Permessi per allattamento 2018, guida INPS: come farne richiesta con la modalità telematica

Riposi giornalieri per allattamento, cambiano le modalità per la richiesta: l’INPS ci spiega come funziona la presentazione telematica delle domande.

Permessi per allattamento 2018, guida INPS: come farne richiesta con la modalità telematica

Permessi per allattamento, importanti novità per la richiesta: come comunicato dall’INPS nel messaggio 3014/2018, d’ora in avanti la procedura per l’invio delle domande dei riposi giornalieri per allattamento sarà telematizzata.

Come noto, infatti, da tempo l’INPS è impegnato nel processo di telematizzazione dei servizi, con l’obiettivo di rendere più semplici le procedure per la richiesta di alcuni importanti contributi. Questo processo sta andando avanti con successo e d’ora in avanti riguarderà anche la presentazione delle domande per i permessi per l’allattamento e per la maternità dello Stato, fino ad oggi avvenuta in maniera cartacea.

Anche le richieste dei permessi per allattamento, così come per il congedo di maternità, quindi dovranno essere presentate con la modalità telematica e di seguito vi spiegheremo nel dettaglio come fare.

Prima però bisogna fare chiarezza su cosa si intende con permessi per allattamento e quante sono le ore a cui hanno diritto i neo-genitori.

A tal proposito vi interesserà sapere che nel 1° anno di vita del bambino le mamme (e in alcuni casi i papà) possono richiedere al proprio datore di lavoro alcune ore di riposo al giorno da dedicare alla cura del figlio. Queste ore di riposo sono conosciute con il nome di permessi per allattamento, anche se in realtà chi li richiede non deve dimostrare di allattare ancora il proprio figlio.

È bene specificare però che i permessi per allattamento non sono cumulabili con il congedo parentale, neppure quando questo viene fruito ad ore e per un figlio differente. Si tratta infatti di uno strumento alternativo al congedo parentale e in parte più conveniente: le assenze giustificate dal congedo infatti sono retribuite al 30% dello stipendio, mentre quelle dei permessi per allattamento al 100%.

È l’INPS a riconoscere l’indennità alla lavoratrice che richiede il permesso, la quale a sua volta ha il dovere di comunicare la propria intenzione al datore di lavoro. Di seguito approfondiremo questa e altre regole dei permessi per allattamento INPS: se siete appena diventati genitori e volete sapere se avete diritto a questi riposi retribuiti continuate a leggere perché qui trovate tutte le risposte ai vostri dubbi.

Chi può richiederli

I permessi per allattamento INPS, dispongono di requisiti specifici per fare domanda: ad esempio, è previsto che il congedo si possa richiedere solo per i genitori di bambini nati entro 1 anno dall’invio della domanda, oppure per bambini adottati entrati in famiglia da non più di 12 mesi.

Solitamente è la madre a richiederli, ma in alcune situazioni anche il padre può farne domanda. Questo può succedere quando il figlio è affidato esclusivamente al padre, oppure se la madre è morta o gravemente malata. Il padre può farne richiesta anche quando la madre non è una lavoratrice dipendente, oppure quando lo è ma non si avvale del congedo parentale ad ore.

Durata

L’INPS prevede che i permessi di allattamento siano in tempo corrispondente all’orario di lavoro: se il genitore ha una media di 6 ore lavorative per giornata, allora saranno 2 ore, mentre per una media inferiore il permesso è solo di un 1 ora al giorno.

Le 2 ore di permesso possono essere distribuite in vario modo; ad esempio, il lavoratore può fruirne consecutivamente (ad esempio uscendo in anticipo) oppure spezzarle nell’arco della giornata (un’ora al mattino e una al pomeriggio).

Questa decisione va presa in accordo con il datore di lavoro, il quale non può rifiutarsi di concedere il permesso per allattamento ma può definirne le modalità di utilizzo.

Se i bambini sono due (o più), i permessi raddoppiano (non più 2 ore al giorno ma 4) e conseguentemente anche l’importo ricevuto.

Ricordiamo però che i giorni di permesso per allattamento possono essere utilizzati solamente fino al compimento del 1° anno del figlio, oppure per i primi 12 mesi dall’adozione. L’eccezione è rappresentata dai figli con handicap, per i quali i riposi possono essere fruiti fino al compimento dei 3 anni.

Indennità

Per il congedo ad ore l’indennità economica è pari all’ammontare dell’ora di allattamento. Quindi durante le ore di permesso la lavoratrice percepisce il 100% della retribuzione prevista dal contratto di lavoro.

L’indennità viene anticipata dal datore di lavoro ma è totalmente a carico dell’INPS. Gli unici lavoratori ai quali l’indennità viene pagata direttamente dall’Istituto di Previdenza sono:

  • gli stagionali a tempo determinato;
  • gli agricoli a tempo determinato;
  • i lavoratori dello spettacolo saltuari o a termine.

Ai fini pensionistici, il riposo viene conteggiato interamente.

Come fare la richiesta

Fino ad oggi la madre che intende beneficiare dell’indennità di riposo per allattamento deve presentare la domanda direttamente al datore di lavoro.

Qualora sia il padre a richiederlo, invece, la domanda deve essere presentata anche all’INPS (per mezzo postale) oppure usufruendo dell’assistenza gratuita di un patronato.

Queste modalità saranno accettate anche per i prossimi tre mesi, dopodiché l’unica consentita sarà quella telematica descritta dall’INPS nel messaggio 3014/2018. Nel dettaglio, qui si legge che la domanda deve essere presentata:

  • collegandosi al sito dell’INPS e utilizzando il servizio online accessibile direttamente dal cittadino (purché in possesso del PIN dispositivo);
  • chiamando il contact center multicanale al numero INPS 803 164 (per chi chiama da rete fissa) o 06 164164 (per chi utilizza il cellulare);
  • rivolgendosi ad un patronato (anche in questo caso è richiesto il PIN dell’INPS).

Alla richiesta va presentato il certificato di nascita del bambino. Se il permesso si richiede in seguito ad un’adozione, bisogna presentare anche una copia del provvedimento di adozione (o affidamento) o di qualsiasi altro documento dell’autorità competente da cui risulti la data di effettivo ingresso del minore in famiglia.

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