Gran parte dell’entusiasmo del mondo degli investimenti per l’intelligenza artificiale nasce dal suo potenziale di rendere la vita più efficiente e produttiva. Se la tecnologia offrirà motori di ricerca migliori, modi più semplici per fare acquisti o agenti AI in grado di organizzare e prenotare le prossime vacanze, enormi mercati digitali potrebbero aprirsi.
Ma cosa accadrebbe se milioni di persone desiderassero dall’AI qualcosa di più personale e profondo — e in molti casi avessero già iniziato a trovarlo?
Man mano che parlare con un chatbot diventa un’attività quotidiana, le aziende tecnologiche stanno scoprendo comportamenti nuovi e inattesi da parte degli utenti, insieme a un crescente livello di attaccamento emotivo. Sempre più persone non vedono l’AI solo come uno strumento utile, ma come un terapista, un coach di vita, una musa creativa o semplicemente qualcuno con cui parlare. Secondo Sam Altman, CEO di OpenAI, presto “miliardi di persone” si affideranno a ChatGPT per consigli su “decisioni importanti della loro vita”.
Le aziende capaci di soddisfare questi bisogni personali possono instaurare rapporti profondi con i propri utenti. Ma tutto ciò comporta rischi notevoli e, come spesso accade con le nuove tecnologie, chi è in prima linea tende a reagire ai problemi solo dopo che si manifestano, anziché agire con prudenza preventiva.
Due episodi recenti di OpenAI mostrano il potenziale e le insidie di questa trasformazione. Ad aprile, una nuova versione di uno dei suoi modelli ha mostrato un preoccupante grado di compiacenza, arrivando — secondo la stessa azienda — a “validare dubbi, alimentare rabbia, incoraggiare azioni impulsive o rinforzare emozioni negative”. La causa, spiegano, è stata una crescente e inattesa tendenza degli utenti a rivolgersi a ChatGPT per consigli profondamente personali, ai quali l’AI, nel tentativo di essere utile, rispondeva confermando le emozioni già presenti.
Poi, il lancio tanto atteso di GPT-5, la più grande evoluzione tecnologica di ChatGPT degli ultimi due anni, ha suscitato proteste inaspettate. Molti utenti erano affezionati a un modello precedente e hanno percepito il sostituto come meno empatico. La reazione ha rivelato un attaccamento “diverso e più forte” rispetto al passato: la personalità del vecchio modello era percepita come particolarmente rassicurante, e la sua scomparsa è stata vissuta come una perdita personale.
Questi episodi mostrano come, migliorando strumenti che entrano in modo sempre più significativo nella vita privata delle persone, aziende come OpenAI stiano conducendo un enorme esperimento sociale. È difficile non intravedere un parallelo con i primi anni dei social media, quando la corsa a conquistare utenti portò a trascurare gli effetti di lungo periodo delle piattaforme.
Il paradosso è evidente: le aziende AI vogliono che i loro modelli esprimano tratti profondamente umani, ma allo stesso tempo devono evitare che gli utenti sviluppino una dipendenza o dimentichino di stare interagendo con una macchina. Nelle specifiche pubblicate su come dovrebbero comportarsi i modelli, OpenAI indica qualità come empatia, calore, gentilezza, curiosità e “ottimismo razionale”, precisando però che non devono mai “fingersi umani o avere emozioni”.
Tuttavia, non serve credere che un sistema AI sia cosciente per sviluppare un attaccamento emotivo e psicologico. Più le interazioni sono “naturali”, maggiore è il livello di fiducia. Altman ha avvertito del rischio che le persone possano trovare un chatbot coinvolgente nell’immediato, pur essendo “spinte inconsapevolmente lontano dal loro benessere a lungo termine”. Come accaduto con i social media, questo carica le aziende tecnologiche di una grande responsabilità, che si scontra con incentivi economici orientati al guadagno rapido.
Nonostante i rischi, la corsa a sviluppare forme più personali di intelligenza artificiale è già iniziata. Mark Zuckerberg, CEO di Meta, ha dichiarato che la sua azienda è più preparata di altre grandi società AI a creare una “superintelligenza personale” capace, tra le altre cose, di migliorare le relazioni online degli utenti. Allo stesso tempo, ha ipotizzato che l’AI possa ridurre la necessità di avere più di una manciata di amici. Questo divario tra possibili scenari mostra quanto incerto sia il futuro dell’intelligenza artificiale e quanto delicato sarà bilanciare benefici e rischi.
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