Nuove tensioni commerciali tra Usa e Ue: l’Abruzzo è la regione italiana più esposta ai dazi americani. A rischio farmaceutica, agroalimentare e manifattura export-oriented.
La tensione commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea torna ad agitare i mercati e mette sotto pressione anche l’economia italiana. Il presidente americano Donald Trump ha infatti rilanciato la linea dura sui dazi, avvertendo Bruxelles che senza il pieno rispetto degli accordi commerciali raggiunti in Scozia, le tariffe potrebbero aumentare già dal 4 luglio. Una minaccia che preoccupa soprattutto le regioni italiane più dipendenti dall’export verso gli Usa.
Secondo una recente analisi della CNA nazionale, l’Abruzzo è oggi il territorio italiano maggiormente esposto alle possibili conseguenze delle nuove misure commerciali statunitensi. Il 17,1% delle esportazioni regionali è infatti destinato al mercato americano, una quota ben superiore alla media nazionale, ferma al 10,4%.
Nel frattempo, mentre Washington e Bruxelles confermano di voler proseguire il dialogo, resta alta l’incertezza sulle future tariffe. Trump, dopo il colloquio con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ha dichiarato di attendere che l’Unione Europea “onori la propria parte dello storico accordo commerciale” firmato a Turnberry, aggiungendo che in caso contrario i dazi “schizzerebbero immediatamente a livelli ben più elevati”.
Abruzzo, la regione più esposta ai dazi USA
I numeri fotografano una situazione particolarmente delicata per l’economia abruzzese. Le esportazioni verso gli Stati Uniti valgono oltre 1,6 miliardi di euro e rappresentano la quota più alta d’Italia in rapporto all’export totale regionale. A pesare è soprattutto il settore farmaceutico, che da solo costituisce oltre la metà delle vendite abruzzesi negli Usa, con un valore superiore ai 925 milioni di euro. Una dipendenza così marcata rende il comparto estremamente sensibile a eventuali aumenti tariffari decisi dall’amministrazione americana.
Oltre alla farmaceutica, risultano esposti anche i comparti della tecnologia e dell’elettronica, insieme all’agroalimentare e alla produzione di macchinari industriali. Si tratta di filiere che negli ultimi anni hanno consolidato la presenza sul mercato statunitense e che ora rischiano di subire un rallentamento a causa dell’inasprimento commerciale.
La CNA sottolinea inoltre come l’impatto dei dazi potrebbe estendersi all’intero sistema produttivo italiano, soprattutto nei settori della componentistica e dei beni intermedi, con possibili ripercussioni anche sull’occupazione e sugli investimenti.
Le altre regioni italiane a rischio
Se l’Abruzzo guida la classifica per esposizione relativa, in termini assoluti sono Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana le regioni che esportano di più verso gli Stati Uniti. Qui si concentra una parte rilevante del Made in Italy destinato al mercato americano, dai macchinari industriali alla moda, passando per automotive, vino e agroalimentare.
La Toscana, in particolare, potrebbe risentire delle nuove misure soprattutto per il peso della farmaceutica e del lusso, mentre Emilia-Romagna e Lombardia appaiono vulnerabili per la forte presenza di imprese manifatturiere e della meccanica avanzata.
Il rischio maggiore riguarda i dazi al 15% previsti nell’intesa commerciale ancora in fase di definizione tra Washington e Bruxelles. Sebbene l’accordo punti a ridurre alcune tariffe reciproche, diversi comparti strategici restano sotto osservazione da parte dell’amministrazione Trump.
Trump rilancia la pressione sull’Europa
Il confronto tra Stati Uniti e Unione Europea resta quindi aperto. Dopo la telefonata con Trump, Ursula von der Leyen ha parlato di una conversazione “molto positiva”, sottolineando che entrambe le parti rimangono “pienamente impegnate” nell’attuazione dell’accordo commerciale e che sono in corso progressi per ridurre le tariffe entro l’inizio di luglio.
Parallelamente, però, la politica commerciale americana ha subito anche uno stop interno. La Corte per il commercio degli Stati Uniti ha infatti giudicato illegali i dazi globali del 10% introdotti da Trump nei mesi scorsi, sostenendo che le misure non trovassero adeguato fondamento giuridico.
Una decisione che potrebbe complicare ulteriormente il quadro negoziale, ma che al momento non basta a rassicurare le imprese italiane. Per molte regioni esportatrici, infatti, il mercato americano resta fondamentale e qualsiasi aumento delle tariffe rischia di tradursi in minori ordini, perdita di competitività e rallentamento della crescita.
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