Dopo Evergrande, la crisi immobiliare cinese può solo peggiorare. Ecco perché

Federico Giuliani

31/10/2023

Pechino sta tentando di alleviare la pressione del settore immobiliare con la riduzione degli acconti minimi e la possibilità di adeguare i tassi ipotecari. Basterà?

Dopo Evergrande, la crisi immobiliare cinese può solo peggiorare. Ecco perché

Altro che Evergrande. La crisi immobiliare in Cina riguarda svariati altri gruppi che risulterebbero invischiati in una situazione economica compromettente, caratterizzata da valanghe di obbligazioni e debiti da saldare. È una corsa contro il tempo quella che, da dietro le quinte, preoccupa la leadership del Dragone.

Non è un caso che il presidente Xi Jinping sia sceso in campo, visitando anche per la prima volta la Zhongguo Renmin Yinhang, la Banca Popolare Cinese, nel tentativo di stabilizzare l’economia e proteggere i mercati finanziari nazionali, entrambi alle prese con una crescita a singhiozzo e non poche turbolenze.

In ogni caso, la spada di Damocle che pende sulla testa del gigante asiatico coincide con il dossier immobiliare, al punto da spingere Reuters a predire nuovi default sul debito nel settore. Il tutto condito da altre due dinamiche pericolosissime per le aziende finite nell’occhio del ciclone: deboli prospettive per la vendita di case oltre ad una difficile raccolta fondi.

I guai di Country Garden

Il nome più caldo coincide adesso con quello di Country Garden, un tempo il costruttore di case più grande del Paese. Lo scorso giovedì, è emerso che il gruppo è incorso in un episodio di mancato pagamento risalente al 18 ottobre e relativo ad un’obbligazione internazionale.

Nell’ultimo mese, il soggetto in questione, che conta 190 miliardi di dollari di passività, è fin qui riuscito a schivare il default in più occasioni. Il punto è che il balbettante contesto del mercato immobiliare cinese gli sta impedendo di raccogliere liquidità sufficiente per onorare il debito di 15 miliardi di dollari in scadenza nel giugno 2024. All’inizio di ottobre, Country Garden ha così avvertito gli investitori in merito al rischio di poter alzare bandiera bianca.

La società, ha spiegato la Cnn, sta adesso lavorando ad una ristrutturazione del debito. Non è da escludere un ipotetico collasso finanziario disordinato, che potrebbe scuotere il mondo intero attraverso fastidiose onde d’urto diffuse dall’economia cinese.

E pensare che l’azienda con sede a Foshan, nel Guangdong, è la stessa che ha sviluppato 3mila progetti in tutta la Cina e convertito più di 1.400 Paesi rurali in città moderne, oltre che ad aver costruito hotel, parcheggi e negozi al dettaglio, e diversificato il suo portafoglio entrando in altri settori, come la robotica e i servizi agricoli. Dà lavoro a circa 300mila persone, ed un suo ipotetico crack genererebbe non pochi problemi di disoccupazione.

Dalle stelle alle stalle

Dalle stelle alle stalle, la discesa di Country Garden è stata rapidissima. La causa principale della sua debacle è da individuare nella diminuzione della vendita di appartamenti in Cina, scesa a settembre dell’81% rispetto all’anno precedente. Il gruppo ha quindi fatto registrare una perdita record di 7 miliardi di dollari per la prima metà del 2023, presentando problemi simili a quelli di Evergrande (colosso immobiliare cinese andato in default nel 2021).

Ad agosto, i timori di un crack dell’azienda per la sua crisi di liquidità sono finiti sotto la luce dei riflettori, complice la diffusione di alcune notizie secondo cui la società non aveva pagato gli interessi su due obbligazioni in dollari. Arriviamo al 10 ottobre, quando Country Garden ha dichiarato di aver mancato il pagamento di 60 milioni di dollari su un’obbligazione in scadenza, specificando che questo “potrebbe portare i principali creditori del gruppo a chiedere un’accelerazione del pagamento del relativo debito dovuto” o a perseguire azioni coercitive.

Tira insomma un’aria pesantissima negli uffici di Yang Huiyan, una delle donne più ricche della Cina, la cui fortuna è crollata insieme al prezzo delle azioni della sua creatura.

Quali rischi?

In attesa di capire la reale gravità della crisi immobiliare cinese, è lecito chiedersi quanti e quali contraccolpi economici potrebbe subire il sistema economico internazionale dalla suddetta vicenda.

Innanzitutto, gli investitori si stanno preparando da mesi per un default di Country Garden, che potrebbe ripercuotersi sull’economia cinese - la seconda economia più grande del mondo – dato che il settore immobiliare rappresenta circa il 25-30% del Pil cinese, e da qui nel resto del pianeta per via indiretta. Un rallentamento di Pechino, infatti, costringerebbe il Dragone a rivedere le sue spese, e dunque gli investimenti dedicati ad import ed export.

Siamo tuttavia nel mare magnum delle ipotesi, ed è impossibile avere certezze assolute. Pechino sta però tentando di alleviare la pressione del settore immobiliare mettendo in atto diverse mosse politiche, come la riduzione degli acconti minimi e la possibilità di adeguare i tassi ipotecari. Gli effetti di ricaduta sull’economia globale, tuttavia, potrebbero creare venti contrari per gli anni a venire. Nel frattempo, il settore immobiliare cinese sta crollando al rallentatore.