Dal Messico alla Cina. Chi controlla davvero il metallo più strategico del tech?

Andrea Muratore

24/01/2026

Perché il metallo che muove smartphone e pannelli solari sta diventando rarissimo e può diventare un’arma geopolitica?

Dal Messico alla Cina. Chi controlla davvero il metallo più strategico del tech?

Il rally dell’argento fa discutere operatori finanziari e industriali a tutto campo per gli impatti che sta provocando sia sulle quotazioni del prezioso metallo sia su diverse filiere che fanno affidamento sulla fornitura d’argento per funzionare.

Ne ha parlato anche Elon Musk a Davos, dove è intervenuto nella giornata di giovedì: discutendo degli effetti delle politiche tariffarie Usa per colpire l’offerta cinese di pannelli fotovoltaici l’uomo più ricco del mondo ha citato anche i colli di bottiglia degli approvvigionamenti di argento tra le concause che possono rallentare il ciclo delle rinnovabili negli States. Musk non è nuovo a queste esternazioni: già a fine dicembre avvertiva del rischio sottolineando che la Cina potrebbe decidere per la weaponization dell’argento rallentando o contingentando l’export.

L’argento nell’ultimo anno è passato da 30,3 a 103 dollari all’oncia come quotazione, un aumento di circa il 240% che ha creato un vero e proprio superciclo di questo asset strategico e messo in subbuglio le prospettive di fornitura.

L’argento è, come ha ricordato Musk, fondamentale per la sua natura di metallo strategico per il settore fotovoltaico, che ne è grande utilizzatore. E vista la corsa globale della generazione da energia solare, lo sarà sempre di più. Un recente paper accademico pubblicato sulla rivista «Resource, Conservation and Recycling» da un team guidato dalla ricercatrice del Dipartimento di Green Chemistry & Technolohy dell’Università di Gent Vittoria Cattaneo ha rilevato che «l’industria solare sarà la fonte di domanda di argento in più rapida crescita, raggiungendo le 10.000-14.000 tonnellate all’anno (29-41% dell’offerta). Nonostante una crescita più lenta, la domanda da parte dei settori concorrenti potrebbe salire a 38.000-40.000 tonnellate all’anno», in un contesto in cui entro il 2030 l’industria potrà coprire solo i due terzi delle richieste. La coperta è corta anche perché, nota il team che ha prodotto lo studio (dal titolo Forecasting silver demand and supply by 2030: Impact of silver-intensive photovoltaic cells and sectoral competition), «dato che il 72% dell’argento primario viene prodotto come coprodotto, è improbabile un’espansione significativa della produzione primaria entro il 2030».

La connettività termica dell’argento raggiunge i 429 W/mK, che consente ai dispositivi di gestire un flusso elettronico crescente che, unita alla minor dissipazione energetica dello stesso metallo, lo rende vitale per il fotovoltaico ma anche per l’elettronica di base. Mediamente ogni tre smartphone prodotti si trova un grammo di argento, per fare un esempio. E inoltre, Discovery Alertsegnala che:

“I processi di produzione di semiconduttori si affidano sempre più all’argento per applicazioni specializzate in cui materiali alternativi non possono offrire prestazioni equivalenti e con l’espansione della capacità produttiva di semiconduttori a livello globale, in particolare in risposta alle iniziative di resilienza della supply chain, il consumo di argento in questo settore continua a crescere”.

Aggiungiamo a ciò la domanda tradizionale da settori come il medico-sanitario e quello dei gioielli e avremo il perimetro di una pressione di mercato notevole.

Visual Capitalist segnala che dal 2021 al 2025 lo squilibrio tra domanda e offerta si è ridotto, con il gap di disponibilità di mercato che è due terzi più basso del post-Covid. Cinque Stati controllano il 69% della produzione mondiale di argento. Due sono in America Latina: primo il Messico, che Farmonaut prevede estrarrà 6.450 tonnellate nel 2026 (22,8% del mercato globale), secondo il Perù con 4.200 (14,9%). Seguono la Cina (3.800 tonnellate, 13,1% dell’estrazione), la Russia (2.850 tonnellate, 10%) e l’Australia (2.320, 8,2%). Segue la Bolivia, con 1.400 tonnellate, a ampliare la proiezione latinoamericana del settore, che del resto ha reminiscenze note a chi conosce la storia: fu la fame di argento a spingere i Conquistadores spagnoli in Messico e sulle Ande cinque secoli fa, fu la corsa alle risorse a contribuire al dominio delle terre dove si estendevano gli imperi precolombiani. In un’epoca di nuovo imperialismo estrattivo che cerca risorse per alimentare un settore tecnologico globale sempre più dinamico, che ha fame di materie prime critiche, ogni asset e ogni capacità estrattiva ha valore economico e geopolitico.

La crescita della domanda e del prezzo dell’argento mostra quanto il superciclo odierno alimenti una corsa al dominio delle filiere che è tanto più serrata quanto più c’è asimmetria tra i maggiori centri di produzione di una materia e la distribuzione dell’industria utilizzatrice. Cosa che per l’argento è a dir poco palese.