Nel cuore dell’Arkansas, dove un secolo fa il petrolio alimentava il sogno americano, si prepara una nuova rivoluzione energetica. Ma questa volta non si parla di oro nero: la nuova ricchezza si chiama litio, metallo cruciale per le batterie al litio che alimentano veicoli elettrici, dispositivi mobili e tecnologie strategiche.
Oggi, il bacino di Smackover, una formazione geologica che attraversa Arkansas, Louisiana, Texas e altri stati meridionali, è al centro di una trasformazione radicale. Già noto per i suoi giacimenti di petrolio e bromuro, il sottosuolo del Smackover contiene vaste quantità di salamoie ricche di litio — una risorsa che, se sfruttata efficacemente, potrebbe soddisfare l’intero fabbisogno statunitense.
Secondo lo U.S. Geological Survey, solo nel sud-ovest dell’Arkansas si stima la presenza di fino a 19 milioni di tonnellate di risorse lito-bromurate. Non tutte sono estraibili, ma anche una frazione rappresenterebbe una svolta epocale per un paese che oggi dipende fortemente dall’estero per il proprio approvvigionamento di litio.
Per questo motivo, giganti dell’industria petrolifera come ExxonMobil, Occidental Petroleum e Equinor stanno investendo miliardi per convertire le proprie competenze e infrastrutture all’estrazione diretta del litio (DLE), una tecnologia emergente che promette di cambiare le regole del gioco come fece il fracking per il gas naturale.
L’estrazione diretta del litio è una tecnica che consente di separare il litio dalle salamoie sotterranee senza dover ricorrere all’evaporazione in grandi bacini, un metodo lento, invasivo e adatto solo a climi aridi. La DLE sfrutta materiali assorbenti o solventi chimici per estrarre selettivamente il litio in tempi molto più rapidi (ore invece di mesi), con un minor impatto ambientale e migliori tassi di recupero (70-90% contro il 40-60% dei metodi tradizionali).
Secondo gli esperti, la DLE rappresenta una vera e propria «shale revolution» per il litio: un modo per rendere l’America indipendente dalla filiera cinese del litio, oggi dominante nella raffinazione, nella produzione di batterie e nel controllo dei prezzi globali.
Una delle iniziative più avanzate è quella di Standard Lithium, in partnership con Equinor. Il loro impianto pilota a El Dorado, in Arkansas, ha già processato oltre 120 milioni di litri di salamoie, dimostrando la fattibilità tecnica del progetto. L’obiettivo è avviare la produzione su scala industriale entro la fine del decennio, con costi operativi che potrebbero scendere sotto i 6.000 dollari per tonnellata — un prezzo competitivo anche rispetto alle produzioni sudamericane.
La vicinanza a infrastrutture esistenti, come le condutture e gli impianti chimici gestiti da aziende come Lanxess, riduce significativamente i costi di investimento iniziale, rendendo il modello di business più solido.
Nonostante l’ottimismo, il cammino verso una produzione statunitense di litio competitiva è tutt’altro che facile. I costi complessivi, secondo Benchmark Mineral Intelligence, sono ancora superiori a quelli dei metodi tradizionali usati in Cile, Argentina o Cina. Inoltre, ogni riserva di salamoie ha una “firma chimica” diversa, il che rende difficile standardizzare i processi su vasta scala.
C’è poi la questione politica: la Cina, principale attore del mercato, viene accusata da molti analisti di manipolare i prezzi per scoraggiare i nuovi entranti. Il prezzo del carbonato di litio è crollato dell’80% rispetto al 2022, mettendo a rischio la redditività dei progetti americani in fase di sviluppo.
Anche il sostegno governativo è incerto. Dopo i generosi incentivi fiscali introdotti dall’amministrazione Biden, alcuni esponenti del Congresso stanno cercando di ridimensionare il supporto federale. Tuttavia, l’interesse strategico del progetto ha già attirato l’attenzione dell’amministrazione Trump, che lo ha incluso tra le iniziative da accelerare con una corsia preferenziale nei permessi.
In Arkansas, uno degli stati con il reddito medio più basso degli Stati Uniti, la corsa al litio rappresenta anche una grande opportunità economica e occupazionale. La formazione professionale è già in corso: il South Arkansas College ha avviato programmi per formare tecnici di impianto e operatori chimici, rispondendo alla domanda crescente dell’industria.
La crescita della nuova industria non è esente da tensioni. Il valore crescente delle risorse ha alimentato controversie legali sui diritti di estrazione e le royalties da versare ai proprietari terrieri. Alcuni chiedono fino al 12,5% del valore del litio estratto, ben oltre il 2,5% proposto da Standard.
Ma per le aziende, mantenere royalty basse è fondamentale per restare competitivi a livello internazionale.
Al di là delle sfide, la corsa al litio potrebbe ridisegnare la geopolitica energetica globale. Il dominio cinese preoccupa le democrazie occidentali, che vedono nella DLE americana una possibilità concreta di costruire una filiera nazionale: dall’estrazione fino alle gigafactory.
Con decine di progetti in fase di sviluppo in tutto il mondo e un’attenzione crescente verso l’ambiente, il litio da salamoie con DLE potrebbe diventare il fulcro di un nuovo equilibrio globale. E l’Arkansas, un tempo cuore della corsa al petrolio, si prepara a diventare la nuova frontiera della transizione energetica.
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