Diversificare il portafoglio oltre gli USA: strategie per ridurre il rischio geografico

Redazione Money Premium

19 Giugno 2025 - 07:10

Troppa esposizione agli USA può essere un limite: ecco come bilanciare gli investimenti puntando su Europa, UK, Giappone ed emergenti per affrontare il futuro con più solidità.

Diversificare il portafoglio oltre gli USA: strategie per ridurre il rischio geografico

La domanda è sempre più frequente: come possiamo diversificare meglio il nostro portafoglio per ridurre il rischio geografico?

La risposta passa dalla consapevolezza che l’esposizione agli Stati Uniti è diventata eccessiva in molti portafogli. Dopo anni di performance eccezionali, affidarsi solo agli USA non è più una garanzia di successo.

Un primo passo può essere valutare se l’esposizione è data da titoli singoli, da fondi o da ETF. Per chi investe in singole azioni USA, si può pensare di lasciar correre i titoli vincenti e tagliare quelli in perdita, riducendo gradualmente la dipendenza.

In molti si stanno orientando verso Regno Unito, Europa e Giappone, alla ricerca di trend di crescita ciclici e strutturali. In particolare, l’Europa sta tornando interessante, complice l’allentamento delle regole di bilancio in Germania e il ritorno alla reindustrializzazione. Saxo ha persino sviluppato una watchlist chiamata “European Independence”, concentrata su azioni che beneficiano di queste dinamiche.

Anche il Regno Unito sta attirando attenzione: il gap di valutazione con gli USA post-Brexit si sta colmando. Molti titoli large-cap britannici offrono dividendi elevati, un vantaggio importante in periodi di volatilità di mercato. Esempi? HSBC (6%), BP (quasi 7%), BHP (5%) e British American Tobacco (oltre 7%).

I mercati emergenti potrebbero trarre vantaggio da un dollaro debole. Chi non vuole dedicarsi al stock picking può affidarsi a fondi o ETF diversificati, anche se è importante verificare la distribuzione geografica. Ad esempio, il fondo JPMorgan Emerging Markets Investment Trust ha il 40% in Cina e Taiwan, mentre il BlackRock Frontiers è più equilibrato.

Molti investitori “passivi” non si accorgono di avere un forte bias USA. I fondi MSCI World, ad esempio, allocano il 70% in titoli americani, in particolare nei cosiddetti Magnificent Seven del tech. Cambiare etichetta da “USA” a “Globale” potrebbe non fare grande differenza se non si analizza bene la composizione.

Esistono però fondi con una presenza più marcata del Regno Unito, come Lindsell Train Investment Trust (LTI) con il 62% in UK e solo il 18% in USA, o Brunner Investment Trust (BUT), con 46% USA e 24% UK. In alternativa, molti investment trust quotati a Londra offrono un approccio più sottile all’allocazione globale.

La diversificazione geografica è oggi più che mai cruciale. Saper guardare oltre i confini americani può offrire nuove opportunità di crescita e rendere il proprio portafoglio più resiliente. Non si tratta di abbandonare il mercato USA, ma di costruire un equilibrio strategico, tenendo conto delle dinamiche macroeconomiche e della composizione reale degli strumenti in portafoglio.

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