I dazi di Trump? Un’opportunità per l’economia cinese

La diatriba che vede contrapposti a suon di dazi e svalutazioni la Cina e gli Stati Uniti d’America continua a tenere banco sui mercati. Ma chi vincerà questa guerra commerciale? Per Watson sarà Pechino ad avere le maggiori opportunità. Vediamo le motivazioni del gestore di Capital Group

I dazi di Trump? Un'opportunità per l'economia cinese

Da molti mesi il tema della guerra commerciale tra USA e Cina continua a catalizzare l’attenzione degli investitori internazionali. Molte le stime e le proiezioni sugli effetti delle decisioni di Washigton e di Pechino, specie dopo la scorsa settimana quando la Cina ha deciso di svalutare lo yuan contro il dollaro americano per rispondere alle ultime mosse dell’amministrazione Trump.

Ma chi uscirà dunque vittorioso da questa sfida? L’escalation delle tensioni commerciali tra i due colossi ha sollevato ancora una volta quesiti su come e quando il conflitto sarà risolto. A favore dell’economia cinese si espone Steve Watson, Equity Portfolio Manager di Capital Group. Il gestore evidenzia come “negoziare con la Cina implica da sempre un percorso lungo, difficile e complesso” ma fondamentalmente “i due Paesi hanno bisogno l’uno dell’altro: sul piano del commercio internazionale sono inscindibili”.

Anche perché non va dimenticato che fino a qualche settimana fa sembrava che i negoziati commerciali tra i due Paesi procedessero positivamente. Wall Street stava toccando nuovi massimi storici e tutti si aspettavano semplicemente l’annuncio di un accordo tra le parti. E’ dunque nell’interesse di tutti risolvere questa disputa e riprendere a fare affari. “Per quanto riguarda le tempistiche è difficile definire un pronostico, ma certamente si arriverà a questo traguardo in quanto i due Paesi hanno entrambi molto da guadagnare”, argomenta la sua visione Watson.

Investire nelle società cinesi: conviene o no?

La volatilità dei mercati internazionali è legata a doppio filo con i timori di un rallentamento globale dell’economia dovuto ai dazi, che non colpiscono solo la Cina. Ma in questo momento, conviene o no investire in società cinesi? Watson su questo non ha dubbi: “Non abbiamo alcuna riserva sull’investimento in società cinesi. Molte delle più grandi e più note sono quotate in Borsa e non sono esposte in modo significativo a perturbazioni del commercio internazionale. Sono essenzialmente orientate al mercato interno. I loro corsi azionari possono essere influenzati dal sentiment negativo degli investitori in Cina, ma non riteniamo che questo fattore possa in qualche modo comprometterne gli utili in questa fase”. Tra le società asiatiche, il gestore menziona giganti di internet come Alibaba, Baidu, Tencent e Ctrip.

Indubbiamente se rimarranno in vigore per un certo periodo di tempo, allora gli effetti dei dazi si faranno sentire in generale su produttori, distributori, retailer e, infine, consumatori. La durata è al momento tuttavia ignota e questo rende complessa una stima del loro impatto. Vi è però una cosa da notare: negli ultimi decenni i beni di consumo cinesi hanno guadagnato una vasta quota di mercato in America, tanto che ora per gli Stati Uniti può essere difficile trovare sostituti per determinati prodotti ‘Made in China’. A titolo esemplificativo, il gestore nota come “sarà difficile entrare in un Walmart e cercare di comprare giocattoli che non siano stati prodotti in Cina”.

Per Pechino l’impatto dei dazi sarà certamente significativo, ma meno intenso di quanto sarebbe stato in passato. A riguardo, va evidenziato come negli ultimi 10 anni, dopo lo scoppio della bolla dei mutui subprime americani, Pechino abbia fatto molti investimenti interni proprio per cambiare la struttura della propria domanda aggregata ed essere meno dipendente dalle sorti degli altri Paesi. “Una parte significativa dell’economia è ora basata sul consumo personale. Rispetto a prima, è molto più orientata ai servizi” sostiene a riguardo Watson, secondo cui “nonostante non ci sia alcun dubbio che i dazi abbiano danneggiato il manifatturiero locale, la crescita economica complessiva del Paese probabilmente non verrà ostacolata tanto quanto lo sarebbe stata anche solo cinque anni fa”.

Cina: molte frecce nell’arco per sostenere l’economia

Se le principali banche centrali del mondo stanno osservando la situazione, pronte a lavorare sulla leva dei tassi con il taglio del costo del denaro. Su questo fronte, la Cina sembra avere molte frecce al proprio arco per rispondere in modo rapido all’escalation delle tensioni commerciali.

“Il governo cinese ha molte leve da tirare, tra cui nuove misure di stimolo, la svalutazione della moneta, il taglio delle tasse, incrementare il finanziamento di progetti infrastrutturali e permettere alla disponibilità di credito di crescere a un ritmo più sostenuto”, sostiene il gestore di Capital Group, secondo cui “se Pechino inizierà a nutrire timori circa la crescita economica, probabilmente prenderà alcune, se non tutte, di queste misure”.

Proiettandosi in avanti con il pensiero, le recenti tensioni sul fronte dei dazi potrebbero peraltro non essere un fattore negativo per la Cina. “Negli anni a venire l’economia cinese potrebbe trarre grande beneficio dal genere di riforme proposte dagli Stati Uniti”, argomenta Watson, focalizzando la sua attenzione, ad esempio, sul tema della tutela dei diritti sulla proprietà intellettuale che “potrebbe avere risvolti molto positivi per le imprese cinesi visto che stanno sviluppando sempre di più materiale proprietario di livello”. Un esempio concreto è ilrecente sviluppo del proprio sistema operativo proprietario annunciato da Huawei.

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