Negli ultimi anni, la corsa a portare i fondi indicizzati nei mercati privati è diventata una delle sfide più affascinanti e ambiziose per l’industria finanziaria.
Questa estate, l’acquisizione di Preqin da parte di BlackRock ha acceso ulteriormente i riflettori su questo fenomeno. Larry Fink, CEO di BlackRock, ha sottolineato l’importanza di questa nuova frontiera durante una recente chiamata con gli analisti, dichiarando che l’opportunità di indicizzare i mercati privati rappresenta una delle più grandi nella storia della sua azienda.
Secondo Fink, i mercati pubblici hanno beneficiato enormemente dalla combinazione di modelli di rischio, indici e dati che hanno facilitato la creazione di benchmark e strumenti di allocazione degli asset. L’idea ora è di replicare questo modello anche nei mercati privati, come il private equity (PE) e il venture capital (VC), settori tradizionalmente poco accessibili agli investitori retail a causa della loro complessità, illiquidità e della natura altamente specializzata.
Alcuni passi in questa direzione sono già stati compiuti. Apollo, ad esempio, ha stretto una partnership con State Street per lanciare un ETF che, seppur non completamente privato, offre esposizione a prestiti privati. Invesco ha introdotto un ETF nel settore del private equity, anche se si limita a investire in società quotate che operano nel settore del PE, MLP (Master Limited Partnerships) e società di sviluppo aziendale.
Nonostante questi progressi, l’idea di creare veri e propri indici dei mercati privati è ancora in evoluzione. Ad esempio, NewVest ha lanciato un fondo indicizzato che investe direttamente in fondi di private equity, una sorta di fondo di fondi che offre accesso indiretto a investimenti più esclusivi. Anche ARK Invest ha fatto passi avanti in questo settore, avvicinandosi ai fondi di venture capital con strategie che ricordano un ETF, anche se con alcune differenze significative.
L’obiettivo è chiaro: creare strumenti che rendano accessibili i mercati privati agli investitori retail in modo semplice e comprensibile, senza rinunciare alla possibilità di rendimenti elevati. Tuttavia, questo rappresenta una sfida enorme. La struttura complessa e poco trasparente dei mercati privati non si presta facilmente all’indicizzazione tradizionale, e i rischi di volatilità sono elevati.
Un esempio recente di questo trend è la proposta di Pacer ETFs, che ha depositato presso la SEC un nuovo ETF PE/VC basato su un indice FTSE che replica i rendimenti delle società partecipate da fondi di private equity e venture capital. L’indice utilizza pesi variabili, con il 50-95% dell’esposizione legata al FTSE Private Equity Buyout Index e il resto allocato al FTSE Venture Capital Index. Questi pesi vengono ottimizzati su base mensile per riflettere le migliori performance storiche.
L’ETF non investirà direttamente in società non quotate, ma piuttosto in aziende quotate che, per caratteristiche, somigliano a quelle del PE e del VC. L’indice FTSE crea questa replica monitorando le transazioni non pubbliche effettuate dai fondi di private equity e venture capital, e cercando di riprodurre il più fedelmente possibile tali movimenti con titoli pubblici.
Nonostante i progressi, è importante riconoscere che questa strategia non è una vera e propria indicizzazione dei mercati privati. Si tratta piuttosto di una replica imperfetta, un po’ come acquistare una borsa di lusso contraffatta: assomiglia all’originale, ma non lo è. L’indice, creato da FTSE, utilizza strumenti negoziati su mercati pubblici per replicare i rendimenti del private equity, ma non riesce a replicare in toto l’esperienza del mercato privato, caratterizzato da liquidità limitata e orizzonti temporali più lunghi.
Inoltre, sebbene gli indici FTSE siano stati avviati diversi anni fa e abbiano accumulato una discreta esperienza (precedentemente noti come indici Refinitiv), i rendimenti sono più volatili rispetto agli indici di private equity reali, come il Cambridge PE Index. Questo è un problema, dato che uno dei principali punti di forza del private equity è proprio la sua capacità di smussare la volatilità dei mercati pubblici grazie alla minore liquidità e alla natura a lungo termine degli investimenti.
L’idea di rendere accessibili i mercati privati tramite strumenti come gli ETF è certamente intrigante e potrebbe rappresentare una rivoluzione per l’industria finanziaria. Tuttavia, le difficoltà sono molteplici. La sfida maggiore resta trovare un equilibrio tra l’accuratezza della replica e la gestione della volatilità. Molti investitori potrebbero essere delusi dall’idea di investire in prodotti che assomigliano ai mercati privati ma che, nella pratica, non ne replicano appieno i vantaggi in termini di performance e stabilità.