Diffusi nuovi video della rivolta di Capitol Hill: scricchiola la versione ufficiale

Roberto Vivaldelli

21 Novembre 2023 - 06:55

Il pugno di ferro usato dalla giustizia americana contro i seguaci di Trump lascia intendere un pericoloso doppiopesisimo non degno della storia della democrazia a stelle e strisce.

Diffusi nuovi video della rivolta di Capitol Hill: scricchiola la versione ufficiale

La pubblicazione da parte dello Speaker della Camera Mike Johnson della prima tranche di 40.000 ore di filmati riguardanti la rivolta del 6 gennaio 2001 a Capitol Hill mette in crisi la narrazione dominante su ciò che molti media hanno impropriamente definito “un golpe”.

No, non è stato un tentato colpo di stato, come dimostrano le immagini: nei filmati diffusi da Johnson, i manifestanti camminano pacificamente per i corridoi del Campidoglio mentre la polizia osserva la scena senza fare nulla. Si vedono addirittura i manifestanti pro-Trump salutare le forze dell’ordine, come se nulla fosse. Immagini molto diverse dalle scene di violenza che abbiamo visto fino ad oggi.

Il caso diventa politico, con il deputato repubblicano Matt Gaetz, che ha pubblicamente elogiato il nuovo Speaker della Camera per aver mantenuto la promessa di diffondere i filmati, una volta insediatosi. Altri repubblicani del Congresso, tra cui il deputato Troy Nehls e il senatore Mike Lee, hanno chiesto nuove indagini e accusato il Comitato che ha indagato sui fatti del 6 gennaio 2021 di aver nascosto parte di questi filmati, che forniscono una prospettiva molto diversa da quella raccontata fino ad oggi. “Dobbiamo indagare sul comitato J6”, ha osservato Lee in un altro post.

Più di milleduecento persone accusate

Più di 1.200 manifestanti, secondo un nuovo rapporto, sono stati finora accusati del Dipartimento di Giustizia per i fatti di Capitol Hill. All’inizio del mese il Dipartimento di Giustizia ha dichiarato che circa 418 imputati sono stati accusati di aver aggredito e/o ostacolato i poliziotti o i dipendenti del Campidoglio durante la rivolta. Il Doj ha usato il pugno di ferro contro i manifestanti implicati, accusati accusati di istigazione all’insurrezione, sedizione, tradimento o cospirazione per rovesciare il governo. Ora, però, il nuovo materiale solleva ulteriori dubbi su quest’indagine, annunciata in pompa magna come la “più ampia delle forze dell’ordine federali nella storia degli Stati Uniti”. La decisione di rendere pubblici i filmati, ha sottolineato Mike Johnson, “darà la possibilità a milioni di americani, agli imputati, alle organizzazioni di interesse pubblico e ai media di vedere con i propri occhi cosa è successo quel giorno, invece di doversi affidare all’interpretazione di un piccolo gruppo di funzionari governativi”. Il problema, ha spiegato in passato il giornalista Glenn Greenwald, è che “le élite politiche e mediatiche sono troppo legate alla narrazione massimalista perché possano rinunciarvi volontariamente”.

“Un linciaggio giudiziario”

Che la rivolta del 6 gennaio fosse una sorta di serio tentativo di insurrezione o di “colpo di stato”, ha aggiunto il giornalista Premio Pulitzer, “era ridicolo fin dall’inizio, ed è diventato ancora più assurdo con il passare del tempo e l’emergere di ulteriori fatti. Gli Stati Uniti sono il paese più armato, militarizzato e più potente regime nella storia dell’umanità”. E infatti, per poter consentire ai manifestanti di entrare al Campidoglio e creare scompiglio, i poliziotti e funzionari di Capitol Hill non hanno opposto alcuna resistenza. “C’è poco che mi accomuna a coloro che hanno occupato il Campidoglio il 6 gennaio. La loro visione dell’America, il nazionalismo cristiano, la supremazia bianca, il sostegno cieco a Trump e l’abbraccio di teorie del complotto reazionarie e prive di fatti lasciano un abisso molto ampio tra le loro convinzioni e le mie” osserva il giornalista Premio Pulitzer Chris Hedges. "Ma questo non significa che io sostenga il linciaggio giudiziario contro molti di coloro che hanno partecipato agli eventi del 6 gennaio, un linciaggio che prevede anni di detenzione preventiva e di carcere per reati minori. Quando i diritti diventano privilegi, nessuno di noi è al sicuro”.

L’intervista all’ex capo della polizia del Campidoglio

L’ex anchorman di Fox News, Tucker Carlson, ha pubblicato lo scorso agosto un’intervista estremamente rilevante con l’ex capo della polizia del Campidoglio Steven Sund, durante la quale Sund spiega nei minimi dettagli cos’è realmente accaduto il 6 gennaio 2021. Sund afferma che l’allora presidente della Camera Nancy Pelosi si rifiutò di autorizzare il dispiegamento della Guardia Nazionale al Campidoglio, nonostante le suppliche di Sund: rivela inoltre che le agenzie federali non hanno fornito informazioni e segnali di potenziali pericoli prima della rivolta. Che abbiano lasciato fare per poter poi strumentalizzare politicamente la vicenda? Che dire poi delle accuse mosse contro Donald Trump? L’ex presidente è accusato di aver cospirato contro gli Stati Uniti, ostacolato un procedimento ufficiale e tentato di sopprimere il diritto di voto degli americani. Motivo?

Trump avrebbe “diffuso menzogne” che mettevano in dubbio l’esito delle elezioni del 2020 sostenendo “di aver effettivamente vinto”, secondo l’accusa, creando così “un’atmosfera nazionale di sfiducia e rabbia«e»erodendo la fede pubblica nell’amministrazione delle elezioni”. Forse ci si dimentica cos’era accaduto quattro anni prima. Cosa hanno fatto i democratici nel 2016 quando Trump vinse le elezioni? Hillary Clinton disse che la colpa era delle fake news circolate sui social e degli hacker russi. La sua campagna finanziò un falso dossier redatto da un’ex spia britannica (Christoper Steele) che accusava Trump di rapporti con i russi che in realtà non esistevano. Una grandissima menzogna alimentata dalla stampa mainstream e dal tutto il circo mediatico. Eppure Hillary Clinton non è mai stata incriminata, sebbene avesse messo in discussione l’esito delle elezioni presidenziali del 2016, nelle quali aveva (clamorosamente) perso. Il pugno di ferro usato dalla giustizia americana contro i seguaci di Trump lascia intendere un pericoloso doppiopesisimo non degno della storia della democrazia a stelle e strisce.