Mentre i mercati azionari americani sfidano una stagionalità che indicava settembre come un mese statisticamente difficile e ottobre come una possibile finestra per la formazione di un minimo, Wall Street continua a segnare nuovi massimi storici. La domanda, inevitabilmente, è sempre la stessa: quando terminerà questo rialzo?
Da mesi non mancano previsioni di una correzione profonda. Potrebbe naturalmente accadere, soprattutto dopo una salita così estesa, ma la storia dei mercati suggerisce prudenza anche nei confronti delle convinzioni apparentemente più solide. Il «cimitero di Wall Street» è pieno tanto di investitori che hanno aperto posizioni ribassiste troppo presto contro il trend quanto di quelli che hanno comprato prematuramente durante una discesa ancora in corso. La regola aurea resta quindi «trend is your friend»: il trend rimane l’alleato principale finché non emerge un segnale concreto della sua inversione.
Negli ultimi anni alcune azioni americane sono entrate stabilmente nell’immaginario degli investitori. Nvidia e Palantir sono diventate simboli della crescita legata all’intelligenza artificiale, mentre Tesla continua a occupare una posizione particolare, sospesa tra industria automobilistica, tecnologia, robotica ed economia dei dati. Altri titoli protagonisti delle precedenti fasi speculative, come PayPal, sono invece crollati dai massimi e continuano a quotare molto lontano dai livelli raggiunti negli anni scorsi.
Tesla si trova a metà strada tra questi due mondi. Non è rimasta agganciata ai massimi di Wall Street, ma non ha neppure perso la propria narrativa di crescita. Il punto è capire se il recupero in corso possa riportare il titolo verso i record oppure se il mercato stia già valutando aspettative troppo ambiziose.
Tesla non è più soltanto un produttore di automobili
Il quadro aggiornato al 22 settembre 2026 fotografa Tesla intorno a 380 dollari per azione. Negli ultimi tre mesi le banche d’affari hanno espresso valutazioni molto distanti, confermando quanto sia difficile attribuire un valore alla società guidata da Elon Musk.
Goldman Sachs ha confermato il 16 settembre il giudizio Neutral e un target price di 360 dollari, leggermente inferiore alle quotazioni attuali. Piper Sandler mantiene invece una posizione Overweight, pur avendo ridotto l’obiettivo da 500 a 450 dollari. Deutsche Bank indica Buy con target a 420 dollari, mentre RBC Capital Markets conserva il giudizio Outperform ma abbassa la valutazione da 500 a 480 dollari.
Cantor Fitzgerald assegna un obiettivo di 485 dollari, Mizuho e Piper Sandler si fermano a 450 dollari, JPMorgan indica 445 dollari e Canaccord Genuity 410 dollari. Più prudenti UBS, con giudizio Neutral e target a 385 dollari, Morgan Stanley e Jefferies, entrambe intorno a 400 dollari, e Barclays, che indica 370 dollari. All’estremo opposto si colloca Wells Fargo, con giudizio Underweight e un target di appena 130 dollari.
Il divario tra 130 e 485 dollari, che arriva fino ai 600 dollari indicati da Wedbush in una valutazione pubblicata ad aprile, non rappresenta soltanto una divergenza di opinioni. Rivela due modi completamente differenti di leggere Tesla.
Gli analisti più prudenti osservano margini automobilistici sotto pressione, valutazioni molto elevate e investimenti che stanno assorbendo una quantità crescente di cassa. Quelli più ottimisti non considerano più Tesla una semplice casa automobilistica: la valutano come una piattaforma di intelligenza artificiale applicata alla mobilità, alla guida autonoma e alla robotica.
Anche il consenso riflette questa incertezza. Le principali rilevazioni collocano il target medio intorno a 397 dollari, poco sopra le quotazioni attuali. Il potenziale teorico medio sarebbe quindi limitato, ma il dato nasconde una dispersione eccezionale tra gli scenari rialzisti e quelli ribassisti.
Le novità operative degli ultimi mesi non hanno risolto il confronto. Il 2 luglio Tesla ha comunicato 480.126 consegne nel secondo trimestre, superando nettamente le circa 402.800 unità attese. Il miglioramento è stato sostenuto dalla ripresa europea, dalle versioni più accessibili di Model 3 e Model Y e da nuove formule di finanziamento.
