Dove conviene investire con la divergenza tra Fed e BCE?

Tommaso Scarpellini

4 Febbraio 2025 - 07:46

Il taglio dei tassi della BCE e la stabilità della Fed influenzano valute, azioni ed obbligazioni. Il mercato di borsa europeo è diventato davvero una valida alternativa d’investimento?

Dove conviene investire con la divergenza tra Fed e BCE?

La divergenza nelle politiche monetarie tra la BCE e la Fed rappresenta un importante cambio di paradigma sui mercati.

Se da un lato i tassi più bassi in Europa possono favorire i mercati azionari e obbligazionari, dall’altro la debolezza dell’economia e la pressione sull’euro rappresentano elementi di incertezza.

In un contesto estremamente teso, come quello dei mercati USA del 2025, potrebbe aver senso esporre il proprio portafoglio maggiormente all’Europa?

La BCE taglia i tassi

Giovedì 30 gennaio la Banca Centrale Europea ha deciso di ridurre il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo al 2,75%. Il mercato sconta ulteriori riduzioni nel corso del 2025, con aspettative che prevedono un tasso al 2% entro la fine dell’anno. Questa decisione arriva nonostante l’inflazione dei servizi rimanga elevata, un chiaro segnale di come le preoccupazioni economiche abbiano prevalso nelle scelte della BCE. I dati Eurostat mostrano che l’economia dell’Eurozona è rimasta ferma nell’ultimo trimestre del 2024, con la Germania che ha registrato una contrazione dello 0,2%, dovuta principalmente alla debolezza delle esportazioni. Un altro fattore che ha contribuito alla scelta della BCE è la moderazione della crescita salariale, che riduce la pressione inflazionistica e rende possibile un atteggiamento più accomodante.

La Fed no.

Negli Stati Uniti la situazione appare diversa. La Federal Reserve ha mantenuto invariato il tasso di riferimento tra il 4,25% e il 4,50%, segnando la prima pausa nel ciclo di tagli iniziato a settembre 2024. Il mercato aveva prezzato la possibilità di un ulteriore taglio a marzo 2025, ma la probabilità di questa eventualità è scesa dal 35% a quasi il 20%, secondo i dati del Fed Watch Tool del CME. La decisione della Fed si basa su un contesto macroeconomico più stabile, con una disoccupazione che negli ultimi mesi si è attestata intorno al 4,15% senza segni di deterioramento. In questo scenario, la banca centrale statunitense ha scelto di mantenere un approccio più prudente, preferendo attendere ulteriori dati prima di procedere con nuovi interventi.

Quali implicazioni sui mercati?

Le implicazioni di queste decisioni si riflettono sui mercati finanziari. Il taglio dei tassi in Europa ha messo sotto pressione l’euro, che ha perso terreno rispetto al dollaro, rafforzando quest’ultimo. Allo stesso modo, i tassi più bassi tendono a favorire i mercati azionari, che beneficiano di un costo del capitale inferiore, mentre le obbligazioni vedono un aumento dei prezzi a seguito del calo dei rendimenti. Da un punto di vista economico, per i consumatori, le condizioni di credito diventano più favorevoli, con mutui e prestiti al consumo più accessibili. Tuttavia, nel breve termine, la situazione economica europea appare più fragile rispetto a quella statunitense, con prospettive migliori solo nel medio-lungo periodo.

EU50 ed S&P500 a confronto

Oltre che in termini di P/E e valori fondamentali, la borsa USA e quella europea differiscono anche sotto il profilo tecnico. È interessante notare come l’S&P 500, nonostante le preoccupazioni sulle prospettive di politica monetaria, continui a scambiare in prossimità dei massimi, dimostrando estrema resilienza, prevalentemente grazie all’elevata quota di titoli tecnologici, calamita di capitali sui mercati, che hanno rappresentato oltre il 50% del rendimento dell’indice. Senza questi, l’S&P 500 non avrebbe registrato il 24% nel 2024, ma avrebbe avuto un ritorno simile all’EU50, poco sotto il 14%. Questo dato è significativo, considerando che l’EU50 ha seguito una traiettoria di crescita rialzista, ma meno marcata rispetto agli Stati Uniti. L’indice delle borse europee ha nuovamente superato i massimi, confermando un forte momentum, seppur con valutazioni relativamente più contenute, superando di poco la soglia dei €5000, un livello tecnico particolarmente rilevante.

EU50 (bianco), S&P500 (arancio) EU50 (bianco), S&P500 (arancio) Grafico lineare (S&P500, EU50). Fonte: baha.com

Conviene o no spostare i capitali in Europa?

La questione principale per gli investitori è se convenga spostare i capitali verso l’Europa. Da un lato, la svalutazione dell’euro potrebbe rappresentare un rischio, riducendo il rendimento in valuta locale per chi investe dall’estero. Dall’altro, i mercati azionari potrebbero davvero dover ancora scontare una fase di recupero, soprattutto se si considera che la crescita economica dell’Europa, è comparabile a quella degli Stati Uniti, escludendo il settore delle big tech. Un altro aspetto da valutare è il rapporto prezzo/utili, con i titoli europei che presentano multipli più contenuti rispetto a quelli statunitensi, dove il P/E medio supera 30x. Questa differenza di valutazione potrebbe indicare che le azioni europee siano sottovalutate rispetto alle loro controparti americane, e questo potrebbe portare a un aumento della domanda.

Quali sono i rischi principali?

Tuttavia, non mancano i rischi. L’Eurozona si trova di fronte a una fase economica incerta, con la possibilità concreta di entrare in recessione. La Germania, principale economia europea, ha già mostrato segnali di debolezza, e il rallentamento della domanda globale potrebbe continuare a pesare sulle esportazioni, specialmente se Trump dovesse introdurre un sistema tariffario pronunciato. Inoltre, sebbene la crescita dei salari si sia moderata, l’inflazione dei servizi rimane un problema, e un’eventuale ripresa della pressione inflazionistica potrebbe complicare ulteriormente il quadro. In questo contesto, investire in Europa comporta un grado di rischio più elevato rispetto agli Stati Uniti nel breve termine, dove la crescita appare più solida e i tassi di interesse rimangono relativamente elevati.