Silenziosamente, poco noto al grande pubblico e con passo felpato da alcuni anni nella finanza italiana sta emergendo una nuova potenza: Ion, assieme al suo proprietario Andrea Pignataro, classe 1970, bolognese trapiantato tra Londra e la Svizzera che sta costruendo un impero, passo dopo passo.
Pignataro, il finanziere nell’ombra
Pignataro, 53 anni, residente a Sankt Moritz e attivo tra Milano e Londra, è una figura che preferisce restare nell’ombra. Il suo network di società, con sede principalmente in Lussemburgo e Irlanda, di cui è difficilissimo seguire le tracce e ottenere i bilanci, rivela la sua attiva presenza nel sistema finanziario. Pignataro sta tracciando una strategia sostanzialmente diversa rispetto alla tradizione del contesto finanziario italiano, notoriamente poco incline alle scalate a debito. Mentre la prassi comune nel panorama finanziario nazionale è stata caratterizzata da una certa avversione nei confronti di elevati livelli di indebitamento, Pignataro ha adottato un approccio più audace e orientato all’indebitamento a leva per finanziare le sue operazioni.
Di recente su Ion e Pignataro è stato messo il faro per la possibilità che il governo Meloni applichi il golden power per prescrivere alcuni limiti alla sua strategia di espansione in Italia. Passo dopo passo, Pignataro emerge come il nuovo protagonista, con discrezione, nel panorama finanziario italiano. Attraverso la sua Ion Investment Corporation, il finanziere emiliano ha superato negli ultimi anni praticamente ogni altro attore privato nazionale in termini di investimenti ed espansione nel nostro Paese. La crescita di Pignataro, nato a Bologna nel 1970, è avvenuta spesso in sordina, ma con una volontà metodica di creare un conglomerato privato di notevole rilievo.
L’affare Prelios
Nei mesi scorsi, Pignataro ha effettuato un investimento significativo di 1,35 miliardi di euro per acquisire Prelios, importante colosso del risparmio gestito con sede a Milano, attivo nella gestione di crediti deteriorati, esposizioni unlikely-to-pay e fondi immobiliari, con un portafoglio di valore pari a 40 miliardi di euro. L’accordo è stato concluso con il fondo americano Davidson Kempner per l’acquisizione del gruppo milanese presieduto dal dominus di Fondazione Crt e già vicepresidente e regista della nascita di Unicredit, Fabrizio Palenzona, che ricopre la carica di presidente, e Riccardo Serrini, Ceo.
Con questa transazione, gli investimenti promossi da Pignataro negli ultimi tre anni sono saliti a 5,7 miliardi di euro. Il veicolo principale è la Bessel Capital, con sede in Lussemburgo e il cui capitale è per l’85,7% di proprietà di Ion, che la controlla con il sostegno del fondo sovrano di Singapore Gic (10%) e Serfis della famiglia Strazzera di Milano. La «collana di perle» che Bessel, per conto di Ion e Pignataro, ha costruito comprende molti gioielli del mondo imprenditoriale nazionale. Cerved, Cedacri e ora Prelios sono solo alcuni degli affari che costellano il percorso di acquisizioni di Pignataro, iniziato nel 2021.
Prometeia nel mirino per la “Bloomberg italiana”?
Il suo obiettivo sembra ora rivolgersi anche a Prometeia, storica società di consulenza manageriale e studi macroeconomici con sede a Bologna. Il piano potrebbe sfociare nella creazione di una sorta di “Bloomberg italiana”, un attore capace di combinare analisi di scenario economico, proiezione divulgativa al mercato, elaborazione finanziaria e gestione di asset preziosi che vanno da un ricco portafoglio crediti al mondo del real estate, Porta d’accesso al rapporto con grandi banche e fondazioni. Con le quali, del resto, Pignataro sa già venire a patti. Negli anni, infatti, oltre agli investimenti già menzionati, ha acquisito una quota del 9,8% in Illimity, la banca di Corrado Passera, per 80 milioni di euro. Possiede anche il 2% nel Monte dei Paschi di Siena, per 50 milioni, e detiene il 9,9% nel Fondo strategico italiano.
