Al World Economic Forum 2026 che si è appena concluso a Davos anche lo sport ha trovato un suo spazio in mezzo ai numerosi incontri, convegni, dibattiti e analisi che hanno caratterizzato l’annuale appuntamento svizzero.
Probabilmente ad attirare la maggior parte di attenzioni e riflessioni sono stati altri temi e altri argomenti affrontati nel corso del Forum, eppure il report che è stato presentato relativo allo sport, alla sua economia e ai notevoli impatti che le discipline sportive e le loro ricadute possono generare sulla società è tutto meno che banale.
L’analisi presentata infatti restituisce con rinnovata forza il concetto per cui lo sport non è solo sport, ma può essere molto di più di una semplice competizione tra atleti.
L’economia sportiva vale 2,3 trilioni di dollari
Addentrandosi nelle pagine del report risalta immediatamente una cifra enorme per dimensioni e per tutti i significati che racchiude in sè. Si legge infatti che l’economia dello sport è un sistema da 2,3 trilioni di dollari in rapida espansione, che entro il 2030 si prevede che questo mercato raggiungerà 3,7 trilioni di dollari, con un tasso di crescita annuo a due cifre rispetto al 7% dell’ultimo decennio, e che entro il 2050 si toccheranno gli 8,8 trilioni di dollari. Previsioni decisamente ottimiste in un contesto internazionale che mai come negli ultimi anni è stato invece condizionato, e anche fortemente, da improvvisi momenti di incertezza se non di vera crisi e recessione. Da questo punto di vista, però, gli analisti sembrano tutti convergere nella direzione di chi vede e intravede nello sport una capacità di adattamento e crescita nei processi di assestamento invidiabile.
Tornando alle cifre, l’analisi del World Economic Forum riconosce nove diversi comparti che aggregati insieme generano i 2,3 trilioni di dollari di cui si è detto in precedenza. Di questi, quattro sono i principali artefici di questi numeri: il turismo sportivo è il segmento che genera il volume maggiore di entrate (circa 672 miliardi di dollari nel 2025) e comprende viaggi, alloggi per spettatori e partecipanti, oltre al turismo d’avventura; gli articoli sportivi ( produzione e la vendita di abbigliamento, calzature e attrezzature sportive); lo sport partecipativo e l’attività fisica che includono centri fitness, eventi di base (corsa, ciclismo, nuoto) e pratiche come yoga e Pilates; infine lo sport professionistico e d’élite che comprende leghe, club e organi di governo, con ricavi derivanti da sponsorizzazioni, diritti mediatici e vendita di biglietti per eventi.
A questi si affiancano industrie che traggono benefici significativi dalla crescita dello sport, pur non essendo focalizzate esclusivamente su di esso: la copertura televisiva e online dello sport, con abbonamenti e pubblicità legata agli eventi; videogiochi a tema sportivo, gioco d’azzardo e scommesse sportive; prodotti proteici e integratori per il recupero muscolare e l’energia; dispositivi indossabili e software (Wearables); fitness tracker, intelligenza artificiale applicata alle prestazioni, GPS e realtà virtuale; infine quelle agenzie e compagnie assicurative che offrono soluzioni specifiche per il settore.
Il caso della Wellness Valley in Italia
Nel report vengono citati anche alcuni esempi virtuosi di realtà che hanno utilizzato e sfruttano lo sport per arrivare a ottenere benefici economici e sociali per i propri cittadini. Tra quelli menzionati ce n’è uno anche italiano che riguarda la cosiddetta Wellness Valley in Emilia Romagna. Si tratta di un ecosistema territoriale situato in Romagna che mira a fare della regione il primo distretto al mondo per competenze nella qualità della vita e nel benessere. Lanciato nel 2003 da Nerio Alessandri, fondatore di Technogym, il progetto coinvolge oltre 400 partner tra istituzioni pubbliche, aziende private, mondo accademico e società civile e si basa sulla progettazione urbana sostenibile e sull’integrazione del movimento nella vita quotidiana.
I benefici di questa iniziativa si osservano sia sotto l’aspetto sociale che dal punto di vista economico. Il monitoraggio effettuato dall’Osservatorio Wellness Valley evidenzia infatti risultati nettamente superiori alla media italiana per quanto riguarda la popolazione attiva: (57,4% dei romagnoli è attivo contro una media nazionale del 49,2%), la riduzione della sedentarietà: (14,9%, quasi la metà rispetto al 27,2% del resto d’Italia) e la salute della Terza Età (gli anziani a rischio disabilità sono l’8,3% contro il 15,9% nazionale e la prevalenza di diabete tra gli over 65 è del 14,4% contro il 19,6% a livello nazionale).
Inoltre il numero di imprese legate al benessere è aumentato del 24% dal 2011, con un settore che oggi impiega oltre 15.000 persone e 2024, la regione ha attratto 1,72 milioni di turisti sportivi e del benessere, con un indotto economico complessivo stimato in circa 2 miliardi di euro. Il modello della Wellness Valley viene ora esportato come «best practice» in altre città italiane, ispirando progetti come Milano Wellness City 2030 e Cortina Wellness Destination.