Crisi finanziaria nel 2024? 14 eventi che possono portare al crollo

Claudia Cervi

29 Dicembre 2023 - 07:53

La recessione temuta nel 2023 non si è mai verificata. Il peggio è passato o una nuova crisi finanziaria è alle porte? Ecco i 14 rischi che potrebbero portare al crollo dell’economia nel 2024.

Crisi finanziaria nel 2024? 14 eventi che possono portare al crollo

L’ombra di una crisi finanziaria si proietta minacciosamente nel 2024, alimentata da una combinazione di rischi geopolitici, tensioni economiche e incertezze globali. Sebbene la recessione temuta nel 2023 non si sia mai verificata e la maggior parte degli indici mondiali sia sui massimi di periodo, l’inflazione è scesa e il mercato del lavoro è rimasto forte, per molti esperti sono molti i rischi che potrebbero mettere una recessione nell’agenda del prossimo anno.

I 14 rischi che possono portare al crollo

In questo articolo, esploreremo 14 eventi chiave che potrebbero determinare una nuova crisi finanziaria nel 2024, offrendo consigli utili su come gli investitori possono prepararsi e adattarsi a questo scenario finanziario instabile.

1) Espansione del conflitto in Medio Oriente
L’escalation del conflitto tra Israele e Hamas, con il coinvolgimento potenziale di altri attori come l’Iran, rappresenta una seria minaccia per la stabilità regionale e globale. Attualmente, il conflitto si concentra principalmente tra Israele e Hamas, con conseguenze umanitarie devastanti. Tuttavia, il coinvolgimento dell’Iran potrebbe trasformare la situazione in un conflitto regionale con impatti militari ed economici su scala mondiale.

In particolare, il coinvolgimento dell’Iran potrebbe minacciare il passaggio delle forniture energetiche attraverso lo stretto di Hormuz, un passaggio vitale per circa il 20% delle forniture globali di petrolio. Qualsiasi minaccia a questo canale potrebbe causare gravi ripercussioni economiche a livello mondiale.

Nonostante le attuali dinamiche del conflitto siano concentrate principalmente su Israele, Hamas e alcune tensioni confinanti, l’espansione del coinvolgimento ad altri attori regionali potrebbe intensificare la crisi e generare instabilità su scala globale, influenzando direttamente i mercati energetici e l’economia mondiale.

2) Prolungamento del conflitto tra Russia e Ucraina
Il prolungamento del conflitto tra Russia e Ucraina è destinato a creare ulteriori turbamenti sui mercati globali nel 2024. Attualmente, la controffensiva ucraina sembra affrontare sfide significative, con l’arrivo imminente dell’inverno e la preoccupazione per una possibile interruzione dei fondi e delle forniture di armi dall’Occidente. Questo scenario gioca a favore della Russia, che ha a disposizione una più ampia economia, una popolazione numerosa e risorse militari più consistenti, compresa la capacità di produrre nuove armi internamente.

La Russia ambisce al controllo totale dell’Ucraina, mentre l’Ucraina mira al controllo del suo intero territorio nazionale. L’incapacità di arrivare a un compromesso accresce le prospettive di una lunga durata del conflitto, con possibili impatti negativi sulla stabilità in Europa e un aumento del rischio di recessione per i Paesi europei, oltre a influenzare i mercati dell’energia e dei beni alimentari a livello globale.

3) Annessione di Taiwan da parte della Cina
Le tensioni tra Cina e Taiwan nel 2024 rappresentano un nodo cruciale nelle dinamiche geopolitiche globali. Mentre un conflitto diretto tra le due nazioni sembra improbabile per il momento, le elezioni a Taiwan a gennaio potrebbero innescare un’escalation delle tensioni. Il Partito democratico progressista (DPP), in vantaggio, potrebbe promuovere una dichiarazione di indipendenza, scontrandosi con le posizioni di Pechino.

La crescente presenza militare cinese nell’area, evidenziata dalle frequenti incursioni aeree nel cielo di Taiwan, genera preoccupazioni locali e internazionali. Gli Stati Uniti e altri alleati potrebbero essere coinvolti militarmente in caso di un’escalation significativa. Le elezioni diventano una sorta di barometro per la direzione futura delle tensioni, poiché il risultato influenzerà la politica taiwanese e le relazioni con la Cina.

