Caos negli Stati Uniti. Il repubblicano Kevin McCarthy è diventato il primo speaker della Camera nella storia del Paese ad essere rimosso da un voto del Congresso. Il deputato della Florida, il trumpiano Matt Gaetz, molto vicino ai paleoconservatori Usa di Pat Buchanan, ha presentato una mozione di sfiducia nei confronti del presidente della Camera, spuntandola con un voto di 216 a 2010, con i democratici che hanno votato a favore della rimozione di McCarthy insieme ad altri 7 repubblicani della Camera. Nessun accordo sottobanco tra Gaetz e i dem: questi ultimi - così come accade in politica - hanno semplicemente approfittato della frattura nel partito avversario. Patrick McHenry, molto vicino al dimissionario McCarthy, è stato nominato speaker ad interim, ma con ogni probabilità non rimarrà in quella posizione.
Svelato l’accordo segreto tra McCarthy e Biden
Sebbene la rimozione di McCarthy abbia scioccato Washington, la sua posizione era debolissima. McCarthy, infatti, fu eletto Speaker solamente al 15° scrutinio - la battaglia più lunga per la nomina di un presidente della Camera in 164 anni. Come sottolinea il giornalista Glenn Greenwald, fu proprio Gaetz a guidare “un gruppo un po’ più ampio di membri populisti-conservatori - all’epoca erano una ventina - che si rifiutarono di votare per McCarthy fino a quando non ottennero un’ampia gamma di concessioni” che ridussero notevolmente il potere di Kevin McCarthy. “Questo conflitto interno non si è mai spento dopo l’elezione di McCarthy - nota sempre Greenwald - e la rabbia verso di lui - e, più in generale, verso il modo di fare affari dell’establishment a Washington - è esplosa nelle ultime settimane, quando McCarthy ha approvato spese massicce e debiti per evitare lo shutdown del governo, negoziando un accordo segreto con i democratici per garantire il finanziamento continuo dell’Ucraina” nonostante l’opposizione dei repubblicani.
Gaetz, repubblicano della Florida, contrario alle “guerre infinite” degli Usa all’estero e all’assegno in bianco dato all’Ucraina, ha spiegato nel suo discorso al Congresso di non voler accettare “lezioni da parte di coloro che si inginocchierebbero per i lobbisti e gli interessi speciali che possiedono la nostra leadership”. In un tweet del 3 ottobre, ha poi aggiunto: “L’Ucraina è stata storicamente la Mecca del riciclaggio di denaro. I Biden lo sanno. Qual è l’accordo segreto tra McCarthy e Biden?”. E ancora: “L’Ucraina è più corrotta di quanto i vostri leader ammettono”. L’oramai ex Speaker della Camera e il presidente Joe Biden, infatti, avevano stipulato un accordo segreto sul sostegno bipartisan alle truppe ucraine in funzione anti-russa. Con la storica rimozione di McCarthy, tale sostegno incondizionato rischia seriamente di venire meno.
In bilico i finanziamenti Usa all’Ucraina
Questo dato politico fondamentale era emerso già nei giorni scorsi, quando l’ultima tranche di 300 milioni di dollari in aiuti all’Ucraina è stata approvata a maggioranza dalla Camera con un voto di 331 a 117: tutti i voti contrari erano repubblicani – più della metà dei rappresentanti del partito. Tuttavia, in ballo ci sono altri 24 miliardi di dollari chiesti dall’amministrazione Biden per alimentare il complesso industrial/militare e la guerra in Ucraina. Al fine di evitare lo shutdown, il Congresso ha così votato un pacchetto di misure e un budget temporaneo di 45 giorni per mantenere il governo attivo, ma senza prevedere alcun sostegno a Kiev. Poi è arrivata la storica rimozione di McCarthy, che sta destando seria preoccupazione in Ucraina. Nulla sembra scalfire, in questo momento, sul fronte opposto, il sostegno dei democratici a quella che ormai gli analisti definiscono una lunga guerra di logoramento che può anche durare anni. “La guerra - nota Greenwald - è la massima priorità della Cia e del gruppo Raytheon - principali elettori dem - e quindi è anche la massima priorità del Partito democratico”.
Come nota Politico, il governo ucraino fa molto affidamento sugli aiuti finanziari e militari stranieri per mantenere l’economia in funzione e prevede di ricevere 42,8 miliardi di dollari da donatori internazionali nel prossimo anno. Una grossa fetta di tale somma dovrebbe provenire dagli Stati Uniti. “Non c’è nulla di buono, obiettivamente, siamo semplicemente diventati ostaggi della loro politica interna”, ha dichiarato a Politico il legislatore ucraino Yaroslav Zheleznyak, mentre detto Ivanna Klympush-Tsintsadze ha ammesso: “Stiamo impazzendo. Per noi è un disastro”.
Jim Jordan e Steven Scalise: chi potrebbe prendere i posto di McCarthy
Nel frattempo, si accendono i riflettori sulla corsa alla presidenza della Camera. Il New York Times spiega che il repubblicano numero 2 della Camera, il deputato Steve Scalise della Louisiana, ha iniziato a porre le basi per una sua candidatura, così come ha fatto il deputato Jim Jordan dell’Ohio, presidente del comitato giudiziario. Non solo: anche il rappresentante Kevin Hern dell’Oklahoma, presidente del Republican Study Committee, ha espresso interesse per l’incarico, anche se la sfida dovrebbe essere tra Scalise e Jordan. Quest’ultimo, trumpiano di ferro, uno dei repubblicani che ha smascherato la bufala del Russiagate è la prima scelta del già citato Matt Gaetz: «Sarebbe fantastico». E anche l’ex presidente Donald J. Trump sicuramente apprezzerebbe uno Speaker conservatore come Jim Jordan.