Tutti i diritti dei padri lavoratori

Chi diventa papà ha diritto ad una serie di congedi e permessi (retribuiti e non) per prendersi cura dei figli, anche in caso di adozione e affidamento. Qui l’elenco completo.

Tutti i diritti dei padri lavoratori

Non solo le madri ma anche i padri lavoratori hanno diritto ad una serie di misure per agevolare l’esercizio della genitorialità e il benessere dei figli piccoli: si tratta di congedi obbligatori e facoltativi, permessi per malattia e altre assenze giustificate e il più delle volte retribuite.

In alcuni casi questi benefici si sostituiscono a quelli della madre, in altri, invece, sono cumulabili. Ecco diritti e tutele garantiti dalla legge a tutti i padri lavoratori dipendenti.

Congedo di paternità obbligatorio

I papà lavoratori dipendenti hanno diritto ad un periodo di astensione dal lavoro obbligatorio entro e non oltre il 5° mese dalla nascita, adozione o affidamento del bambino. Questo è un diritto autonomo dei papà che si aggiunge e non si sostituisce a quello della madre.

Precisamente la legge n. 92/2012 stabilisce quanto segue:

  • 5 giorni di congedo obbligatorio, anche non continuativi, per gli eventi parto, adozione o affidamento avvenuti dal 1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2019;
  • 7 giorni di congedo obbligatorio, anche non continuativi, per gli eventi parto, adozione o affidamento avvenuti dal 1° gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020.

Per queste assenze l’INPS garantisce un’indennità giornaliera pari al 100% della retribuzione ordinaria.

Congedo facoltativo

I neo-papà hanno diritto anche al congedo “facoltativo” di uno o due giorni (non necessariamente continuativi) dalla nascita, adozione o affidamento del bambino, a condizione che la madre non abbia fruito di altrettanti giorni del proprio congedo di maternità. La conseguenza di questa richiesta è l’anticipazione del termine finale del congedo post partum della madre di uno o due giorni, in base alla richiesta del padre.

Il congedo facoltativo può essere chiesto entro e non oltre il 5° mese dalla nascita del bambino.

Come per il congedo obbligatorio, anche in questo caso il padre lavoratore ha diritto ad un’indennità giornaliera a carico dell’INPS pari al 100% della retribuzione ordinaria.

Permessi per “allattamento” anche ai papà

I permessi o riposi per allattamento sono delle astensioni dal lavoro concessi a madri e padri per prendersi cura del bambino durante i primi 5 mesi di vita, e non servono unicamente a soddisfare le esigenze alimentari, per questo possono essere fruiti sia dalla madre che non allatta che dal padre, fino ad un massimo di 2 ore al giorno.

Tuttavia i papà hanno diritto a questi permessi soltanto in presenza di una delle condizioni seguenti:

  • affidamento esclusivo del figlio;
  • in alternativa alla madre lavoratrice che sceglie di non avvalersene;
  • se la madre è una lavoratrice autonoma o non lavora e quindi non ha diritto ai permessi;
  • decesso o grave infermità della madre.

Congedo parentale

Sia padre che madre lavoratori dipendenti possono assentarsi dal lavoro per un periodo massimo di 6 mesi per i primi 12 anni del figlio. In ogni caso, la somma complessiva del periodo di congedo non può mai superare i 10 mesi (tra padre e madre) e può essere elevato a 11 mesi nel caso in cui il papà non ne abbia beneficiato per più di 3 mesi complessivi.

Il congedo parentale è retribuito nella misura come segue:

  • al 30% della retribuzione media giornaliera entro i primi 6 anni di età del bambino e per un periodo massimo complessivo (madre e/o padre) di 6 mesi;
  • al 30% della retribuzione media giornaliera, dai 6 anni agli 8 anni di età del bambino, ma solo se il reddito individuale del richiedente è inferiore a 2,5 volte l’importo annuo del trattamento minimo di pensione e se nessun genitore non ha usufruito nei primi 6 anni o per la parte non fruita anche eccedente il periodo massimo complessivo di 6 mesi;
  • nessuna indennità dagli 8 anni ai 12 anni di età del bambino.

Quindi, ricapitolando, il congedo parentale spetta al padre lavoratore dipendente:

  • per un periodo continuativo o frazionato di massimo 6 mesi, che possono diventare 7 in caso di astensione dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato di almeno 3 mesi;
  • anche durante il periodo di astensione obbligatoria della madre (a partire dal giorno successivo al parto) e anche se la stessa non lavora;
  • se unico genitore per un periodo continuativo o frazionato di massimo 10 mesi.

Le stesse regole si applicano anche in caso di figlio adottato o in affidamento.

Congedo per malattia del figlio

L’art. 47 del D.Lgs. n. 151/2001 prevede che padre e madre possano fruire alternativamente del congedo dal lavoro fino alla completa guarigione del figlio sotto gli 8 anni. La legge ne impone durata e modalità di fruizione:

  • senza alcun limite, fino a 3 anni del bambino;
  • per massimo 5 giorni lavorativi all’anno (esclusi non lavorativi e festivi), per ciascun genitore, dai 3 agli 8 anni del figlio.

Per questa tipologia di congedo l’assenza dal lavoro è sempre giustificata ma non viene retribuita.

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