“È letteralmente un Gulag”. I dipendenti di Meta descrivono così l’unità di intelligenza artificiale

Andrea Fabbri

20 Giugno 2026 - 00:24

Il continuo turnover e un ambiente di lavoro sempre più pressante scatenano le proteste dei lavoratori di Meta Platforms. Zuckerberg deve correre ai ripari

“È letteralmente un Gulag”. I dipendenti di Meta descrivono così l’unità di intelligenza artificiale

Negli ultimi mesi i grandi nomi della tecnologia statunitense impegnati nello sviluppo dell’intelligenza artificiale hanno deciso di intervenire pesantemente sui propri organici con l’obiettivo di ridurre i costi e aumentare l’efficienza operativa.

Una vera e propria rivoluzione in cui spicca il caso di Meta Platforms che, dopo aver assunto circa 6.500 dipendenti ad aprile per espandere l’unità di lavoro sull’IA, ne ha tagliati circa 8.000 a maggio.

Ma ancora più dei numeri sta facendo discutere un’inchiesta apparsa su TechCrunch, una delle testate di tecnologia più importanti al mondo, in cui compaiono alcune dichiarazioni dei dipendenti che denunciano una situazione interna insostenibile} nell’azienda creata da Mark Zuckerberg.

Dipendenti che descrivono l’attuale ambiente di lavoro come un “gulag che distrugge l’anima”.

Sembra di lavorare nel «Gulag»

Gli ingegneri e diversi dipendenti hanno espresso enorme insoddisfazione per la loro condizione lavorativa attuale nella sezione di Meta dedicata allo sviluppo dell’IA.

I più cauti parlano di un lavoro che è diventato ripetitivo e noioso. I meno diplomatici descrivono l’ambiente come “un gulag” in cui all’improvviso “non si ha più uno scopo nella vita, si interagisce a malapena con qualcuno e si hanno soltanto compiti ripetitivi da svolgere ogni settimana”.

Un altro dipendente di Meta intervistato, infine, ha dichiarato che quasi tutti i lavoratori sembrano infelici e che la maggior parte di loro trova le mansioni “devastanti”.

Una situazione lavorativa insostenibile

L’organizzazione interna di Meta è caratterizzata da una ristrutturazione incessante con ingegneri costretti a spostarsi tra i vari gruppi di lavoro e a dover rispondere a obiettivi sempre più ambiziosi e scadenze urgenti.

La decisione di concentrare la maggior parte degli sforzi sull’intelligenza artificiale ha creato un ambiente in cui è l’ansia da performance a dominare. Un problema che attanaglia quasi tutti i 7.000 dipendenti che sono stati redistribuiti nei nuovi team di sviluppo del progetto “Hatch” e dell’infrastruttura cloud per l’IA.

E come se non bastasse la pressione è arrivato anche il Model Capability Initiative a rendere ancora più pesante la situazione. Uno strumento di monitoraggio dei movimenti del mouse e delle battiture che molti non hanno esitato a definire come un sistema “micro-autoritario”.

L’azienda corre ai ripari

La situazione di malcontento ha costretto lo stesso Mark Zuckerberg a gettare acqua sul fuoco. Il fondatore dell’azienda ha promesso in un report che non ci saranno più licenziamenti di massa da qui a fine anno e che verranno stanziati budget più consistenti per gli eventi di team building. In più ha preannunciato l’arrivo di postazioni di lavoro annuali come possibile soluzione per abbassare l’ansia da turnover.

Anche se al momento non c’è la certezza di come e quando verranno adottati i correttivi, emerge un dato incontrovertibile: le enormi ambizioni di Meta e la rincorsa agli altri colossi dell’IA stanno creando un pesante clima di disillusione e ansia all’interno della forza lavoro.

Il segnale chiaro di come i piani di sviluppo dell’intelligenza artificiale debbano fare i conti con i limiti umani e strutturali, anche in una realtà di importanza globale come Meta Platforms.