Le conseguenze economiche di questo conflitto potenziale sono notevoli. La frammentazione della catena di distribuzione, causata da dazi e barriere commerciali, già in corso tra Cina e Stati Uniti, potrebbe ulteriormente intensificarsi. Questo scenario di crescente incertezza geopolitica potrebbe frenare la crescita globale e contribuire all’aumento dell’inflazione, generando sfide significative per le economie avanzate.

4) Nuovo rialzo dell’inflazione
L’andamento dell’inflazione nel 2024 rappresenta una sfida complessa, con vari elementi che contribuiscono alla sua dinamica. Nel giugno 2022, l’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti ha toccato un picco superiore al 9% rispetto all’anno precedente, ma da allora ha subito un calo significativo, attestandosi a novembre al 3,1%, vicino all’obiettivo dichiarato della Federal Reserve del 2%.

Inflazione USA Inflazione USA Fonte Bnp Paribas Asset Management

Un punto cruciale è se l’inflazione sia stata effettivamente domata. Secondo Matthew Klein, analista economico, la riduzione nei prezzi degli affitti, rappresentativi di una significativa spesa familiare, contribuisce a questa tendenza, ma il loro impatto può richiedere tempo per riflettersi pienamente nelle statistiche sull’inflazione. Se la stabilità o un modesto aumento dei prezzi degli affitti si mantiene con il rinnovo dei contratti di locazione, l’indice dei prezzi al consumo potrebbe ulteriormente diminuire, anche se questo processo può essere ritardato nei dati ufficiali.

Nonostante miglioramenti nei dati sugli affitti, alcuni analisti, tra cui Mihir Desai, professore di finanza alla Harvard Business School, esprimono cautela. Desai sottolinea che, in assenza di una significativa recessione economica, il raggiungimento dell’obiettivo di inflazione al 2% potrebbe richiedere più tempo del previsto, con possibili incertezze e oscillazioni lungo il percorso. La Federal Reserve, pur mantenendo un tono ottimistico e segnalando la possibilità di ulteriori tagli dei tassi nel 2024, si prepara a un’evoluzione dinamica che potrebbe comportare sfide non previste. Mentre l’Europa, influenzata dagli impatti più drammatici della guerra in Ucraina sui prezzi dell’energia, mantiene una posizione più aggressiva nelle dichiarazioni delle sue banche centrali.

5) Elevato debito pubblico nei Paesi sviluppati
L’alto livello di debito pubblico nei Paesi sviluppati potrebbe essere un catalizzatore per una crisi finanziaria, influenzando la stabilità economica e contribuendo all’incertezza nei mercati dei titoli di Stato.

Con l’aumento del debito pubblico nei Paesi sviluppati, gli investitori ora richiedono un premio maggiore per assumersi il rischio legato agli investimenti in titoli di Stato. Questo premio, noto come yield, rappresenta una compensazione più elevata per detenere obbligazioni governative. Un altro elemento critico è che le banche centrali non reinvestono più i proventi delle obbligazioni in scadenza, poiché hanno abbandonato le misure espansive straordinarie (quantitative easing) per abbracciare una politica di riduzione degli acquisti di titoli, il cosiddetto quantitative tightening.

Di conseguenza, è ora compito degli investitori assorbire il massiccio volume delle nuove emissioni statali, una sfida che potrebbe presentare alcune difficoltà. In questo contesto, è plausibile che i rendimenti a lungo termine aumentino, mentre i prezzi dei titoli potrebbero registrare una diminuzione. La dinamica in evoluzione del mercato finanziario richiede un approccio attento e consapevole da parte degli investitori di fronte a questo scenario di cambiamento.

6) Elezioni negli Stati Uniti, nell’Eurozona e nel Regno Unito
Le prossime elezioni negli Stati Uniti, nell’Eurozona e nel Regno Unito rappresentano una variabile chiave per l’andamento dei mercati finanziari globali. In particolare, l’esito delle elezioni americane a novembre 2024 potrebbe determinare cambiamenti significativi nelle politiche fiscali, con implicazioni su scala globale.

