Le cause della crisi di governo e cosa farà Draghi: ipotesi e scenari possibili

Rosaria Imparato

14/07/2022

14/07/2022 - 10:56

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Quali sono le cause che hanno portato alla crisi di Governo e cosa farà Draghi? Vediamo quali sono le ipotesi più accreditate e i possibili scenari.

Le cause della crisi di governo e cosa farà Draghi: ipotesi e scenari possibili

Oggi 14 luglio è il giorno della possibile crisi di governo, ma quali sono le cause? Ieri sera il Movimento 5 Stelle ha annunciato che non voterà la fiducia al Senato al decreto legge Aiuti, dopo averla accordata, invece, in Parlamento, ma è solo un tassello di questo mosaico.

Draghi dovrebbe comunque avere i numeri dalla sua parte, e ottenere la fiducia anche senza il sostegno dei pentastellati. Da un lato, quindi, Draghi potrebbe continuare ad avere la maggioranza, e dall’altro lato c’è terreno fertile per una crisi politica.

Proprio per questo motivo Draghi potrebbe andare, dopo il voto, al Colle, così da discutere sul da farsi col Presidente Mattarella. Le dimissioni di Draghi e le elezioni a ottobre diventano ipotesi sempre più concrete: vediamo quali sono gli scenari possibili.

Crisi di governo: cosa farà Draghi? Ecco cosa potrebbe succedere, tra ipotesi di dimissioni ed elezioni anticipate

L’incognita più grande è proprio su cosa deciderà di fare il presidente del Consiglio. Secondo quanto si legge su Repubblica, pare che effettivamente l’esperienza del governo di Draghi sia giunta al capolinea, non tanto per una questione di numeri quanto per la situazione politica diventata insostenibile dopo la decisione dei 5Stelle. La fonte Francesco Bei di Repubblica, vicina al M5S, ha paragonato la possibilità di andare avanti facendo finta di niente al Vietnam: “ognuno sarebbe legittimato a votare solo quello che gli aggrada: il governo sarebbe paralizzato, restare non avrebbe senso”.

Il primo scenario, quindi, è quello che vede Draghi dare le dimissioni (con la patata bollente che passa nelle mani di Mattarella).

Il secondo scenario invece è più tecnico. Sulle pagine del Corriere della Sera il quirinalista Marzio Breda scrive che Mattarella potrebbe dire a Draghi di chiedere la fiducia in Parlamento slegata da specifici provvedimenti:

“Si può solo dare per possibile che, nell’ipotesi di un Draghi azzoppato dalla prova della fiducia a Palazzo Madama, il presidente lo rinvii alle Camere. Ma — si badi — non come prova d’appello della coalizione per ricucire in extremis un tessuto che sia stato appena strappato, quanto per costringere i partiti ad assumersi solennemente le proprie responsabilità davanti al Paese.”

Questa seconda ipotesi non comporta una semplificazione della situazione politica, anzi, considerando che il leader dei 5 Stelle Conte sta provando a separare il sostegno ai provvedimenti dal sostegno al Governo Draghi. Di conseguenza, in questo scenario ipotetico, il Movimento 5 Stelle potrebbe votare per la fiducia al Governo. La conferma di questa “scissione” di pensiero è stata data anche dal senatore Castaldi, portavoce dei 5 Stelle al Senato a Sky:

Gli scenari sono quindi sostanzialmente due. Il primo è che dopo il voto di fiducia al dl Aiuti (attualmente in corso) Draghi potrebbe decidere di dimettersi. A questo punto Mattarella potrebbe accettare le dimissioni, oppure respingerle, convincendolo a chiedere una fiducia alla Camera slegata da un provvedimento specifico.

Scenario numero due: Draghi non si dimette, ma dovrebbe comunque verificare ancora di avere una maggioranza politica che sostiene il suo governo.

La telefonata tra Draghi e Conte

La conferma sulla scelta di non votare la fiducia al dl Aiuti oggi al Senato è arrivata direttamente da Conte, e naturalmente questa decisione non è priva di conseguenze. Secondo il Sole24Ore, infatti, anche Draghi ha preso posizione: nella telefonata che c’è stata ieri tra il premier e il leader 5Stelle, senza fiducia Draghi si è detto indisponibile ad andare avanti.

Una posizione netta, come quella che man mano stanno prendendo anche gli altri partiti. Sia Salvini che Letta hanno espresso lo stesso concetto, con modi diversi. Per esempio, Salvini ha detto che “Se i 5Stelle non votano un decreto della maggioranza, fine, parola agli italiani. Si va a votare”. Letta è più pacato nei toni ma i contenuti sono gli stessi: “Non è una nostra ripicca il fatto di dire che se cade il governo si va al voto. È nella logica delle cose”.

Le cause della crisi di governo: come siamo arrivati?

A mettere in fila i momenti che ci hanno portato all’ennesima crisi di governo (con una pandemia in corso arrivata alla sesta ondata, la guerra in Ucraina e l’inflazione che galoppa) ci ha pensato Repubblica. Tutto è iniziato quando Luigi Di Maio ha deciso di lasciare il Movimento 5 Stelle.

Poi i rapporti tra Conte e Draghi sarebbero peggiorati con lo zampino del sociologo Domenico De Masi, secondo cui il premier avrebbe consigliato a Grillo di sollevare Conte come presidente di partito.

A inizio luglio il governo ha respinto buona parte delle modifiche proposte del Movimento riguardanti il decreto Aiuti, ed eccoci arrivati a metà luglio, con i 5 Stelle che hanno deciso di non votare la fiducia alla Senato oggi al Senato.

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