Dante era di destra o di sinistra?

Giorgia Bonamoneta

15/01/2023

15/01/2023 - 14:09

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L’affermazione di Sangiuliano su Dante padre del pensiero di destra ha fatto subito alzare gli scudi a difesa della cultura libera dall’utilizzo politico. Ma Dante era di destra o di sinistra?

Dante era di destra o di sinistra?

Le parole del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano stanno facendo molto discutere. Ci si domanda se quella del ministro sia stata una provocazione, un tentativo di creare una cultura di destra o una libera interpretazione basata su un errore storico. Alla fine la domanda principe è una: Dante era di destra o di sinistra?

Secondo Sangiuliano il fondatore del pensiero di destra in Italia è stato proprio Dante Alighieri, sottolineando che la destra ha cultura e deve solo affermarla. “Quella visione dell’umano della persona la troviamo in Dante, ma anche la sua costruzione politica credo sia profondamente di destra”, ha detto.

Ma su quali basi il ministro della Cultura si pronuncia in tal senso sul padre della lingua italiana? Le critiche non sono certo mancate, in particolare quelle che ricordano come sia un gioco a perdere confrontare la base culturale di sinistra e la base culturale di destra su personaggi del passato come Dante. Infatti entrambi gli schieramenti hanno nel tempo fatto propri dei personaggi e teorie senza chiedere loro il permesso, schierando a proprio piacimento e comodo la cultura.

Nel mezzo del cammin di nostra vita… mi ritrovai conteso tra destra e sinistra

Non c’è interpretazione più contemporanea di Dante di quella che lo vede smarrirsi nella selva oscura dell’anacronistica divisione fra destra e sinistra. Mettendo da parte la ben nota critica che vede la divisione tra destra e sinistra come un argomento ormai superato - una realtà complessa nel quale l’identità delle due fazioni non è più così netta - la critica a Sangiuliano è quella di voler “creare” la cultura di destra.

C’è chi critica al ministro della Cultura un tentativo di appropriarsi di personaggi della cultura della penisola italiana, questo per tentare di costruire un terreno solido sotto la destra che rappresenta. Sangiuliano sa, nel momento in cui la sta per pronunciare, che quella frase su Dante Alighieri come fondatore del pensiero conservatore italiano è un’opinione forte, criticabile e soprattutto ambigua.

Non è la prima volta che la destra - ma è un’operazione comune anche dall’altra parte della barricata - fa una tale operazione di divisione dei personaggi in categorie come “destra” e “sinistra”, attribuendosi un determinato valore. L’ultima, dopo Sangiuliano, è stata Giorgia Meloni a citare Garibaldi con la frase attribuitagli: “Qui si fa l’Italia o si muore”. Sono esempi semplici e che richiamano un tono di familiarità. Anche senza spiegazioni e senza motivazioni questo genere di citazioni o provocazioni troveranno sempre sostenitori.

Critiche alla frase di Sangiuliano: con Dante non si scherza

Le critiche all’affermazione del ministro della cultura Sangiuliano non sono mancate. Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione cultura, ha chiesto al ministro di lasciare stare almeno Dante, non scomodando il padre la lingua italiana per analisi caricaturali. Anche la presidente del gruppo Azione-Italia Viva in Senato, Raffaella Paita, ha commentato su Twitter che il ministro della Cultura ha qualche problema con la storia e quindi la Meloni ha qualche problema con la scelta dei suoi ministri.

La critica più corposa arriva però dal co-portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Angelo Bonelli. Questo ha ricordato come sia impossibile tentare un riferimento a Dante come fondatore del pensiero di destra in Italia perché basterebbe menzionare come Dante sia stato esiliato dai Guelfi Neri perché stava con i Guelfi Bianchi.

Il ministro della Cultura fa riferimenti culturali sbagliati, perché dovrebbe sapere che Dante nel 1302 fu costretto all’esilio proprio perché militava con i Guelfi Bianchi e voleva uno Stato laico, attaccava duramente il trasformismo della politica e auspicò la funzione regolatrice del diritto e la socialità dell’uomo, temi che non sono propri della destra di Giorgia Meloni”. Per questo Bonelli chiude con una frecciatina ai veri riferimenti culturali della destra come Donald Trump e Jair Bolsonaro.

Dante né di destra né di sinistra: la questione è chiusa

Lo stesso Sangiuliano in conclusione del suo commento dice “dobbiamo liberare la cultura che è tale solo se è libera, se è aperta, se è dialettica”. Quanto affermato su Dante è stato subito circoscritto quindi a un’iperbole, ma soprattutto è stato giustificato da Fratelli d’Italia sottolineando come Dante sia “padre della lingua italiana e della patria, concetti che alla sinistra non piacciono”, come ha affermato il deputato Federico Mollicone (FdI).

Dante è padre della patria e “inventore” della lingua italiana, la sua figura è tanto importante per la nostra cultura quanto è più facilmente e ambiguamente interpretabile. Da destra a sinistra la tendenza è quella di appropriarsi della cultura e di piegare la storia a interpretazioni di comodo; la verità è che ci sono pensatori di destra e di sinistra apertamente schierati, ma l’operazione di attribuzione postuma dei padri fondatori dell’Italia è una strategia tipicamente di destra.

Silvia Tatti, presidente dell’Associazione degli italianisti, ha commentato su Domani la dichiarazione di Sangiuliano. Tatti chiede che nessuna epoca e nessuna parte politica si approprio di scrittori che appartengono al mondo intero. Ancora più duro il commento di Massimo Cacciari su Repubblica:

Ma come si fa? Dante è un rivoluzionario, un eretico, un uomo contro tutti. Dante è esule nei confronti di qualsiasi casa politica consolidata del suo tempo, a cominciare dalla teologia politica ufficiale. Può essere di destra tutto questo? [...] Non si può fare di un innovatore un conservatore.

La verità è che Dante non è né di destra né di sinistra perché l’esercizio del suo pensiero non può essere ingabbiato in un sistema di valori contemporaneo e che è influenzato da guerre di stampo mondiali e ventennio fascista, solo per citare gli accadimenti del secolo lungo.

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