No, non è stato solo un caso. Il clamoroso successo riscontrato a livello globale da Black Myth: Wukong , il videogioco sviluppato e pubblicato nel 2024 dalla cinese Game Science che è riuscito a vendere 10 milioni di copie nei primi 3 giorni dalla sua uscita, e ben 20 milioni nel primo mese, è soltanto la punta dell’iceberg.
Un iceberg enorme che racchiude tutte le potenzialità della crescente industria videoludica della Cina, desiderosa di affermarsi come campionessa assoluta anche nel mondo dell’intrattenimento hi-tech.
Pechino ha infatti ottenuto un altro colpaccio con il lancio di Where Winds Meet che ha totalizzato oltre 9 milioni di download su PC e PS5 dalla sua uscita globale avvenuta lo scorso 14 novembre.
Ebbene, come ha spiegato nel dettaglio la rivista Foreign Policy, le aziende cinesi detengono una quota significativa dell’industria videoludica mondiale, ma solo di recente hanno iniziato a produrre grandi successi internazionali.
Tutto, o quasi, è partito con Genshin Impact del 2020, anche se i primi successi del Dragone in questo campo tendevano a copiare da vicino i giochi giapponesi. Ci ha poi pensato Black Myth: Wukong a indicare una nuova via...
I videogiochi della Cina
Il settore videoludico cinese, come detto, sembra essere in rampa di lancio. Due fattori potrebbero però indebolire questo exploit: un potenziale aumento del controllo governativo e della censura sugli stessi videogiochi, e la crisi globale del settore, concretizzatasi in generale dopo la pandemia. Le aziende cinesi potrebbero essere ben posizionate per sopravvivere solo perché hanno già assistito a licenziamenti di massa durante una precedente repressione normativa, ma non vi sono certezze.
La rivista Caixin ha in ogni caso scritto che il settore cinese dei videogiochi ha registrato un’impennata nella prima metà del 2025, registrando la crescita più rapida degli ultimi cinque anni, trainata dai titoli di successo per dispositivi mobili, dall’aumento dei ricavi derivanti dagli e-sport e dal continuo boom dei minigiochi.
Secondo un rapporto pubblicato dalla China Audio-Video and Digital Publishing Association alla ChinaJoy Digital Entertainment Conference di Shanghai, il mercato interno del gaming ha generato 168 miliardi di yuan (circa 23 miliardi di dollari) di fatturato da gennaio a giugno, con un aumento del 14,1% su base annua. Il Dragone ha contato 679 milioni di giocatori, con un modesto aumento dello 0,7%, che segna il quarto anno consecutivo di crescita degli utenti inferiore all’1%.
Dal mercato interno ai successi globali
Il prossimo passo dell’industria videoludica cinese consiste nel trasformare successi nazionali in capolavori apprezzati in ogni continente.
L’agenzia Yicai ha intanto sottolineato come l’intelligenza artificiale abbia cambiato le carte in tavola per il settore in questione, con gli sviluppatori di Pechino intenti a esplorare nuovi metodi di produzione. In che modo? In passato, gli artisti volevano che l’intelligenza artificiale li aiutasse solo con il disegno, e i compositori volevano che li aiutasse con la musica, ma ora alcune startup stanno esplorando applicazioni di Ia complesse, come agenti in grado di generare rapidamente giochi completi.
Nel videogame development, il 70–80% del lavoro riguarda la produzione di asset artistici, soprattutto animazione e modellazione. Liu Qishen (Tencent Games) ha spiegato che, nel rigging, lo skinning è la fase più onerosa e richiede normalmente giorni di lavoro. Con VisVise, la suite AI di Tencent per la creazione di asset, lo skinning può essere completato in 1–3 ore, riducendo del 70–90% il lavoro manuale.