Questo mette in discussione ancora una volta l’idea che basti scegliere buone azioni per ottenere rendimenti soddisfacenti.
Lo scenario post-COVID ha evidenziato quanto rapidamente interi settori possano cambiare, anche senza errori di gestione.
Uno studio che ha analizzato 40 anni di dati su oltre 2.200 società quotate nel Regno Unito ha rivelato numeri sorprendenti:
- il 40% delle azioni ha registrato perdite catastrofiche, cioè crolli superiori al 70% senza mai recuperare;
- oltre il 60% ha sottoperformato l’indice di mercato;
- e circa il 40% ha avuto rendimenti negativi nell’arco della sua esistenza.
Nel frattempo, solo un’esigua minoranza – circa il 10% – ha generato rendimenti eccezionali. E anche queste “vincitrici” hanno spesso vissuto fasi prolungate di difficoltà o stagnazione.
Non è questione di bravura: il mondo ed i mercati cambiano le regole sempre più spesso.
Molte delle aziende che hanno perso valore in modo drammatico non erano mal gestite.
I motivi principali dei loro crolli sono esterni e imprevedibili:
- cambiamenti normativi,
- nuove abitudini dei consumatori,
- crolli delle materie prime,
- concorrenza internazionale,
- crisi sanitarie o geopolitiche.
Questo evidenzia un punto spesso sottovalutato: anche chi seleziona attentamente i titoli può essere esposto a rischi eccessivi se non diversifica.
La diversificazione è spesso vista come una scelta prudente, ma in realtà è un pilastro di ogni strategia avanzata di investimento.
Si tratta di “spalmare il rischio”, e di costruire un portafoglio in grado di reggere anche quando gli imprevisti si moltiplicano.
Una buona diversificazione dovrebbe includere:
* azioni di aree geografiche e settori diversi,
* obbligazioni, per offrire stabilità e flussi regolari,
* strumenti alternativi, come infrastrutture o real asset.
In questo contesto, anche l’oro può avere un ruolo difensivo.
Non per cercare performance elevate, ma per ridurre la volatilità complessiva nei momenti di forte incertezza.
Molti investitori vi accedono tramite ETF sull’oro fisico, che offrono un’esposizione liquida, efficiente e senza la necessità di detenere il metallo direttamente.
Il rischio di cambio: una variabile da non trascurare in ogni asset class.
Chi considera l’oro – o più in generale le materie prime – deve ricordare che si tratta di asset tipicamente denominati in dollari USA.
Ma anche le altre asset class non fanno eccezione.
Quindi se il dollaro dovesse indebolirsi nei prossimi mesi (o anni), eventualità oggi considerata plausibile da diversi analisti, l’impatto sui rendimenti potrebbe essere rilevante per gli investitori europei.
In questi casi è utile:
* valutare ETF con copertura valutaria,
* gestire l’esposizione al dollaro in modo coerente con il profilo di rischio,
* considerare che diversificare significa anche bilanciare le valute, non solo gli strumenti.
I dati storici parlano chiaro: anche un portafoglio costruito con criterio può andare incontro a fasi difficili.
La diversificazione non è una garanzia contro le perdite temporanee, ma è uno degli strumenti più efficaci per evitare di essere travolti definitivamente da eventi imprevedibili.
In un mondo finanziario sempre più interconnesso e volatile, è importante prevedere quale titolo farà meglio, ma è vitale costruire un portafoglio in grado di reggere anche quando qualcosa inevitabilmente andrà storto.La vera forza dell’investitore? Prepararsi a scenari diversi, non puntare tutto su un solo scenario (o cavallo).