Dal 2025 stipendio più basso per 14 milioni di italiani, ma Meloni non ne parla

Alessandro Cipolla

08/04/2024

Niente soldi per la proroga del taglio del cuneo fiscale: dal 2025 lo stipendio di 14 milioni di italiani probabilmente sarà meno pesante. Il silenzio di Meloni e del governo.

Dal 2025 stipendio più basso per 14 milioni di italiani, ma Meloni non ne parla

Gli stipendi di 14 milioni di italiani rischiano seriamente di essere più leggeri a partire dal 2025. Un’eventualità che in questo momento appare essere quasi una certezza, nel silenzio generale del governo e della premier Giorgia Meloni ben attenti a non agitare le acque in vista delle elezioni europee in programma l’8 e 9 giugno.

Bisogna dire però le cose come stanno: il taglio del cuneo fiscale che ha reso gli stipendi di milioni di lavoratori più pesanti difficilmente verrà prorogato, visto che questo significherebbe un esborso in questo momento proibitivo per le traballanti casse dello Stato.

Stando a quanto si apprende, la prossima legge di Bilancio dovrebbe avere una portata totale di circa 22 miliardi; Meloni vorrebbe una maggiore flessibilità da parte dell’Europa per potere spendere 8 miliardi: la trattativa però non sarà facile.

Lo scorso anno la misura è stata prorogata grazie allo scostamento di bilancio, ma adesso con il ritorno dei vincoli del Patto di Stabilità - l’Italia sicuramente a fine giugno riceverà una lettera da Bruxelles riguardante l’apertura di una procedura di infrazione per eccessivo deficit - il governo dovrà fare le proverbiali capriole per non abbassare gli stipendi di milioni di lavoratori dipendenti.

Stipendi più bassi dal 2025: il perché del rischio

Nell’ultima legge di Bilancio il governo Meloni ha confermato anche per il 2024 il taglio del cuneo contributivo per la quota a carico dei lavoratori dipendenti: la sforbiciata è rimasta al 6% per le retribuzioni mensili imponibili fino a 2.692 euro e al 7% per quelle fino a 1.923 euro.

La misura introdotta dal governo Draghi e poi confermata dall’esecutivo di centrodestra è stata prorogata per tutto il 2024, ergo senza un rifinanziamento cesserà di essere in vigore il prossimo 31 dicembre.

Costo totale per gli stipendi 10 miliardi - è stata la misura più costosa dell’ultima legge di Bilancio -, con lo Stato che ha messo di tasca propria una parte dei contributi pensionistici a carico di circa 14 milioni di lavoratori.

In sostanza negli ultimi due anni 14 milioni di italiani hanno avuto uno stipendio più pesante grazie a questa esosa misura, che però andrà in scadenza a fine anno e al momento non sembrerebbero esserci i presupposti per essere prorogata ulteriormente o per diventare strutturale.

Come sottolineato da Pagella Politica, bisogna ricordare che in Italia il cuneo fiscale vale in media il 45,9% della retribuzione lorda, contro una media dei Paesi Ocse pari al 34,6%.

Il taglio di conseguenza è stato accolto con favore da tutte le forze politiche, però ha un costo molto alto che l’Italia probabilmente a partire dal 2025 non potrà più permettersi vista l’imminente procedura di infrazione e la probabile manovra correttiva.

Sugli stipendi il silenzio di Meloni

In questo periodo Giorgia Meloni probabilmente avrà ben stampata in mente una delle più celebri massime di Eduardo De Filippo: “Adda passà ’a nuttata”. La data da superare ca va sans dire è quella delle elezioni europee, momento in cui si voterà anche per il primo turno delle elezioni amministrative e le regionali in Piemonte.

Fino a quel momento il governo - oltre a cimentarsi nel sempre attuale sport delle promesse elettorali vedi nuovo condono edilizio lanciato da Matteo Salvini - cercherà di nascondere la tanta polvere sotto il proverbiale tappeto.

Gli stipendi dei lavoratori così sono in buona compagnia: anche la riforma delle pensioni continuerà a essere un miraggio nel 2025, al pari di quella fiscale. Cavalli di battaglia questi di Meloni e del centrodestra in campagna elettorale e ora derubricati in obiettivi di legislatura, quindi da fare entro il 2027.

Nei giorni scorsi il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha spiegato che per l’Italia sarà inevitabile una procedura di infrazione per deficit eccessivo, con il nostro debito che di conseguenza dovrà calare almeno dello 0,5% ogni anno.

Nel 2024 il nostro Pil sta crescendo meno rispetto a quanto previsto dal governo, con lo stesso che dovrebbe accadere nel 2025: nell’imminente Def il governo dovrebbe insistere con un ottimistico 1%, una stima più che generosa.

Il rischio di un buco di bilancio - Italia Viva parla di 10 miliardi - è reale e potrebbe portare a una manovra correttiva in estate o inizio autunno con un draconiano taglio alla spesa pubblica.

Nella prossima legge di Bilancio sarà un’impresa trovare 10 miliardi per prorogare di nuovo il taglio del cuneo fiscale: per salvare le apparenze qualcosa in materia di stipendi il governo farà, sperperando qualche miliardo di euro per un’altra misura temporale e dal dubbio effetto.

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