Crisi Tesla: fine dell’effetto Musk, Wall Street scarica il sogno elettrico

Redazione Money Premium

24/06/2025

Fine dell’asse tra Musk e Trump: le azioni Tesla crollano, i margini si assottigliano, e il futuro dell’EV americana vacilla tra flop di vendite e ostilità politica.

Crisi Tesla: fine dell’effetto Musk, Wall Street scarica il sogno elettrico

Era una stretta di mano controversa, ma promettente: Elon Musk e Donald Trump, due delle figure più polarizzanti dell’America contemporanea, avevano stretto un’alleanza tattica in vista delle elezioni del 2024. Un patto che sembrava poter garantire vantaggi reciproci: visibilità politica per l’uno, supporto normativo e vantaggi fiscali per l’altro. Eppure, come previsto da molti osservatori, la tregua è durata meno del previsto. E la sua rottura – spettacolare e pubblica – ha avuto ripercussioni devastanti per Tesla.

Le vendite di Tesla stanno crollando sia negli Stati Uniti che all’estero, a causa della crescente competitività di altri produttori di veicoli elettrici – soprattutto cinesi – e del progressivo logoramento della brand reputation personale di Musk.

L’immagine pubblica di Musk, sempre più politicizzata e divisiva, sembra aver alienato parte del suo storico pubblico, in particolare quello progressista. A ciò si aggiunge la forte pressione sui margini di profitto: con l’abbassamento dei volumi, anche la redditività si sta rapidamente erodendo. Le attività collaterali dell’azienda, come la produzione di batterie ad alto margine, sono state messe in crisi dai nuovi dazi imposti a livello internazionale. Anche il tanto promesso servizio di robotaxi è rimasto indietro rispetto alla concorrenza, con aziende come Waymo che sembrano ormai più vicine alla commercializzazione di massa.

La spaccatura tra Musk e Trump assume contorni ancora più preoccupanti sul piano normativo. Un’analisi di JPMorgan ha calcolato che la proposta di bilancio presentata dall’ex presidente potrebbe dimezzare gli utili operativi di Tesla, portando a una perdita di circa 3,2 miliardi di dollari. In particolare, la fine del credito d’imposta per l’acquisto di veicoli elettrici causerebbe una flessione di 1,2 miliardi, mentre l’eliminazione dei crediti ambientali ne toglierebbe altri 2.

Inizialmente, si pensava che l’influenza politica di Musk potesse servire a mitigare o modificare queste misure. Ma con la fine dell’“asse Musk-Trump”, è improbabile che il fondatore di Tesla riesca a ottenere concessioni dal partito repubblicano. Il mercato ha iniziato a prezzare questa nuova vulnerabilità normativa, contribuendo all’improvviso calo di fiducia tra gli investitori.

Un altro elemento chiave è il cosiddetto “Musk premium”: il valore aggiunto che il mercato ha storicamente attribuito al titolo Tesla in virtù della figura visionaria del suo CEO. Musk non è solo un imprenditore, ma una personalità pubblica in grado di muovere masse di investitori, influencer e consumatori. Negli ultimi anni, il coinvolgimento diretto con il governo federale – attraverso progetti come SpaceX, Starlink e la piattaforma X (ex Twitter) – aveva fatto sperare che anche Tesla potesse beneficiare di relazioni privilegiate.

Queste speranze sembrano ora evaporare. Se gli altri business di Musk hanno continuato a prosperare grazie a contratti e concessioni statali, Tesla appare ora isolata. E per un’azienda che ha costruito gran parte del proprio valore sull’ottimismo speculativo, questo isolamento potrebbe rivelarsi letale.

Un rapporto elaborato da TD Cowen offre un’ulteriore chiave di lettura, questa volta sul piano socio-politico. L’analisi evidenzia come, con l’avvio dell’alleanza Trump-Musk, le vendite di Tesla siano aumentate nelle contee repubblicane – le cosiddette “red counties” – mentre abbiano subito una flessione in quelle a maggioranza democratica. In particolare, si segnala un boom nelle aree rurali del Texas e del Sud, dove l’identificazione tra Musk e la destra americana aveva temporaneamente rinvigorito le vendite.

Ma se ora anche l’elettorato repubblicano dovesse “raffreddarsi” nei confronti di Musk, Tesla potrebbe trovarsi a perdere contemporaneamente entrambi i segmenti del suo pubblico. Un doppio colpo che metterebbe a rischio la sostenibilità commerciale del marchio sul mercato statunitense.

Non tutti gli analisti, tuttavia, condividono questa visione catastrofista. Emmanuel Rosner di Wolfe Research ha presentato un’analisi alternativa, secondo cui l’impatto del piano Trump potrebbe essere meno pesante di quanto previsto da JPMorgan. Le sue argomentazioni si basano su tre elementi principali:

1. Il tasso di dazio su Tesla è ancora molto basso rispetto ai concorrenti stranieri, creando un vantaggio competitivo interno.
2. L’azienda ha in programma di lanciare una nuova linea di veicoli più accessibili, che potrebbero garantire buoni margini una volta raggiunta la scala.
3. L’allentamento previsto degli standard ambientali, paradossalmente, potrebbe ridurre la pressione sugli altri produttori di EV, migliorando l’equilibrio tra domanda e offerta e stabilizzando i prezzi.

La fine dell’idillio tra Musk e Trump segna forse la fine di un’illusione più ampia: quella secondo cui l’innovazione tecnologica possa essere scollegata dai cicli politici e dai conflitti culturali. Tesla, per anni simbolo di progresso e rottura degli schemi, si trova oggi a fronteggiare una realtà molto più complessa, dove le decisioni legislative contano quanto quelle ingegneristiche.

Il futuro dell’azienda non è segnato, ma il tempo del mito sembra finito. E ora, tra mercati turbolenti, concorrenza globale e battaglie politiche, Elon Musk dovrà dimostrare di essere non solo un visionario, ma anche un leader capace di riportare la sua azienda sulla strada della sostenibilità industriale e finanziaria.