L’eventuale ascesa di un presidente Repubblicano potrebbe comportare un radicale mutamento nella politica estera degli Stati Uniti, influenzando direttamente temi cruciali come la lotta contro i cambiamenti climatici e il sostegno a alleanze strategiche. L’abbandono degli sforzi globali per ridurre le emissioni di gas serra e un possibile ritiro dal sostegno all’Ucraina potrebbero creare un nuovo scenario geopolitico, aumentando la volatilità e minando la fiducia nelle capacità degli Stati Uniti di definire politiche a lungo termine.

Questo contesto incerto potrebbe avere conseguenze rilevanti sui mercati finanziari, con l’accesso al credito che potrebbe complicarsi per le imprese. Inoltre, le elezioni presidenziali potrebbero rappresentare un punto di svolta geopolitico, con le dinamiche politiche interne che potrebbero influire sull’economia americana e, di conseguenza, sui mercati globali. Secondo gli esperti di Lazard, “sebbene il Congresso abbia evitato la sospensione dei servizi federali e, in particolare, abbia schivato l’insolvenza innalzando il tetto del debito fino a gennaio 2025, la rimozione di Kevin McCarthy dalla carica di portavoce della Camera, e le tre settimane seguenti senza un sostituto, lasciano presagire un periodo di volatilità politica”.

7) Crollo del settore immobiliare commerciale
Il crollo imminente del settore immobiliare commerciale, accentuato dai cambiamenti post-Covid e dalle tensioni globali, rischia di impattare l’economia globale. In Europa, il rischio di default aumenta con gli storici aumenti dei tassi di interesse, minacciando la capacità di famiglie e aziende di onorare i debiti. Il contesto economico si complica con la prospettiva di una ripresa rallentata, mentre la rivalutazione degli immobili commerciali mette a repentaglio la stabilità finanziaria. Le banche, nonostante basi solide, affrontano sfide legate ai tassi elevati.

Gli analisti di Citi prevedono un crollo del 20-40% nei titoli immobiliari europei e, nel peggiore dei casi, una flessione del 50% entro il 2024. In questo scenario, il segmento degli uffici è particolarmente a rischio, con l’adozione diffusa di modelli di lavoro a distanza o ibridi che minaccia ulteriormente la domanda di spazi tradizionali.

8) Il crollo dell’economia in Cina
Il panorama economico attuale della Cina è caratterizzato da una complessità di sfide, con il settore immobiliare in declino e una fiducia dei consumatori ai minimi storici, entrambi fattori che impattano negativamente sulla spesa delle famiglie. Nonostante un aumento dei valori e dei volumi delle esportazioni, l’incertezza sulla sostenibilità di questa crescita è palpabile a causa dei tagli dei prezzi da parte degli esportatori e del declino dei margini aziendali.

Il PIL cinese mostra segni di rallentamento, con previsioni che indicano una crescita del 4,6% nel 2024 e del 4,2% nel 2025. Tuttavia, siamo di fronte a un quadro cauto riguardo alla forza di esportazione del paese. La situazione è resa ancora più delicata dalla persistente crisi nel settore immobiliare e dalla bassa fiducia dei consumatori, che possono minare ulteriormente la crescita economica.

Il rischio di una crisi finanziaria è in parte collegato a politiche di stimolo economico che potrebbero rivelarsi inefficaci. La Cina ha reagito in modo graduale agli impatti del Covid-19, e il rallentamento post-pandemia ha spinto il governo a considerare misure espansive. Tra queste, vi è l’ipotesi di implementare “helicopter money”, una massiccia iniezione di denaro per stimolare l’economia in recessione, e l’allentamento monetario. Inoltre, sono stati suggeriti salvataggi di aziende in crisi, soprattutto nel settore immobiliare.

Il pericolo è che tali misure potrebbero generare bolle speculative e causare una fuga di capitali stranieri. Questo rischio potrebbe innescare una crisi di fiducia nella produttività economica del paese, limitando il suo potenziale di crescita e, di conseguenza, frenando le prospettive economiche globali. La comunità internazionale dovrebbe seguire da vicino gli sviluppi in Cina, poiché eventuali turbolenze nell’economia cinese potrebbero avere ripercussioni significative a livello globale.

