Dalla dipendenza russa a quella americana? Il nuovo rebus energetico dell’Europa

Andrea Muratore

07/02/2026

L’Europa ha davvero cambiato padrone del gas? I numeri che fanno discutere. Il gas USA divide Bruxelles.

Dalla dipendenza russa a quella americana? Il nuovo rebus energetico dell’Europa

Dalla dipendenza russa a quella americana? I confronti tra le importazioni di gas via tubo dalla Russia da parte dell’Unione Europea prima dell’invasione dell’Ucraina e quelle di gas naturale liquefatto statunitense sono ancora lontani, dato che la quota di quest’ultimo nel mix energetico europeo non raggiunge il 40% che l’oro blu di Mosca aveva nell’anteguerra, ma il tasso di crescita è tale da far emergere varie riflessioni.

I dati Eurostat parlano chiaro. Nel 2025 l’America ha fornito all’UE il 59,9% del loro gas naturale liquefatto. E dato che il Gnl pesa per oltre un quarto del totale delle importazioni (circa il 27% per la precisione), la quota americana si attesta a seconda dei trimestri tra il 15 e il 16% delle forniture complessive. Se si pensa che nel 2019 il GNL pesava per il 4% delle importazioni e che fino al 2021 la quota USA in questo mercato oscillava tra il 20 e il 24% annuo, abbiamo l’idea di una tumultuosa espansione. Il Vecchio Continente sta ampliando la sua infrastruttura per la ricezione di GNL, soprattutto a stelle e strisce, mentre il gas in generale e le importazioni via tubo, di cui ora Norvegia e Algeria sono diventate le prime fornitrici, sono ritenuti asset da dismettere in ottica futura per ragioni di sicurezza, autonomia e ecologismo.

«I paesi dell’UE hanno speso circa 258 miliardi di euro per le importazioni di GNL dall’inizio del 2022 a giugno 2025», nota l’Institute for Energy Economics and Financial Analysis, sottolineando che non solo Washington si è arricchita e «di questi, 117,4 miliardi di euro provenivano dagli Stati Uniti e 37,5 miliardi di euro dalla Russia», da cui l’import di GNL è stato recentemente bandito via sanzioni. Ebbene, va nella direzione di rinsaldare il rapporto energetico con gli USA la spinta a aumentare le costruzioni di terminal per la rigassificazione nonostante la previsione di un calo dell’uso dell’oro blu nel mix energetico europeo. Per ragioni di costi, che possono essere 3-4 volte superiori a quelli del gas via tubo, e per sicurezza il Gnl è ritenuto subottimale rispetto a quello via tubo e, dunque, la sua importazione non preferibile.

Per scelta geostrategica l’UE ha, dal 2022, incentivato gli acquisti di gas americano, incentivando la sua dipendenza energetica dall’alleato di oltre Atlantico. Il destino era scritto: sostituire la dipendenza da un rivale con quella indotta e antieconomica da un alleato è una strada subottimale e che ha creato cortocircuiti negli ultimi mesi, quando la stessa Commissione von der Leyen che con RePower Eu nel 2022 ha spinto sul GNL a stelle e strisce ha iniziato a porsi dei dubbi sul legame con l’America di Donald Trump in seguito all’esplicita dichiarazione delle mire di Washington sulla Groenlandia. L’European Council on Foreign Relations nota che “i nuovi contratti GNL a lungo termine potrebbero aumentare la dipendenza dell’UE dal gas statunitense a circa il 40% entro il 2030”. Una quota simile a quella russa dell’anteguerra. Uno scenario auspicabile? Washington non è Mosca e per l’UE resterà, giocoforza, alleato. Ma alleanza non vuol dire vassallaggio, per quanto sia Joe Biden che Donald Trump non abbiano fatto mistero di ritenere subordinata l’Europa, junior partner per il primo e infido compagno di viaggio per il secondo. In entrambe le amministrazioni, mercato di sbocco per il gas da spremere in nome dell’alleanza transatlantica.

Ma la dipendenza dal GNL americano riduce la competitività dell’industria e può alzare le bollette dei Paesi europei, per via del maggior costo, proprio mentre la transizione cerca di superare la dipendenza dall’oro blu e si cercano forme di autonomia europea strutturate. L’ECFR invita a riflettere sul fatto che l’UE “dispone di un portafoglio di approvvigionamento di gas più diversificato rispetto al 2021, con fornitori che includono paesi come Algeria, Nigeria, Norvegia, Qatar e Trinidad e Tobago” e, inoltre, “il volume complessivo delle importazioni di gas nell’UE è diminuito da 361 miliardi di metri cubi nel 2021 a 313 miliardi di metri cubi nel 2025”. Un tracciato importante su cui muoversi così da non dover dipendere da nessuno. Moltiplicare i fornitori e ridurre i consumi è la via maestra per l’autonomia energetica, che non potrà essere data all’Europa di nessuno. Sicuramente non dalla rivale Russia. Ma nemmeno dall’alleata America.