Da -35% a +100%. 7 titoli che possono rimbalzare se la guerra in Medio Oriente si ferma

Claudia Cervi

23 Marzo 2026 - 20:16

Questi titoli di Piazza Affari hanno perso fino al 35% nelle ultime settimane, ma i target degli analisti indicano un potenziale di rialzo che in alcuni casi arriva fino al 100%.

Da -35% a +100%. 7 titoli che possono rimbalzare se la guerra in Medio Oriente si ferma

A Piazza Affari sta succedendo qualcosa. Dopo settimane di vendite che hanno spinto molti titoli a perdere fino al 35% e oltre, ora gli acquisti stanno tornando. Non ovunque, non in modo evidente, ma abbastanza da cambiare il tono del mercato. E da far nascere un dubbio.

E se il mercato avesse già scontato il peggio?

Le notizie restano negative. Sul fronte guerra, energia e crescita non è cambiato nulla. Ma i prezzi sembrano aver già scontato uno scenario estremo, forse persino peggiore di quello reale.

Il problema è che il sell-off non ha fatto distinzioni. Ha colpito interi settori, senza separare chi è davvero esposto da chi sta solo attraversando una fase complicata.

E così oggi ci sono aziende in difficoltà, ma anche aziende solide che stanno pagando uno sconto eccessivo.

I grandi fondi si stanno muovendo in modo diverso. Hanno ridotto il rischio dove i problemi sono strutturali, ma stanno tornando su quei nomi dove il valore si è compresso troppo.

È in questo spazio che possono nascere opportunità per gli investitori.

Perché se la guerra in Medio Oriente dovesse rallentare, anche solo parzialmente, alcuni di questi titoli potrebbero non limitarsi a recuperare. Potrebbero muoversi molto più velocemente di quanto il mercato si aspetti oggi.

1) Brembo

Brembo ha già scontato uno scenario che, nei fatti, non si è ancora verificato. Il mercato si comporta come se l’automotive fosse entrato in una fase di contrazione profonda, ma i numeri raccontano qualcosa di più equilibrato.

L’azienda rallenta, è vero. I ricavi crescono meno, i margini si assottigliano. Ma la struttura tiene. Non c’è stato un crollo, piuttosto un adattamento a un contesto più complesso. Anche la guidance per il 2026 resta prudente e si muove su uno scenario stabile, senza segnali di miglioramento ma neppure di ulteriore deterioramento.

Eppure il prezzo riflette qualcosa di diverso. Sembra già incorporare un peggioramento che nei conti, almeno per ora, non si vede.

È proprio in questo scarto che può nascere l’opportunità.

Se il contesto si stabilizza, anche solo in parte, il recupero potrebbe essere più rapido di quanto il mercato stia prezzando oggi. Non a caso, nella seduta odierna il titolo è già tornato a salire, con un +4,4%.

2) Webuild

Webuild è finita nel sell-off globale senza che il business abbia dato segnali di debolezza reale. Il mercato l’ha trattata come se fosse direttamente esposta allo shock geopolitico, ma i fondamentali raccontano altro.

Grafico Webuild Grafico Webuild Fonte Tradingview

Il portafoglio ordini resta solido, la visibilità sui ricavi è tra le più alte del settore e la crescita dell’ultimo anno non è stata marginale. Non si vedono crepe nei numeri, ma il titolo si è mosso come se ci fossero.

Qui il tema è semplice. Il mercato ha venduto il rischio, senza fare troppe distinzioni.

Quando il clima cambia, anche di poco, titoli così tendono a reagire per primi. Non perché diventano migliori all’improvviso, ma perché smettono di essere trattati come un problema. Secondo gli analisti, il titolo può raggiungere target a 4,10 o 4,30 euro, con un potenziale di rialzo tra il 90% e il 100%.

3) Ariston

Ariston è uno dei titoli che più hanno risentito del tema energia. L’aumento dei prezzi del gas ha frenato la domanda di sistemi di riscaldamento, soprattutto in Europa, dove famiglie e imprese hanno rinviato nuovi acquisti e interventi sugli impianti.

Negli ultimi trimestri però i conti mostrano una situazione diversa. Il rallentamento c’è stato, ma non ha messo in discussione la struttura del gruppo né la capacità di tenuta sul mercato.

Il problema è che il mercato continua a guardare allo scenario peggiore, come se dovesse durare ancora a lungo.

Se la pressione sull’energia si allenta, anche solo un po’, anche la domanda può riprendersi. E il titolo tende a muoversi prima che questo ritorno si veda chiaramente nei numeri.

4) Buzzi

Buzzi è uno dei titoli più sensibili al ciclo economico. Quando il contesto peggiora, il titolo crolla.

In questo momento i prezzi scontano già il rialzo dei costi energetici e il rallentamento delle costruzioni. E proprio per questo alcuni analisti iniziano a guardare oltre. JP Morgan ha confermato la raccomandazione “overweight”, con un target price a 58 euro, segnalando un potenziale ancora interessante dai livelli attuali, pari al 33% circa.

Quando le aspettative smettono di peggiorare, anche senza una vera ripartenza, questi titoli iniziano a muoversi. E spesso lo fanno prima che il miglioramento si veda chiaramente nei dati.

5) De’ Longhi

Il calo di De’ Longhi è la conseguenza del rallentamento dei consumi, della pressione sui margini e di una visibilità più limitata sui prossimi trimestri. Ma è proprio in queste fasi che il mercato tende a guardare avanti.

Grafico De' Longhi Grafico De’ Longhi Fonte Tradingview

Il brand resta solido, la capacità di adattarsi non è mai venuta meno e anche nei momenti più complessi il gruppo ha dimostrato di saper reggere l’impatto.

Un miglioramento anche lieve delle aspettative potrebbe rimettere in moto il titolo. Ed è proprio in queste fasi che si costruiscono i movimenti più interessanti. Non a caso, gli analisti di UBS mantengono una raccomandazione buy, con target price a 46 euro, rivisto al ribasso dai precedenti 50,5 ma ancora in grado di esprimere un potenziale upside del 55% dai livelli attuali.

6) Amplifon

Amplifon è finita sotto pressione dopo un 2025 deludente. Crescita piatta, margini in calo, acquisizioni che hanno sollevato dubbi. La reazione del mercato è stata immediata.

Ma il business non si esaurisce in un singolo anno. Resta legato a un trend demografico che continua a sostenere la domanda nel tempo.

Le operazioni fatte, soprattutto negli Stati Uniti, devono ancora riflettersi pienamente nei risultati. E qui il mercato potrebbe aver anticipato troppo il lato negativo. Secondo le revisioni più recenti degli analisti, il titolo ha un target price compreso tra 8 e 11 euro, con giudizi prevalentemente tra “equal weight” e “hold”.

7) Stellantis

Stellantis resta il caso più complesso, ma anche quello con il profilo più asimmetrico. Il crollo ha riportato il titolo a ridosso dei minimi del 2020, intorno a 5,60 euro, segno di aspettative ormai molto ridimensionate.

Il settore auto europeo continua a muoversi in un contesto difficile, tra domanda debole, transizione elettrica e concorrenza crescente. Ma a questi livelli gran parte delle criticità è già nei prezzi. E quando le aspettative scendono così tanto, basta poco per cambiare direzione.

Non a caso, diversi analisti iniziano a guardare al prossimo passaggio chiave. Citigroup e HSBC vedono nel nuovo piano industriale un possibile punto di svolta e fissano target price rispettivamente a 7 e 6,5 euro.

Perché spesso il cambio di passo non arriva quando le cose migliorano davvero, ma quando smettono di peggiorare.

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