9) Aumento delle tensioni tra Cina e Stati Uniti
Le crescenti tensioni tra Cina e Stati Uniti, particolarmente legate alla competizione nella tecnologia verde, potrebbero innescare una guerra commerciale globale con impatti devastanti sui mercati globali.

10) Impatto negativo di tassi di interesse elevati
La prospettiva di un prolungato rialzo dei tassi di interesse nel 2024, se guidato da un’accelerazione dell’inflazione, potrebbe portare a un significativo crollo dei consumi e della domanda di investimenti, scatenando una recessione globale.

Inoltre, una ripresa dei prezzi delle principali materie prime, causata da una carenza di approvvigionamento, potrebbe fornire ulteriori motivazioni alle banche centrali per continuare ad alzare i tassi nel corso del 2024.
Questo scenario presenta un quadro preoccupante, in quanto un prolungato rialzo dei tassi di interesse nel 2024, se guidato da un’accelerazione dell’inflazione, potrebbe generare effetti a cascata sull’economia globale. In particolare, si prevede che ciò comporterebbe un significativo crollo dei consumi e una brusca contrazione della domanda di investimenti. Le conseguenze di tale situazione potrebbero tradursi in una recessione economica su scala mondiale, con impatti negativi su diversi settori e mercati.

11) La transizione energetica provoca una guerra commerciale globale
Il processo di transizione delle economie occidentali verso l’energia pulita ha generato una crescente domanda di tecnologie verdi, aprendo la strada a una possibile guerra commerciale globale. La Cina, essendo in posizione di leadership nella produzione di queste tecnologie, potrebbe diventare un attore chiave che influenza i prezzi e minaccia gli obiettivi di decarbonizzazione a livello internazionale.

L’incremento della richiesta di tecnologie verdi da parte delle economie occidentali ha posto la Cina al centro di questo scenario. La sua capacità di produrre e fornire tecnologie green le conferisce una posizione di rilievo nel mercato globale. Tuttavia, questa situazione potrebbe portare a tensioni commerciali, in particolare se la Cina decidesse di limitare le esportazioni di materie prime essenziali per la transizione verde, come le terre rare.

La potenziale mossa della Cina potrebbe innescare un aumento significativo dei prezzi delle tecnologie verdi, mettendo a rischio gli sforzi delle economie occidentali nel perseguire la decarbonizzazione. Nel caso in cui la Cina decidesse di bloccare le esportazioni di materie prime cruciali per la produzione di tecnologie verdi, i costi associati alla decarbonizzazione aumenterebbero in modo sostanziale. Questo scenario costringerebbe le economie occidentali a considerare alternative meno sostenibili, rallentando i progressi e ritardando l’obiettivo di raggiungere emissioni nette zero entro il 2030.

12) Cambiamento climatico e aumento degli eventi estremi
L’aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi, combinato con fattori geopolitici, potrebbe mettere a dura prova le catene di approvvigionamento globali, innescando inflazione e compromettendo la sicurezza alimentare.

I modelli di cambiamento climatico mettono in luce una crescente frequenza di eventi meteorologici estremi, che fino ad ora si sono manifestati in modo sporadico in diverse regioni del mondo. Tuttavia, c’è la prospettiva che tali eventi possano verificarsi con maggiore frequenza e in modo più sincronizzato, generando impatti significativi. Gravi siccità e ondate di calore hanno già messo in ginocchio il settore agricolo e possibili eventi meteorologici estremi potrebbero portare a temperature globali record nel 2024.

Queste perturbazioni climatiche, quando unite a fattori geopolitici come il potenziale crollo delle esportazioni di grano russe, potrebbero generare tensioni nel mercato delle materie prime industriali. Questa situazione metterebbe a dura prova le intricate catene di approvvigionamento globali, causando una possibile interruzione nella fornitura di risorse chiave. L’impatto diretto di questi eventi sulle forniture potrebbe, ancora una volta, alimentare l’inflazione e compromettere la stabilità economica.

13) Blocco dei salari e interruzione della produttività globale
La stagnazione dei salari e possibili proteste su larga scala potrebbero bloccare settori chiave dell’economia, influenzando la produzione e contribuendo a una possibile recessione.

