Il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), istituito nel 2012 tra i 20 paesi dell’area dell’euro, rappresenta un organismo intergovernativo che svolge un ruolo cruciale nell’assicurare stabilità finanziaria agli Stati membri in difficoltà.
La sua funzione principale è quella di fornire assistenza finanziaria sotto determinate condizioni a paesi con un debito pubblico sostenibile ma con difficoltà nell’ottenere finanziamenti dai mercati.
Cronologia degli eventi
2010-2011
Inizia il dibattito sul MES. Nel 2010, durante la crisi dei debiti sovrani, si inizia a discutere della necessità di un meccanismo stabile per gestire le crisi finanziarie. Nel 2011, una prima versione del MES viene votata dal Parlamento europeo e firmata dal governo italiano guidato da Silvio Berlusconi.
2012
Una nuova proposta del MES sostituisce la versione precedente e viene ratificata nel 2012, durante il governo di Mario Monti. La seconda versione riceve il voto favorevole dal centrodestra, esclusa la Lega.
2013-2018
Durante i governi Letta, Renzi e Gentiloni, non si registrano ripensamenti sulla partecipazione al MES.
2018
Il governo Conte I esprime critiche sulla riforma del MES, ma la situazione si modifica con il governo Conte II, che firma la riforma il 27 gennaio 2021.
2021
Il governo Draghi evita di affrontare la questione MES. Si attende il lasciapassare di tutti gli stati membri per la piena entrata in vigore del MES, ma l’Italia rimane un’eccezione.
2023
Il governo Meloni è chiamato a decidere sulla ratifica del MES. Posizioni differenziate tra partiti, con Forza Italia e il ministro dell’Economia, Giorgetti, possibilisti, e Lega e Fratelli d’Italia contrari.
Come funziona
Il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) opera attraverso la concessione di assistenza finanziaria ai paesi membri dell’area dell’euro che, pur mantenendo un debito pubblico sostenibile, affrontano temporanee difficoltà di finanziamento sui mercati. La condizionalità della assistenza varia in base agli strumenti utilizzati: nei prestiti, assume la forma di un programma di aggiustamento macroeconomico dettagliato in un memorandum, mentre per le linee di credito precauzionali, destinate a paesi economicamente sani ma colpiti da shock avversi, la condizionalità è meno stringente.
Il MES è guidato da un Consiglio dei Governatori, composto dai 19 Ministri delle Finanze dell’area dell’euro. Questo consiglio, che decide all’unanimità su tutte le principali questioni, inclusa l’approvazione di assistenza finanziaria, può operare a maggioranza qualificata dell’85% del capitale in situazioni di minaccia alla stabilità finanziaria ed economica dell’area dell’euro, su richiesta della Commissione europea e della BCE.
Contributi finanziari
Il capitale sottoscritto del MES è di 704,8 miliardi di euro, di cui solo 80,5 sono stati versati, e la sua capacità di prestito ammonta a 500 miliardi di euro. L’Italia ha contribuito sottoscrivendo 125,3 miliardi, di cui oltre 14 sono stati versati. I diritti di voto dei membri del Consiglio sono proporzionali al capitale sottoscritto dai rispettivi paesi. Germania, Francia e Italia, con diritti di voto superiori al 15%, possono imporre il veto anche in situazioni di urgenza.
Contributi sottoscritti
Fonte: ESM
In cosa consiste la riforma del Mes
La proposta di riforma del Trattato istitutivo del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) mira a modificare le condizioni per l’erogazione di assistenza finanziaria e le responsabilità del MES in tale contesto, apportando cambiamenti di portata limitata. La riforma non contempla né anticipa un meccanismo di ristrutturazione dei debiti sovrani, né conferisce al MES compiti di sorveglianza macroeconomica.
Un elemento chiave della riforma è l’assegnazione di una nuova funzione al MES, ovvero fornire un backstop finanziario al Fondo di risoluzione unico (SRF) nell’ambito delle crisi bancarie. La riforma sottolinea che la ristrutturazione del debito sovrano coinvolgendo il settore privato è limitata a casi eccezionali. La modifica proposta alle clausole di azione collettiva (CACs) a partire dal 2022 è volta a semplificare il processo di ristrutturazione del debito, consentendo una sola deliberazione dei detentori di titoli pubblici per modificare i termini di tutte le obbligazioni (single limb CACs). L’obiettivo è rendere più ordinato e prevedibile il processo di ristrutturazione, riducendo i costi legati all’incertezza sulle modalità e sui tempi della sua attuazione, a vantaggio sia del paese debitore sia dei creditori.
Va sottolineato che la riduzione di tali costi rappresenta solo una frazione dei costi totali di un default, e non aumenta la probabilità di insolvenza. Il vero deterrente al default rimane rappresentato dalle gravi conseguenze economiche e sociali che ne deriverebbero. Analogamente a quanto accadde nel 2013 con l’introduzione delle attuali CACs, la modifica proposta potrebbe contribuire a una diminuzione dei premi per il rischio sui titoli pubblici di tutti i paesi dell’area, compresi quelli italiani. È fondamentale tenere presente che la probabilità di default dipende principalmente dalle politiche economiche adottate dai singoli paesi, mentre il capitale del MES rimane invariato insieme alle regole che ne disciplinano eventuali contributi finanziari.
Funzionamento del backstop
Fonte: ESM