Detrazioni piene fino a 60mila euro di reddito: come cambiano i rimborsi fiscali

Rosaria Imparato

14 Novembre 2022 - 13:00

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Allo studio un riordino delle spese fiscali, a partire dalle detrazioni: potrebbe cambiare la soglia di reddito, abbassandola a 60mila euro, entro cui fruire del rimborso pieno.

Detrazioni piene fino a 60mila euro di reddito: come cambiano i rimborsi fiscali

La riforma fiscale del governo Meloni non riguarda solo flat tax e quoziente familiare, ma anche il riordino delle spese fiscali. Anzi, potrebbero essere proprio i cambiamenti previsti per le detrazioni a finanziare la riforma. Allo studio c’è un intervento sul limite di reddito che dà diritto alle detrazioni piene (e quindi ai rimborsi fiscali in sede di dichiarazione dei redditi).

In questo momento, questa soglia di reddito è stata fissata a 120mila euro dalla legge di Bilancio 2020. Con le ipotesi allo studio si pensa di dimezzare questa soglia, fissandola quindi a 60mila euro. Ma quali sono le detrazioni interessate da questo -eventuale- cambiamento? Vediamo le novità allo studio e chi viene interessato da queste modifiche.

Detrazioni piene fino a 60mila euro: come cambiano i rimborsi in base al reddito

La riforma del fisco che il governo Meloni ha intenzione di attuare passerebbe anche dal riordino delle tax expenditures, con degli interventi sulle detrazioni e sulle deduzioni possibili in dichiarazione dei redditi. Gli ultimi interventi sulle detrazioni risalgono alla legge di Bilancio 2020, quando l’esecutivo aveva introdotto due novità:

  • il pagamento delle spese con mezzi tracciabili per poter usufruire delle detrazioni (con l’eccezione delle spese sostenute per l’acquisto di medicinali e di dispositivi medici, nonché alle detrazioni per prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale;
  • il limite di reddito fissato a 120mila euro per ottenere la detrazione piena del 19%.

Superato il limite dei 120mila euro, il credito decresce fino ad azzerarsi al raggiungimento di un reddito complessivo pari a 240mila euro.

Il governo Meloni in pratica vorrebbe replicare questo meccanismo, ma con gli importi dimezzati, quindi:

  • fino a 60mila euro di reddito ci sarebbero le detrazioni piene;
  • da 60mila fino a 120mila euro le detrazioni (e quindi i rimborsi Irpef) sarebbero più leggere, per poi azzerarsi dai 120mila euro in poi.

Detrazioni, soglia di reddito dimezzata per avere il rimborso pieno: per quali spese?

Le spese per le quali la detrazione varia in base al reddito attualmente sono quelle stabilite dall’articolo 15 del Tuir:

  • d’istruzione e universitarie;
  • veterinarie;
  • funebri;
  • per l’assistenza personale;
  • attività sportiva per i ragazzi;
  • affitto per gli studenti fuori sede;
  • relative a beni soggetti a regime vincolistico;
  • sostenute per servizi di interpretariato dai soggetti riconosciuti sordi;
  • per minori o maggiorenni con Dsa;
  • per canini di leasing di immobili da adibire ad abitazione principale;
  • per l’acquisto di abbonamenti ai mezzi pubblici;
  • erogazioni liberali per:
    • attività culturali e artistiche;
    • a favore di enti cooperanti nello spettacolo;
    • a favore di istituti scolastici di ogni ordine e grado;
    • al fondo per l’ammortamento di titoli di Stato;
    • a favore delle onlus;
  • premi per:
    • assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni;
    • per assicurazioni per tutela delle persone con disabilità grave;
    • per assicurazioni per rischio di non autosufficienza;
    • per rischio eventi calamitosi per assicurazioni stipulate contestualmente alla cessione del credito per il sismabonus 110%.

Non è ancora chiaro se l’impianto che il nuovo governo sta studiando si baserà su queste stesse spese.

Taglio delle detrazioni in arrivo? Si attende la legge di Bilancio 2023

L’ipotesi del nuovo limite del reddito a 60mila euro coinvolgerebbe un milione e 80mila persone, portando così a 1,35 milioni la platea dei contribuenti interessati dal taglio.

I dettagli, però, non sono ancora definiti, come ha spiegato a Radio 24 il sottosegretario all’Economia, Federico Freni: «È un’ipotesi allo studio, non c’è nulla di certo. Ho qualche perplessità personale che sia corretta la soglia di 60mila euro. Secondo me dovrebbe essere un pochettino più alta».

Basta infatti un piccolo innalzamento della soglia restringere molto la platea. Ad esempio, come sottolinea il Sole24Ore, se il taglio scattasse a 70mila euro, i contribuenti colpiti scenderebbero a 720mila. Mentre, se la soglia fosse di 90mila euro, gli interessati sarebbero 276mila.

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