Mentre cambiano le aspettative della politica monetaria della Fed, quali sono le previsioni per il dollaro USA nel 2024?
Il dollaro è sceso del 2,88% a novembre rispetto a un paniere di altre principali valute, la peggiore performance mensile dell’anno, mentre crescono le aspettative di tagli dei tassi di interesse il prossimo anno da parte della Fed, facendo crollare i rendimenti dei Treasury dai massimi pluriennali. Al momento il decennale Treasury rende infatti il 4,26%, dai massimi del 5% toccati solo 50 giorni fa.
Certo, la fine dei rialzi dei tassi statunitensi non implica necessariamente la debolezza del dollaro in maniera strutturale. Non ci sono leggi fisiche nei mercati finanziari. Negli ultimi 40 anni, infatti, il dollaro ha avuto una configurazione mediamente stabile nei confronti delle altre valute internazionali nei mesi immediatamente successivi a un ultimo rialzo dei tassi, cioè in seguito al picco della politica monetaria Fed.
Perché il dollaro USA scenderà nel 2024
Ma nel 2024, se la guerra in Ucraina dovesse trasformarsi in tregua, e così dovesse stabilizzarsi la situazione tra Hamas e Israele, il dollaro diminuirà lentamente di valore, proprio perché le tensioni geopolitiche perderanno forza in diverse parti del mondo. Ma questa per ora è solo una speranza. Che comunque si potrebbe realizzare. Il dollaro si svaluterebbe perché perderebbe la sua funzione di bene-rifugio.
Ma il dollaro potrebbe svalutarsi per altre ragioni più concrete, se sposiamo la tesi di alcuni economisti che vedono gli Stati Uniti e la loro economia rallentare bruscamente nel 2024. Economia USA più debole, insieme al calo dell’inflazione, probabilmente porteranno nel 2024 ad un trend di svalutazione del dollaro contro le principali valute internazionali, un indebolimento dettato da uno sgonfiamento - se non stagnazione - dell’economia USA.
Il ruolo della Fed nel 2024
E infine, a sostegno della tesi sul dollaro debole, non bisogna dimenticare il ruolo della Fed nel 2024.
Personalmente preferisco ipotizzare un trend di indebolimento del dollaro basato sul cambio di rotta della Fed, in virtù proprio del fatto che la Fed essendo stata la prima banca centrale ad alzare i tassi, sarà anche la prima banca centrale a tagliarli.
Ma è un trend di indebolimento di medio periodo, che potrebbe talvolta essere caratterizzato anche da momentanei rafforzamenti del dollaro su euro e su altre valute internazionali.
I funzionari della Federal Reserve sembrano sulla buona strada per concludere l’anno con la retorica degli aumenti dei tassi d’interesse come “ricordo del passato”, ma hanno una sfida imminente per il brevissimo termine sul “quando” e sul “come” segnalare una svolta verso i tagli dei tassi. Tagli che gli investitori, i politici e il pubblico possono anticipare ben prima che la banca centrale sia pronta a farlo concretamente.
Detto in parole povere: la riduzione dei tassi di interesse sui bond governativi può ulteriormente accelerare, e ben oltre la volontà di ridurre i tassi ufficiali da parte della Fed, o delle altre banche centrali, semplicemente perché le aspettative sull’inflazione stanno drammaticamente calando.
Ancora oggi, nonostante il rally delle ultime settimane, la parte a lungo termine della curva dei tassi di rendimento governativa (sia dollaro che euro) rappresenta una buy opportunity come da tempo il sottoscritto sostiene (in articoli come “Obbligazioni, questa è un’opportunità di investimento da cogliere al volo” e “Mercati, opportunità (e rischi) con l’aumento dei tassi di interesse”, pubblicati a ottobre, e in “3 BTP migliori da comprare oggi”, pubblicato a novembre).
Ma torniamo alla Fed.
Decidere che l’inflazione è scesa abbastanza per iniziare a tagliare i tassi può essere una questione di mesi, con le implicazioni della politica interna americana, proprio perché ci saranno le elezioni presidenziali del 2024, e negli anni di elezioni presidenziali difficilmente la Fed si è permessa di essere “restrittiva” nella propria politica monetaria.
