Crollo prezzo gas, sotto 60 euro. Ma la crisi energetica sarà lunga

Violetta Silvestri

16 Gennaio 2023 - 15:23

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Il prezzo del gas nel benchmark di riferimento europeo perde quota: una buona notizia, ma quanto può durare? Perché la crisi energetica in Europa è tutt’altro che finita.

Crollo prezzo gas, sotto 60 euro. Ma la crisi energetica sarà lunga

Prezzo del gas: è tonfo, con il riferimento olandese che cade sotto i 60 euro per megawattora.

Una notizia rincuorante per l’Europa, finora assediata da un’inflazione energetica molto pesante. Tuttavia, sono ancora molti i fattori che ostacolano una reale uscita dal rischio di prezzi alti e forniture scarse per i Paesi europei.

Il prezzo del gas scende, ma la crisi può essere ancora molto lunga. I motivi in un’analisi.

Gas: prezzo crolla, ma l’allarme crisi resta. I motivi

Il calo del prezzo del gas nel benchmark olandese, riferimento europeo, è evidente: segna 56 euro per megawattora nella giornata di lunedì 16 gennaio.

Un sospiro di sollievo per le economie europee, ma quanto durerà? La notizia che trapela dall’Ue è che la Commissione sta spingendo i Paesi membri ad acquistare congiuntamente il gas “ben prima dell’estate”, ha detto il vicepresidente Maros Sefcovic.

L’esortazione vuole essere un tentativo di aiutare le nazioni a rifornire lo stoccaggio ed evitare una crisi di approvvigionamento il prossimo inverno. Sefcovic ha chiesto all’industria di confermare se è interessata ad aderire al programma dell’Ue per l’acquisto congiunto di gas, con lo scopo di riempire gli stock e negoziare prezzi più bassi, utilizzando il potere d’acquisto collettivo dei Paesi. C’è da dire, però, che alcune grandi aziende energetiche hanno espresso riluttanza ad aderire, dal momento che possono già ottenere propri accordi sul gas e dubitano che il regime dell’Ue produrrà prezzi più bassi.

La novità, per ora, è incoraggiante ma allo stesso tempo incerta. Così come tutt’altro che definita appare la crisi energetica europea. Sta davvero finendo l’emergenza?

L’ultima analisi al riguardo è di Ignacio Gala, presidente esecutivo della spagnola Iberdrola. Secondo lui l’Europa è stata fortunata quest’inverno poiché il clima mite ha ridotto la domanda di carburante, ma la regione non ha visto la fine di una crisi energetica.

“Finché i mercati dell’energia saranno eccessivamente dipendenti dai combustibili fossili ed esposti agli eventi geopolitici, rimarranno fragili”, ha affermato. “Non dobbiamo pensare che la crisi energetica sia finita per sempre.”

Costruire più energia rinnovabile è il modo migliore per evitare shock futuri, con l’azienda spagnoòla che sta già investendo 17 miliardi di euro (18,4 miliardi di dollari) in questo settore fino al 2025.

L’Ue sta cercando di svezzarsi dal gas con piani per aumentare le energie rinnovabili. Il blocco, che nel 2020 ha ottenuto circa un quinto dell’energia totale dalle rinnovabili, ha alzato il suo obiettivo al 45% entro il 2030 sulla scia della guerra in Ucraina. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ritiene che il Paese debba accelerare il ritmo e installare da tre a quattro grandi turbine eoliche ogni giorno per raggiungere i suoi obiettivi climatici.

Iberdrola, la più grande utility della Spagna, afferma che la generazione rinnovabile deve aumentare fino a sei volte entro il 2040 a livello globale per raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050. L’azienda mira a raggiungere una capacità totale di 52 gigawatt in tutto il mondo entro il 2025 e sta anche investendo €27 miliardi nei prossimi tre anni nelle reti.

“È sia preoccupante che ironico che solo le temperature invernali fuori stagione innescate dai cambiamenti climatici abbiano salvato gran parte dell’emisfero settentrionale da minacce molto più gravi alla sicurezza energetica e all’accessibilità economica di questo inverno”, ha affermato Galan.

Un’analisi chiara, oltre che amara.

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