In numerosi Paesi a livello mondiale, l’aumento dei salari non è avvenuto al passo con l’inflazione, creando una situazione di stagnazione che mette a dura prova le famiglie a basso reddito. Questa disparità economica non solo aumenta le difficoltà finanziarie delle fasce più vulnerabili, ma costituisce anche un serio rischio di disordini sociali. Le tensioni sono palpabili, come evidenziato dalle crescenti proteste sindacali che si sono verificate in diverse parti del mondo, compresi Paesi come Europa, Stati Uniti, Corea del Sud e Argentina. Questi segnali possono prefigurare una tendenza crescente verso mobilitazioni su vasta scala.

L’eventualità di proteste su larga scala solleva la minaccia concreta di un blocco significativo in settori chiave dell’economia, sia nel contesto pubblico che privato. Se tali manifestazioni dovessero intensificarsi, c’è il rischio che intere catene di produzione siano interrotte, con conseguenze negative sulla produttività e sulla crescita economica a livello globale. Settori chiave potrebbero subire fermate operative, portando a un impatto diretto sulla capacità produttiva e contribuendo a una possibile recessione economica.

14) Minaccia dell’Intelligenza Artificiale sulle istituzioni politiche
L’uso crescente dell’intelligenza artificiale potrebbe minare la fiducia nelle istituzioni politiche, con potenziali conseguenze negative nelle elezioni del 2024.

L’ampio utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa (IA) da parte di aziende e governi a livello globale rappresenta una rapida evoluzione nella scena tecnologica contemporanea.

Il proliferare dell’IA genera una maggiore esposizione al rischio di campagne di disinformazione, che potrebbero manifestarsi attraverso testi, immagini, audio e video manipolati. Questo fenomeno potrebbe compromettere la trasparenza e l’integrità del processo democratico, minando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni politiche. Mentre Stati Uniti e Unione Europea stanno esaminando la possibilità di introdurre regolamentazioni specifiche per mitigare questi rischi, il problema rimane complesso e richiede una continua sorveglianza e adattamento.

La prospettiva delle elezioni del 2024, che coinvolgono importanti attori come il Parlamento europeo, il Presidente degli Stati Uniti, il Regno Unito, l’India e Taiwan, rappresenta una sfida cruciale per valutare l’impatto dell’IA sul contesto politico. Il rischio di manipolazioni attraverso la tecnologia è particolarmente evidente in un contesto elettorale, dove la precisione e l’accuratezza delle informazioni sono fondamentali per una partecipazione democratica informata.

Crisi finanziaria 2024: come investire

Di fronte a questa serie di rischi, gli investitori devono adottare una strategia di diversificazione, in modo da ridurre l’esposizione a specifici rischi. Puntare su settori considerati resilienti, come evidenziato dagli esperti di MorningStar, può rappresentare un’azione strategica per compensare eventuali impatti negativi e trovare opportunità di investimento durante periodi di volatilità.

In molti casi, la discesa delle quotazioni delle azioni derivante da questi eventi potrebbe rappresentare un’opportunità di acquisto su larga scala.

Inoltre, la ricerca di sicurezza in titoli di Stato di alta qualità emerge come una strategia per coprire il rischio geopolitico. Questi titoli, soprattutto quelli a lunga durata, tendono a controbilanciare le perdite in asset rischiosi durante eventi geopolitici.

Per proteggersi da rischi legati a tensioni geopolitiche, analisi di Columbia Threadneedle Investments e Pictet Asset Management suggeriscono di considerare obbligazioni, settore energetico ed economie emergenti:

  • Selezione sui bond: In risposta a venti di recessione e tensioni geopolitiche, aumentare la quota di obbligazioni in portafoglio, con particolare attenzione alla selezione sulla durata.
  • Energia come settore privilegiato: Dare importanza al settore energetico in portafoglio può essere una mossa difensiva in caso di escalation dei conflitti in Medio Oriente.
  • Focus su Giappone ed emergenti: Nel contesto azionario, il mercato giapponese è indicato come favorito nel 2024, insieme alle economie emergenti che mostrano prospettive di crescita migliori rispetto ai mercati sviluppati.

In conclusione, il 2024 presenta sfide significative per gli investitori, ma una gestione oculata del rischio può aiutare a navigare attraverso le incertezze. È cruciale rimanere informati, adottare una prospettiva a lungo termine e considerare strategie che si adattino a scenari economici variabili.

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.