I risultati pubblicati il 22 luglio hanno però mostrato l’altra faccia della medaglia. I ricavi hanno raggiunto circa 28,2 miliardi di dollari, ma l’utile per azione si è fermato a 0,33 dollari, contro attese vicine a 0,55 dollari. Il margine lordo è sceso al 16,9% e il free cash flow è diventato negativo per oltre un miliardo.
Tesla prevede inoltre investimenti superiori a 25 miliardi di dollari nel 2026, rispetto a meno di 9 miliardi nel 2025. Robotaxi, Optimus, infrastrutture per l’intelligenza artificiale e produzione interna di semiconduttori possono aprire mercati enormi, ma richiedono capitali immediati a fronte di ricavi ancora incerti.
A settembre l’attenzione si è spostata sulle consegne del terzo trimestre. Il consenso si colloca intorno a 461.000 veicoli, Barclays stima 475.000 unità e Goldman Sachs soltanto 435.000. Nel frattempo, la riapertura delle prenotazioni della Roadster, la presentazione programmata per il 1° ottobre e gli sviluppi di Semi e Cybercab potrebbero riportare l’attenzione sulla capacità di Tesla di trasformare gli annunci in produzione e redditività.
Il rating BBB investment grade assegnato da Fitch riconosce la solidità patrimoniale e la posizione competitiva della società. Non elimina, però, il rischio derivante dalla crescita degli investimenti e dalla possibile debolezza dei flussi di cassa.
Il grafico prepara il ritorno verso i massimi?
Dal punto di vista tecnico, Tesla si è mossa in controtendenza rispetto ai principali indici americani. Mentre Wall Street ha sviluppato una salita quasi verticale, il titolo è ancora distante dal massimo di 498,83 dollari registrato nel trimestre iniziato a ottobre 2025.
Dopo avere raggiunto nel 2026 un minimo a 297,38 dollari, le quotazioni hanno recuperato fino all’area dei 380 dollari. Quel minimo assume una particolare importanza perché si è formato quasi millimetricamente sulla media mobile a 21 trimestri, riferimento che in passato ha spesso frenato ribassi rilevanti. Su base annuale, inoltre, i prezzi hanno raggiunto la media mobile esponenziale a nove anni prima di reagire.
La coincidenza tra due riferimenti temporali così differenti rende area 297,38 un supporto strutturale. Non significa che non possa essere violato, ma indica il livello dal quale il mercato ha ricostruito la propria impostazione rialzista. Una discesa sotto tale soglia cambierebbe sensibilmente il quadro e rimetterebbe in discussione l’intera reazione partita dai minimi annuali.
Nel breve periodo i grafici giornalieri mostrano invece minimi e massimi crescenti. È il primo elemento necessario per definire una tendenza positiva. La resistenza più importante è collocata a 432,85 dollari, massimo della settimana del 29 giugno. Finché questo livello non verrà superato stabilmente, il ritorno verso 498,83 dollari resterà un’ipotesi e non un segnale confermato.
Il passaggio sopra 432,85 aprirebbe però uno spazio teorico di circa il 15% rispetto ai 380 dollari attuali e riporterebbe nel mirino il massimo storico. Da 432,85 a 498,83 dollari rimarrebbe un’ulteriore distanza di poco superiore al 15%. Il percorso non sarebbe quindi breve, ma diventerebbe tecnicamente coerente con la prosecuzione della struttura crescente.
La risposta alla domanda iniziale è netta: Tesla presenta oggi un’impostazione rialzista sia nel breve sia nel lungo periodo, ma non ha ancora fornito il segnale definitivo per un ritorno sui massimi. Area 432,85 rappresenta lo spartiacque tecnico, mentre 297,38 rimane il livello che protegge la costruzione rialzista.
Il titolo potrebbe quindi prepararsi a rivedere i record, ma dovrà dimostrare due cose: sul grafico, superare la prima resistenza; nei conti, trasformare la promessa di robotaxi, AI e robotica in ricavi, margini e flussi di cassa. Fino ad allora Tesla resterà un’azione forte nella narrativa e in recupero nei prezzi, ma ancora sospesa tra ciò che produce oggi e ciò che il mercato spera possa diventare domani.
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