Nel 2026, l’indebolimento del diritto internazionale è diventato un tema centrale nel dibattito geopolitico globale. Come prevedibile, anche al Forum Economico Mondiale (WEF) di Davos in corso in questi giorni il diritto internazionale è al centro di uno scontro frontale tra la visione multilaterale europea e l’approccio «transazionale» dei leader populisti.
Alla luce delle politiche attuali di leader come Donald Trump e Benjamin Netanyahu il valore fondante del diritto internazionale vive una profonda crisi di legittimità, spostandosi da un sistema basato su norme universali a uno dominato dalla Realpolitik e dal potere coercitivo.
Nel suo discorso «fiume» di 72 minuti del 21 gennaio 2026, Trump ha ribadito una visione del mondo dove gli interessi nazionali americani superano le norme globali.
- Annessione della Groenlandia: Ha chiesto negoziati immediati per l’acquisizione del territorio danese, minacciando dazi fino al 25% contro i paesi europei che si opporranno. Sebbene abbia dichiarato di non voler usare la forza, ha sottolineato che gli USA sarebbero «inarrestabili».
- Disprezzo per l’ONU: Sostenitori di Trump a Davos hanno descritto le Nazioni Unite come un ente fallimentare, suggerendo che violare la Carta ONU possa essere talvolta «la cosa giusta da fare».
- Board of Peace: Ha promosso la creazione di un nuovo organismo internazionale, da lui presieduto a tempo indeterminato, per gestire i conflitti globali (come Gaza) al di fuori della mediazione ONU.
Pur non partecipando fisicamente a causa delle restrizioni legate ai mandati della CPI, Netanyahu ha aderito formalmente al «Board of Peace» di Trump. Il governo israeliano, supportato dal presidente Isaac Herzog a Davos, ha condannato le sanzioni e i mandati della Corte Penale Internazionale come «politica internazionale strumentalizzata» e «illegittima», difendendo il diritto di Israele di agire senza interferenze giudiziarie esterne.
Leader come Emmanuel Macron e Mark Carney hanno espresso allarmi senza precedenti sulla fine dell’ordine liberale. Probabilmente al primo non saranno piaciute le minacce di dazi sullo Champagne (tanto invece apprezzate dal Ministro Salvini). Macron ha infatti denunciato lo scivolamento verso un mondo in cui «il diritto internazionale è calpestato» e dove l’unica legge valida è quella del più forte con «ambizioni imperiali» (da che pulpito). Il leader francese ha inoltre opposto il valore dello Stato di diritto alla «brutalità» delle attuali politiche di potenza. Carney ha invece descritto la situazione attuale come una «rottura, non una transizione», accusando le grandi potenze di usare l’integrazione economica e le infrastrutture finanziarie come armi di coercizione.
Per quanto riguarda le organizzazioni internazionali, António Guterres (ONU) ha avvertito che i leader che scelgono quali regole seguire stanno creando un precedente pericoloso che mina l’intero ordine globale mentre la segretaria di Amnesty International Agnès Callamard ha chiesto ai governi, specialmente europei, di resistere ai «deal» che favoriscono solo i potenti e di non cedere alla coercizione.
Si assiste a un’applicazione a macchia di leopardo delle regole: un crimine viene condannato se commesso da un nemico, ma tollerato se compiuto da un alleato. Questo comportamento mina la credibilità dell’intero sistema legale internazionale. Molti Stati stanno abbandonando le grandi arene di cooperazione per creare alleanze più ristrette o agire unilateralmente, favorendo la «legge del più forte» rispetto alla legalità condivisa.
Nonostante queste violazioni, il diritto internazionale rimane l’unico strumento per regolare i rapporti tra nazioni; la sua totale scomparsa porterebbe a un disordine globale ancora più violento e privo di limiti.