Il dividendo di Pirelli cresce del 36% rispetto al 2025 e ai prezzi attuali il rendimento sfiora il 5,6%. Numeri che, sulla carta, bastano da soli ad attirare l’attenzione degli investitori.
Ma dietro questa apparente solidità si gioca una partita molto più complessa. Tra golden power, tensioni geopolitiche e scontro tra soci, il titolo potrebbe non aver ancora espresso tutto il suo potenziale, che alcuni analisti stimano fino al +24%.
Altri però invitano alla cautela. Le decisioni del governo italiano potrebbero cambiare radicalmente gli equilibri e, con essi, anche la valutazione in Borsa.
Dividendo Pirelli +36%, quanto rende oggi e le prospettive di crescita
Il dato più importante non è tanto quanto paga oggi Pirelli, ma quanto potrà pagare domani. È li che si gioca il raggiungimento (o meno) del target price a 7,50 euro, che porterebbe a un guadagno annuale di circa il 30% tra dividendo e upside del prezzo.
Il dividendo 2026 è pari a 0,24 euro per azione (circa il 50% dell’utile), a cui si aggiunge un extra di 0,10 euro: in totale 0,34 euro per azione sull’esercizio 2025, in pagamento dal 22 luglio. Numeri solidi, ma per chi investe il tema vero è un altro: questa cedola è sostenibile anche nei prossimi anni?
Su questo fronte, le indicazioni sono incoraggianti. Il gruppo continua a spingere sugli pneumatici ad alto valore aggiunto, un segmento che garantisce margini più elevati e maggiore stabilità dei ricavi.
Secondo le stime aggiornate di Bank of America, l’utile per azione è atteso a circa 0,57 euro nel 2026, con una crescita progressiva fino a 0,64 euro nel 2027 e 0,72 euro nel 2028, nonostante alcune revisioni al ribasso legate al contesto macro e ai cambi.
Anche altri analisti continuano a vedere il titolo come uno dei più solidi del settore. JP Morgan, ad esempio, lo definisce un possibile “bene rifugio”, mentre Intesa Sanpaolo evidenzia un andamento dei volumi migliore rispetto ai concorrenti europei, nonostante le tensioni in Medio Oriente.
Pirelli sta dimostrando di saper difendere i margini anche in uno scenario complesso, grazie a politiche di prezzo mirate, controllo dei costi e gestione più efficiente delle scorte.
Se i fondamentali reggono, però, il vero fattore che può fare la differenza sul titolo oggi non è il dividendo. È la governance.
Golden Power e partita aperta con Sinochem: gli scenari che possono muovere il titolo
Il futuro di Pirelli (e del prezzo in Borsa) si gioca tutto sulla governance. Il golden power esercitato dal governo italiano ha infatti cambiato gli equilibri tra i soci, ridimensionando il ruolo di Sinochem e rafforzando quello di Marco Tronchetti Provera.
Ma la partita è tutt’altro che chiusa e il mercato può muoversi su più scenari possibili.
Lo scenario più favorevole prevede l’uscita di Sinochem. Questa è anche l’ipotesi che molti investitori guardano con maggiore interesse. Se il socio cinese decidesse di ridurre o cedere la propria quota, si arriverebbe a una governance più chiara e a un rafforzamento del controllo da parte di Tronchetti. Questo aprirebbe anche la strada a un’accelerazione dell’espansione negli Stati Uniti, uno dei principali driver di crescita. In questo caso, le valutazioni potrebbero salire in area 6,80-7,50 euro, verso il target indicato da BofA.
Lo scenario opposto è quello di un contenzioso. Se Sinochem decidesse di impugnare le misure del governo italiano, si aprirebbe una fase di incertezza che potrebbe durare anche anni. Le conseguenze sarebbero pesanti. Con una governance paralizzata, le decisioni strategiche subirebbero rallentamenti e aumenterebbe la percezione del rischio da parte del mercato. In questo contesto più incerto, il titolo potrebbe scendere verso 4,80-5,50 euro.
Tra questi due estremi esistono poi scenari intermedi. Il primo è uno stallo prolungato, con Sinochem ancora presente ma limitata, che porterebbe a una crescita più lenta e a valutazioni compresse tra 5,50 e 6,00 euro.
Il secondo è un accordo negoziato tra le parti, con una riduzione progressiva della quota cinese e una stabilizzazione della governance. In questo caso, il titolo potrebbe muoversi verso 6,50-7,00 euro.
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