Il primo passo verso questo dibattito sui tempi del primo taglio dei tassi da parte della Fed avverrà alla riunione finale della Fed medesima dell’anno, cioè il 12-13 dicembre, quando oltre a descrivere l’andamento della economia USA i membri del Board dovranno decidere cosa fare con i tassi di interesse nel 2024. Ogni singola parola della conferenza stampa finale di Powell verrà soppesata attentamente da parte degli investitori, alla ricerca di un segnale che indichi il momento del primo taglio dei tassi ufficiali.
Personalmente, per il meeting Fed del 13 dicembre mi aspetto che i responsabili delle politiche monetarie americane possano mantenere i tassi fermi per la terza riunione consecutiva e fare il punto sui dati recenti dell’economia USA, che si sono ampiamente mossi in linea con un atterraggio morbido in cui l’attività economica e la crescita dei posti di lavoro rallentano mentre l’inflazione diminuisce costantemente. Ma di più non diranno.
Gli investitori, nel frattempo, si sono sempre più fissati su marzo come punto di partenza per i tagli dei tassi.
Ma non credo che il primo taglio dei tassi avverrà in marzo. L’errore di tagliare troppo presto, prima che l’inflazione sia tornata in modo convincente al 2%, è un errore che Powell si è esplicitamente impegnato a non commettere, citando l’esperienza dei funzionari della Fed che negli anni ’70 allentarono prematuramente la politica e poi arrivò l’esplosione dei prezzi del petrolio.
Insomma, è un problema di credibilità per la Fed attendere fino a che non ci siano chiari segnali di un deciso rallentamento dell’inflazione, per poter cambiare la politica monetaria da restrittiva a d espansiva.
Ripeto: bisogna leggere attentamente le interviste e le dichiarazioni dei membri del board of governors Fed per capire che aria si respira nel comitato direttivo. Tuttavia, mi ha colpito che uno dei membri più conservatori, da sempre fautore di una acerrima lotta all’inflazione, il governatore Christopher Waller, abbia rilasciato il 28 novembre un’intervista molto accondiscendente sulla probabilità di raggiungere il target di inflazione del 2% nel breve periodo (citiamo: “I am increasingly confident that policy is currently well positioned to slow the economy and get inflation back to 2%”).
Il dollaro quindi potrebbe svalutarsi tanto più velocemente quanto più accelerato sarà il cammino verso il primo taglio dei tassi della Fed.
Cosa aspettarsi sul cambio euro-dollaro nel 2024?
Dare dei target sul cambio euro-dollaro è però impossibile. Il livello di EURUSD =
1,10 è abbastanza a portata di mano.
Più interessanti sarebbero i target di 1,12 e poi di 1,15.
Come speculare sul dollaro nel 2024?
Come si può fare trading su queste aspettative ribassiste sul dollaro?
Esistono degli ETF che puntano sul rafforzamento dell’euro e sulla svalutazione del dollaro.
Ne prendiamo uno con leva 5x e si tratta del WisdomTree Short USD Long EUR 5x Daily (ticker USE5 IM) ISIN JE00BMM1XD84, la cui correlazione con il cross EURUSD è abbastanza forte, come si può evincere dal grafico BLOOMBERG nella tabella sottostante.
L’ETF in questione, che è ribassista sul dollaro, replica quindi la performance del cambio suddetto e permette di lucrare sulla scommessa di un dollaro debole per i prossimi mesi.
Attenzione: si tratta di un prodotto speculativo (nel paniere dell’ETF in questione sono presenti contratti derivati di tipo “long” sull’euro e quindi “short” sul dollaro) e va inserito con prudenza in un portafoglio ampiamente diversificato, e sempre secondo la vostra propensione al rischio.
Ma, senza fare trading direzionale al ribasso sul dollaro con futures su euro-dollaro che vengono usati dagli “addetti ai lavori” degli investitori istituzionali, questo ETF offre la possibilità di guadagnare con movimenti di rafforzamento dell’euro sul dollaro con una piccola spesa e facilmente liquidabile sul mercato azionario italiano.
CORRELAZIONE TRA IL TASSO DI CAMBIO EURO-DOLLARO (LINEA BIANCA SCALA DI DESTRA) E L’ETF USE5 IM (LINEA ARANCIONE -SCALA DI SINISTRA) DAL 30.11.2022 AL 30.11.2023
FONTE: BLOOMBERG
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