Un raro esempio di conglomerato italiano
Ion rappresenta un esempio raro in Italia di creazione di un conglomerato integrato tra diversi settori, con una forte presenza nel delicato utilizzo dei dati per la finanza. Le sue partecipazioni chiave in settori come la finanza e l’immobiliare suggeriscono una centralità crescente nello scenario economico italiano. Pignataro, pur essendo meno noto, si dimostra attivo e influente tra Italia, Regno Unito, Irlanda e Lussemburgo, richiedendo un’analisi attenta e pragmatica delle sue mosse in continua evoluzione: rappresenta un netto scarto dalla consuetudine italiana, che solitamente ha privilegiato una gestione finanziaria più prudente e conservatrice. La scelta di Pignataro di utilizzare ampiamente il debito per i suoi investimenti riflette una mentalità più in linea con le strategie tipiche del mondo finanziario internazionale, soprattutto in contesti come quello statunitense e britannico, dove tali pratiche sono più comuni.
La sua predisposizione all’indebitamento massiccio potrebbe essere interpretata come una mossa audace e innovativa, ma allo stesso tempo solleva interrogativi e preoccupazioni, specialmente in un contesto finanziario italiano che tradizionalmente ha preferito un approccio più cauto. Questo cambiamento di paradigma finanziario da parte di Pignataro potrebbe essere uno dei motivi di attenzione da parte del governo italiano, che sta valutando attentamente l’impatto e la sostenibilità di una simile strategia nel contesto economico nazionale. E soprattutto la congruità con le logiche di mercato e concorrenza
Golden power su Ion?
Inoltre, la sua preferenza per l’indebitamento massiccio potrebbe essere vista come un segno della sua fiducia nelle opportunità di crescita e nelle potenzialità del mercato italiano, benché questa visione differisca notevolmente dalla prudenza finanziaria più tradizionale. La sua audacia nel ricorrere al debito come strumento principale per finanziare le acquisizioni potrebbe influenzare il modo in cui il governo valuta l’operazione Ion-Prelios e l’espansione generale di Pignataro nel contesto finanziario italiano.
Il giovane e preparato studioso del rapporto tra diritto, economia e politica, Luca Picotti, autore del saggio “La legge del più forte”, ha di recente commentato parlando a StartMag il fatto che Meloni e i suoi potrebbero chiedere Pignataro prescrizioni sul suo affare più recente per far sì che gli affari del finanziere bolognese non spostino troppo oltre confine il baricentro delle sue operazioni: “l’operazione Ion-Prelios è interessante”, ha detto. «Più che sulla strategicità della società target (Prelios), ipotizzabile ma di certo non così rilevante», ha aggiunto Picotti, “l’attenzione del governo pare essere indirizzata sull’espansione, in generale, di Pignataro, bolognese ormai trapiantato a Londra e il cui impero fin-tech non parla italiano: la progressiva penetrazione nel mercato domestico, il massiccio ricorso al debito negli investimenti, l’accumulo di dati e asset sensibili. Il possibile utilizzo del golden power sembra guidato proprio dalla diffidenza verso tale espansione”.
La domanda, in ogni caso, resta aperta: dove vuole arrivare Pignataro? A cosa punta il giovane alumno dell’Alma Mater di Bologna diventato finanziere d’assalto? A costruire un suo “salotto” o a entrare con le credenziali dei risultati in quelli già esistenti? A portare un approccio di mercato alla anglosassone nel sistema-Italia, sulla scia del modello che sta portando avanti soprattutto Mediobanca, o a condizionare con un conglomerato nuovo di zecca le logiche del capitalismo italiano? E con che rapporti con la politica? Tutte domande che restano fortemente aperte. E dalle mosse future del finanziere capiremo se si potrà, strutturalmente, dar loro risposta.