Il settore immobiliare del Vaticano, gestito tramite la Società per Gestioni di Immobili Roma (SGIR), riflette un approccio che coniuga prudenza finanziaria e supporto alle iniziative caritative, seguendo gli insegnamenti di Papa Francesco sulla necessità che «il denaro deve servire, non governare».
La SGIR, controllata dall’Istituto per le Opere di Religione (IOR), la banca del Vaticano, mostra una crescita costante e sostenibile nel suo operato.
Negli ultimi anni, la SGIR ha registrato una crescita degli utili, evidenziando una gestione efficace e un aumento delle rendite derivanti dai loro investimenti immobiliari. Nel 2022, la società ha registrato un utile di 770 mila euro, crescendo a 876 mila euro nel 2023. Questo incremento è stato sostenuto principalmente dall’aumento dei canoni di locazione, che sono passati da 1,7 milioni di euro nel 2021 a oltre 2 milioni nel 2023.
La riduzione del debito è un altro indicatore della salute finanziaria della SGIR, passando da 1,3 milioni a 980 mila euro nel 2022, e ulteriormente dimezzato a 448 mila euro nel 2023. Questa gestione del debito ha permesso alla società di restituire allo IOR 500 mila euro di finanziamenti e di mantenere una significativa liquidità, essenziale per le operazioni quotidiane e futuri investimenti.
Ma il quadro sugli immobili del Vaticano non è completo.
Dal bilancio 2022 dell’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), il dicastero vaticano responsabile per la gestione dei beni della Santa Sede, abbiamo ulteriori elementi interessanti.
Il Vaticano ha chiuso il 2022 con una rendita significativamente aumentata nel settore immobiliare, registrando un incremento che porta il totale a 52,2 milioni di euro, ben 31,4 milioni in più rispetto all’anno precedente. Questo notevole incremento dimostra la solidità e la capacità di generare reddito da una vasta gamma di proprietà gestite, che includono oltre 4.072 unità immobiliari in Italia, coprendo circa un milione e mezzo di metri quadrati.
Di queste, 2.734 unità sono di proprietà diretta del Vaticano, mentre 1.338 appartengono ad altri enti ecclesiastici.
Tra queste proprietà, 1.389 sono ad uso residenziale, 375 ad uso commerciale, 253 a redditività ridotta e 717 classificate come pertinenze. Il bilancio rivela anche che solo il 19% del patrimonio immobiliare è locato a condizioni di libero mercato, il 12% a canone agevolato e una predominante percentuale del 69% a canone nullo, evidenziando l’approccio del Vaticano alla gestione dei suoi beni in modo da sostenere le sue missioni e attività non profit.
Dal punto di vista fiscale, il Vaticano ha contribuito con circa 6,05 milioni di euro in IMU e 2,91 milioni di euro in IRES alle casse italiane, dimostrando il suo ruolo attivo come contribuente, nonostante l’esenzione da tali imposte per i luoghi di culto e per gli immobili legati alle attività religiose e considerati no-profit.
Il Vaticano gestisce, inoltre, più di 1.100 unità immobiliari all’estero, espandendo ulteriormente il suo impatto e la sua presenza globale. Questa gestione internazionale enfatizza la portata e l’importanza strategica del patrimonio immobiliare vaticano come parte integrante delle risorse finanziarie e operazionali della Santa Sede.