Il divario pensionistico in Serbia, solo 86 persone prendono più di €2.100 al mese

Alessandro Nuzzo

28 Gennaio 2026 - 19:39

La Serbia come l’Italia ha un sistema previdenziale a ripartizione e un pensionato su tre vive sull’orlo della povertà.

Il divario pensionistico in Serbia, solo 86 persone prendono più di €2.100 al mese

La maggior parte dei sistemi pensionistici europei si basa su un modello previdenziale a ripartizione fondato sulla cosiddetta solidarietà intergenerazionale, secondo cui i contributi versati dai lavoratori attivi finanziano direttamente le pensioni dei pensionati. In pratica, il sistema è di tipo contributivo solo in apparenza: i lavoratori versano i contributi, ma questi non vengono accantonati in una sorta di salvadanaio personale da cui attingere in futuro. Al contrario, le somme raccolte vengono utilizzate immediatamente per pagare le pensioni in essere.

Anche in Italia vige questo meccanismo, e una situazione analoga si riscontra in Serbia, dove però il sistema pensionistico mostra criticità ancora più evidenti e rischia di crollare da un momento all’altro.

La Serbia applica infatti lo stesso modello in cui i lavoratori finanziano i pensionati, ma quasi un terzo di questi ultimi vive sull’orlo della povertà. Le persone che percepiscono la pensione massima sono appena 86 in tutto il Paese. Il divario tra pensione minima e pensione massima è impressionante: si va da circa 180 euro mensili per la pensione più bassa fino a un massimo di 2.180 euro al mese, percepito, come detto, solo da una ristrettissima minoranza. Circa 200.000 pensionati, pari al 27% del totale, ricevono un assegno inferiore persino al minimo stabilito dalla legge. La disparità è tale che la pensione mensile più alta equivale all’importo annuale della pensione minima.

Il sistema previdenziale serbo rischia di crollare

Sebbene il sistema previdenziale serbo ricalchi quello europeo, il livello generale dei redditi è molto più basso e il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati è fortemente squilibrato: è pari a 1,7, il che significa che ci sono molti più pensionati rispetto ai lavoratori che versano i contributi necessari a sostenere il sistema. Questa sproporzione rende il modello incapace di autosostenersi. Ogni anno, infatti, il deficit del fondo pensionistico viene coperto dalla legge di bilancio statale, che stanzia risorse pubbliche per garantire il pagamento delle pensioni. È evidente, però, che la sostenibilità di lungo periodo di questo sistema non è affatto assicurata.

Tra il 2020 e il 2025 l’importo nominale delle pensioni è raddoppiato, ma ciò non ha comportato un reale miglioramento delle condizioni di vita. L’elevata inflazione ha eroso il potere d’acquisto, annullando di fatto gli aumenti. Inoltre, il crescente costo dell’assistenza sanitaria, compresi farmaci e servizi privati, ha ulteriormente ridotto il tenore di vita degli anziani serbi, che oggi faticano concretamente ad arrivare a fine mese con l’assegno pensionistico.

Si tratta di un problema non troppo distante da quello italiano, dove molti pensionati percepiscono una pensione minima che, alla luce dell’attuale inflazione e del costo della vita, non consente di sostenere tutte le spese necessarie. Sarebbe quindi indispensabile ripensare il sistema previdenziale in un’ottica europea, poiché appare evidente che nel lungo periodo le pensioni non possono reggersi esclusivamente sui contributi versati dai lavoratori attivi.

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