti venture capitalists si concentrano sul CEO, ma metà del business è fatta da due o tre persone”.

Molte startup europee hanno fondatori molto tecnici, ma Chowdhry cerca team con competenze complementari:

“Non si tratta solo di tecnico e non tecnico. Uno pensa velocemente, l’altro bilancia. Uno rallenta l’altro? Ha carisma per attrarre talenti di livello mondiale?”.

In sintesi, per sopravvivere ai primi due anni, una startup deve avere fondatori che si completano a vicenda, condividono la stessa visione e possiedono una chimica capace di resistere alle sfide iniziali. Solo così investitori come Concept Ventures sono pronti a puntare tutto sul loro progetto.

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