Ecco come la Commissione vuole bloccare il mercato tutelato dell’energia

Raphael Raduzzi

25/10/2023

La Commissione Europea, tramite il ministro Fitto, ha fatto rinviare il decreto energia. Bruxelles vorrebbe anticipare la fine del mercato tutelato, facendo aumentare oltre 10 milioni di bollette.

Ecco come la Commissione vuole bloccare il mercato tutelato dell’energia

Il decreto Energia, che il governo avrebbe dovuto approvare nel Consiglio dei ministri di lunedì sera, è stato rinviato e come spesso accade, anche in questo caso, sembra esserci di mezzo lo zampino della Commissione Europea.

Il provvedimento è passato piuttosto sottotraccia nei grandi media, che tra i lavori della legge di bilancio, agenzie di rating e pure le relazioni sentimentali della premier hanno scelto di tenere alta l’attenzione su altri temi. Eppure, questo decreto contiene, o forse a questo punto sarebbe meglio dire che dovrebbe contenere provvedimenti davvero importanti per imprese e famiglie. La lista è lunga e tra i vari articoli delle bozze circolate in questi giorni si possono scorgere gli aiuti al settore degli energivori, i nuovi incentivi allo sblocco di 1.300 impianti fotovoltaici, il rinnovo delle concessioni idroelettriche e geotermiche, le nuove norme in materia di stoccaggio sperimentale della CO2 e ancora, la discutibile deroga agli impianti a carbone. Insomma, un provvedimento tutt’altro che secondario.

La scure europea però si è rivolta, strano a dirlo, su quell’articolo pensato proprio per aiutare i consumatori di energia. Infatti, fino a lunedì nelle bozze del decreto era presente anche una proroga del mercato tutelato dell’energia elettrica. Questo articolo avrebbe reso maggiormente graduale il termine del regime di tutela, avviando comunque tutti gli oltre 10 milioni di utenti a scegliere un gestore privato tra luglio e dicembre del prossimo anno. In questo senso, è utile ricordare che a legislazione vigente, la fine del mercato tutelato per tutti i consumatori è fissata al 10 gennaio del prossimo anno.

A quanto pare, il rinvio del decreto alla prossima settimana è arrivato per bocca del Ministro Fitto, il quale, sembra aver riferito ai suoi colleghi che la magnanima Commissione sarebbe disponibile ad una mini-proroga di massimo 6 mesi, contro i 12 previsti dalle bozze del decreto. Sembrerebbe una questione di lana caprina, se non fosse che il PNRR – coordinato proprio da Fitto – prevede appunto come termine perentorio del mercato tutelato la fine del prossimo anno, e la gradualità prevista dal governo potrebbe cozzare anche solo parzialmente con questo obiettivo.

Abbiamo già visto negli scorsi mesi come certe richieste pretenziose, ad esempio quella sui piani integrati urbani dei Comuni di Firenze e Venezia, abbiano vincolato il governo ai desiderata europei facendo anche slittare di parecchi mesi l’erogazione dei fondi previsti. In questo caso però, a farne le spese saranno direttamente i consumatori più vulnerabili. Già, perché il regime di tutela dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente comunemente noto con la sigla ARERA permette a oltre 10 milioni di consumatori di avere un prezzo dell’energia moderatamente basso perché sostanzialmente uguale al costo di acquisto che l’Autorità stessa trova sul mercato. Il che in media è più vantaggioso di molte offerte di aziende private che su quel costo di acquisto applicano (anche legittimamente) una marginalità importante. Pensate che secondo un rapporto dell’Unione nazionale dei consumatori dal giugno 2021 ad oggi il prezzo della luce per il mercato tutelato è salita del 21%, sul mercato libero sembrerebbe essere salita di oltre il 110%.

Ovviamente siamo ben consci della media di Trilussa, ed è vero che vi sono sul mercato operatori onesti ed efficienti che riescono ad ottimizzare il prezzo di acquisto dell’energia ad un costo inferiore dell’ARERA e quindi ad offrire delle tariffe più vantaggiose, eppure in un quadro macroeconomico la stangata per i consumatori è dietro l’angolo.

E non stupisce assolutamente che il governo Draghi, col favore di molti colossi privati dell’energia, avesse vincolato la buona riuscita del PNRR ad una misura così turbo-liberista come lo stop al regime tutelato. Misura ideologica che risulta paradossale perché invece di aumentare la competizione la riduce. Infatti, se lo stato è in grado di competere col privato in un servizio, la sua esclusione favorirà solo gli oligopoli e, soprattutto un aumento generale dei prezzi, non essendoci più un ‘cap’ come si direbbe in finanza.

E ancora, non mi meraviglia neppure che lo scontro tra il governo e la Commissione non è sullo stop o meno al mercato tutelato, ma su una sua proroga di 6 o 12 mesi. Insomma, in un modo o nell’altro qualcuno ha già deciso.