Il MEF avvia una nuova emissione di bond in dollari in modalità triple tranche (2031, 2036, 2056). Il sindacato di grandi banche d’affari USA punta a intercettare gli investitori globali.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) scalda i motori per una nuova importante operazione di rifinanziamento sui mercati internazionali. Attraverso il comunicato ufficiale n. 79, pubblicato oggi, il Tesoro ha annunciato di aver affidato il mandato a un pool di primarie banche d’affari globali per il collocamento di una nuova emissione di titoli di Stato denominati in dollari USA. L’operazione, che si concretizzerà nel prossimo futuro in base alle condizioni di mercato, si strutturerà in modalità triple tranche, andando a coprire tre diverse scadenze temporali posizionate lungo tutta la curva dei rendimenti.
I dettagli dell’operazione e le banche coinvolte
Per gestire una transazione così delicata e strategica, il MEF ha scelto la via del sindacato di collocamento, affidando l’incarico a quattro colossi del credito globale: BofA Securities Europe SA, Citigroup Global Markets Europe AG, Goldman Sachs Bank Europe SE e Morgan Stanley Europe SE. Saranno questi istituti a raccogliere gli ordini e a sondare l’appetito dei grandi investitori istituzionali globali.
I nuovi titoli rientrano nel consolidato Programme for the Issuance of Debt Instruments della Repubblica Italiana e avranno tre scadenze ben distinte: il 14 luglio 2031, il 14 luglio 2036 e il 14 luglio 2056. Il Tesoro ha così deciso di strutturare l’offerta per intercettare diverse tipologie di investitori: da chi cerca scadenze a medio termine a chi, come i fondi pensione o le assicurazioni, necessita di asset a lunghissimo termine (fino a trent’anni) per coprire le proprie passività.
Perché l’Italia emette debito in dollari?
La scelta del Ministero guidato da via XX Settembre di emettere titoli in valuta statunitense risponde a una precisa strategia di gestione del debito pubblico, che permette anzitutto all’Italia di diversificare la propria base di investitori, uscendo dai confini dell’Eurozona e attirando grandi fondi d’investimento americani, asiatici o del Medio Oriente che operano prevalentemente in biglietti verdi. In secondo luogo, queste operazioni consentono di ottimizzare i costi di finanziamento e di testare il grado di fiducia dei mercati internazionali nei confronti della tenuta economica e dei conti pubblici del Paese.
L’attenzione dei mercati è ora rivolta alla determinazione del pricing e dei rendimenti offerti, che verranno fissati non appena il sindacato delle banche aprirà ufficialmente gli order book, sancendo così il ritorno ufficiale dell’Italia sul mercato obbligazionario in valuta estera.