Permessi per allattamento Inps: indennità, ore di riposo, durata e come richiederli

Simone Micocci

4 Marzo 2022 - 12:12

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Permessi o riposi giornalieri per allattamento: guida Inps per le neomamme. Ecco quante ore spettano ogni giorno e fino a quando si può godere di tale strumento.

Permessi per allattamento Inps: indennità, ore di riposo, durata e come richiederli

I permessi per allattamento, o riposi, rientrano tra le tutele riconosciute alla lavoratrice che diventa mamma, la quale al termine del periodo di congedo potrebbe aver necessità di assentarsi dal lavoro per qualche ora così da dedicarsi alle esigenze del bambino nei primi mesi di vita (fino a quando questo non compie 1 anno).

Il nome scelto per questo strumento non deve confondere: i suddetti riposi, che rientrano nell’ampio elenco di permessi retribuiti, spettano indipendentemente dal fatto che il bambino venga ancora allattato o meno. Riconosciuti dall’Inps, infatti, questi sono stati introdotti proprio per permettere alla mamma che rientra al lavoro dopo il congedo di maternità di farlo in maniera graduale, con la possibilità di assentarsi per qualche ora al giorno - a seconda dell’orario di lavoro - senza intaccare nella retribuzione. Tant’è che spettano anche nei casi di adozione o affidamento, indipendentemente dall’età del figlio.

Nel dettaglio, il limite di permessi per allattamento - che non sono obbligatori per la lavoratrice, la quale può sceglierne se farne domanda o meno - va dall’1 alle 2 ore al giorno. In alcuni casi, inoltre, l’indennità per riposi giornalieri - così la chiama l’Inps - può spettare anche al padre.

È bene specificare però che i permessi per allattamento non sono cumulabili con il congedo parentale, neppure quando questo viene fruito ad ore e per un figlio differente.

Di seguito approfondiremo questa e altre regole dei permessi per allattamento Inps: dalla durata ai requisiti, fino a fare chiarezza su come presentare la domanda.

Permessi o riposi per allattamento: chi può richiederli

I permessi per allattamento Inps, dispongono di requisiti specifici per fare domanda: ad esempio, è previsto che il congedo si possa richiedere solo per i genitori di bambini nati entro 1 anno dall’invio della domanda, oppure per bambini adottati entrati in famiglia da non più di 12 mesi.

Solitamente è la madre a richiederli, ma in alcune situazioni anche il padre può farne domanda. Questo può succedere quando il figlio è affidato esclusivamente al padre, oppure se la madre è morta o gravemente malata. Il padre può farne richiesta anche quando la madre non è una lavoratrice dipendente, oppure quando lo è ma non si avvale del congedo parentale ad ore.

Come anticipato, inoltre, i permessi per allattamento non sono compatibili con il congedo parentale, ossia i 6 mesi di permesso (10 mesi complessivi tra madre e padre) indennizzati al 30% se goduti nei primi 6 anni di vita del figlio. Non c’è compatibilità neppure qualora il congedo parentale venga fruito a ore.

Di conseguenza, nella stessa giornata il lavoratore non può fruire del congedo parentale ad ore e anche del permesso per allattamento: trattandosi di due misure con la stessa finalità (prendersi cura del bambino soddisfando i suoi bisogni affettivi e relazionali), infatti, non sono compatibili tra loro neppure se richiesti per due figli differenti.

Permessi o riposi per allattamento: quante ore spettano

L’Inps prevede che i permessi di allattamento siano corrispondenti all’orario di lavoro: se il genitore ha una media di 6 ore lavorative per giornata, allora saranno 2 ore, mentre per una media inferiore il permesso è solo di un 1 ora al giorno.

Le 2 ore di permesso possono essere distribuite in vario modo; ad esempio, il lavoratore può fruirne consecutivamente (ad esempio uscendo in anticipo) oppure spezzarle nell’arco della giornata (un’ora al mattino e una al pomeriggio).

Questa decisione va presa in accordo con il datore di lavoro, il quale non può rifiutarsi di concedere il permesso per allattamento ma può definirne le modalità di utilizzo.

Se i bambini sono due (o più), dunque in caso di parto gemellare, i permessi raddoppiano (non più 2 ore al giorno ma 4) e conseguentemente anche l’importo ricevuto. I riposi per allattamento raddoppiano anche in caso di adozione o affidamento di almeno due bambini, anche se non fratelli e se entrati in famiglia in date diverse.

Attenzione però: qualora si fruisca di asilo nido o di un’altra struttura idonea che è stata istituita dal datore di lavoro nell’unità produttiva o nelle immediate vicinanze a essa, il monte a disposizione si dimezza. In caso di orario full-time, dunque, si avrebbe a disposizione una sola ora di permesso, con il part-time di appena mezz’ora.

Permessi o riposi per allattamento: fino a quando spettano

Ricordiamo però che i giorni di permesso per allattamento possono essere utilizzati solamente fino al compimento del 1° anno del figlio, oppure per i primi 12 mesi dall’adozione. L’eccezione è rappresentata dai figli con handicap, per i quali i riposi possono essere fruiti fino al compimento dei 3 anni.

Permessi o riposi per allattamento: cosa spetta, misura dell’indennità

Per il congedo ad ore l’indennità economica è pari all’ammontare dell’ora di allattamento. Quindi durante le ore di permesso la lavoratrice percepisce il 100% della retribuzione prevista dal contratto di lavoro.

L’indennità viene anticipata dal datore di lavoro ma è totalmente a carico dell’Inps. Gli unici lavoratori ai quali l’indennità viene pagata direttamente dall’Istituto di Previdenza sono:

  • gli stagionali a tempo determinato;
  • gli agricoli a tempo determinato;
  • i lavoratori dello spettacolo saltuari o a termine.

Ai fini pensionistici, il riposo viene conteggiato interamente in quanto vi è il versamento dell’apposita contribuzione figurativa.

Come fare la richiesta per i permessi o riposi per allattamento

Come comunicato dall’INPS nel messaggio 3014/2018, la domanda per i riposi giornalieri per allattamento va inviata telematicamente solamente quando è il padre a beneficiare del permesso per allattamento e nei casi di pagamento diretto da parte dell’Inps; diversamente, invece, la madre lavoratrice dipendente deve presentare la richiesta esclusivamente al datore di lavoro.

Quindi, la domanda dei riposi per allattamento goduti dal padre o dai lavoratori che ne ricevono il pagamento diretto dall’Inps deve essere presentata:

  • collegandosi al sito dell’INPS e utilizzando il servizio online accessibile direttamente dal cittadino (purché in possesso del PIN dispositivo);
  • chiamando il contact center multicanale al numero INPS 803 164 (per chi chiama da rete fissa) o 06 164164 (per chi utilizza il cellulare);
  • rivolgendosi ad un patronato (anche in questo caso è richiesto il PIN dell’INPS).

Nel caso delle altre lavoratrici dipendenti, invece, non vi è ancora la procedura telematica e dunque la domanda va presentata, con congruo preavviso, al datore di lavoro.

In ogni caso alla richiesta va presentato il certificato di nascita del bambino. Se il permesso si richiede in seguito a un’adozione, bisogna presentare anche una copia del provvedimento di adozione (o affidamento) o di qualsiasi altro documento dell’autorità competente da cui risulti la data di effettivo ingresso del minore in famiglia.

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