De Siervo, ad della Lega Calcio, «guarda» agli USA e propone di introdurre il riconoscimento facciale allo stadio

Enrica Perucchietti

8 Settembre 2023 - 10:00

Dopo i tornelli e i biglietti con nominativi, l’idea di introdurre il riconoscimento facciale allo stadio non è più una semplice proposta, ma un progetto della Serie A per contrastare la violenza.

De Siervo, ad della Lega Calcio, «guarda» agli USA e propone di introdurre il riconoscimento facciale allo stadio

«Per combattere il razzismo e la violenza si è fatto e si fa molto, ma per raggiungere la vera individuabilità dei responsabili serve il riconoscimento facciale per chi accede agli impianti».

Parola di Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega Calcio, che fischia il calcio d’inizio di un nuovo match che si giocherà, per ora, fuori dagli stadi, e che riguarda la sicurezza e la sorveglianza tecnologica.

Dopo i tornelli e i biglietti con nominativi, l’idea di introdurre in Italia il riconoscimento facciale allo stadio non è più una semplice proposta, ma un vero e proprio progetto della Serie A volto a contrastare il razzismo e la violenza.

Questo progetto è in realtà una minaccia per le libertà individuali e i diritti fondamentali dei cittadini italiani.

Fin dalla sua prima menzione da parte di De Siervo, questa idea ha destato preoccupazioni per il suo potenziale impatto sulla nostra vita quotidiana.

Come spiega Giulio Mola su Quotidiano Sportivo, si vuole imitare il modello statunitense, attivo già dal 2018. «Per individuare i responsabili i dati biometrici sono preziosi», ha spiegato De Siervo durante il convegno “Calcio Social Responsibility – strategia 2030”, organizzato a Milano. .

Sebbene la lotta contro il razzismo e la violenza negli stadi sia una causa nobile, dobbiamo porci delle domande fondamentali sull’efficacia e la proporzionalità di questo approccio e interrogarci sul fatto che negli ultimi mesi si stiano strumentalizzando le questioni legate alla sicurezza per introdurre un sistema draconiano di controllo e sorveglianza.

L’argomento principale avanzato dalla Lega Calcio è che i dati biometrici, come il riconoscimento facciale, sono preziosi per identificare i responsabili di comportamenti indesiderati. Tuttavia, questa giustificazione è problematica per diverse ragioni.

Innanzitutto, il riconoscimento facciale non è una panacea; può generare falsi positivi e falsi negativi, e non è immune agli errori. Questo potrebbe portare a situazioni ingiuste in cui persone innocenti vengono erroneamente identificate come colpevoli, con conseguenze devastanti per la loro reputazione e la loro libertà personale.

Inoltre, la questione della privacy è centrale in questo dibattito. L’idea di dover firmare una liberatoria per consentire l’utilizzo dei nostri dati biometrici per accedere a uno stadio è inaccettabile.

La nostra privacy dovrebbe essere protetta e preservata, non sacrificata sull’altare della sicurezza sportiva.

Ci sono gravi preoccupazioni riguardo a come questi dati potrebbero essere utilizzati e condivisi, e chi avrebbe accesso a essi.

La Lega Calcio e le autorità dovrebbero garantire che i dati biometrici dei cittadini siano trattati con la massima cautela e trasparenza, ma questo non sembra essere il caso.

Inoltre, dobbiamo considerare l’impatto sul pubblico e sull’ordine pubblico. L’identificazione immediata tramite riconoscimento facciale potrebbe generare tensioni tra i tifosi e richiedere un lavoro supplementare per il personale di sicurezza durante le partite. Questo potrebbe aumentare i rischi per la sicurezza anziché diminuirli.

La proposta di emulare il modello statunitense non dovrebbe comportare un’approvazione automatica. Dovremmo imparare dagli errori e dalle controversie che hanno circondato l’uso di questa tecnologia negli Stati Uniti e agire con prudenza.

Il progetto di adottare il riconoscimento facciale negli stadi è un passo avventato che mette a rischio le libertà individuali, la privacy e la sicurezza del pubblico.

Dobbiamo resistere a questa deriva liberticida e cercare alternative più equilibrate per affrontare il problema del razzismo e della violenza negli stadi.

La nostra privacy e i nostri diritti non dovrebbero mai essere sacrificati in nome della sicurezza.