L’Ue è in assetto di guerra e si prepara a un conflitto su più fronti. Lo affermano pedissequamente, ogni giorno, i nostri governanti. «La verità - ha dichiarato l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas in un videomessaggio in occasione dell’Assemblea nazionale della Cisl - è che se si inizia a investire nella difesa quando ne abbiamo veramente bisogno è già troppo tardi. E lo è anche oggi. Se vogliamo la pace, dobbiamo prepararci alla guerra».
Parole che ricordano, in maniera sinistra, gli slogan del Partito unico nel romanzo distopico «1984» di George Orwell in una delle frasi più celebri della letteratura del Novecento per descrivere il meccanismo della propaganda totalitaria e controllare il pensiero della popolazione attraverso la neolingua e il bipensiero. Ma dietro la frase di Kallas non c’è solo la propaganda di un’Ue senza idee e in assetto bellicista, c’è anche la volontà, come già anticipato, di volersi preparare alla guerra su più fronti. Non ultimo il fronte dello spazio.
Il nuovo fronte della guerra, lo spazio
Nella Teoria del partigiano, Carl Schmitt spiega che lo spazio non è più solo il terreno dell’ordine statale o imperiale, ma diventa il luogo della «guerra irregolare» (oggi diremmo «guerra ibrida» o asimmetrica), della rottura dell’ordine spaziale classico e dell’emersione di un nuovo tipo di conflittualità. «Con l’aumento delle minacce nel dominio spaziale – jamming, vulnerabilità dei satelliti, cyberattacchi e operazioni spaziali contestate – possedere sistemi spaziali resilienti non è più un’opzione». È questa l’analisi senza appello che Brandon J. Weichert, esperto di sicurezza nazionale e senior editor di The National Interest il quale avverte: lo spazio è ormai «il definitivo terreno strategico elevato» dove le grandi potenze (e le grandi corporations) si contendono il dominio.
Europa indietro rispetto a Russia, Cina e Usa
Per decenni l’Europa è rimasta indietro rispetto a Stati Uniti, Cina e Russia. Oggi, di fronte al ritorno della (paventata) minaccia russa, all’ascesa cinese e a un’America sempre più «ambivalente», i Paesi europei stanno correndo ai ripari. In questo quadro, l’autonomia strategica nello spazio è diventata una priorità assoluta. La Commissione Europea riconosce che il Vecchio Continente è «sempre più dipendente dai servizi spaziali – navigazione, osservazione della Terra, comunicazioni – e che questi servizi sono cruciali per la loro sicurezza». Un’interruzione di tali sistemi «potrebbe rendere nulla la sicurezza europea».
Per colmare il gap, Agenzia Spaziale Europea (ESA) e Agenzia Europea per la Difesa (EDA) stanno intensificando la cooperazione sulla «cyber-resilienza» degli asset spaziali. Tra le iniziative più rilevanti:La creazione di un Cyber-Security Operations Center (C-SOC) dedicato al monitoraggio e alla protezione di sistemi spaziali, segmenti di terra e collegamenti (terra-spazio e spazio-spazio) dalle minacce cibernetiche;
un nuovo programma opzionale ESA che integrerà osservazione della Terra, comunicazioni sicure, PNT (positioning/navigation/timing), monitoraggio dello spettro e Internet delle cose (IoT) per garantire capacità di risposta sicura e rapida; la richiesta di circa 1 miliardo di euro per sviluppare una costellazione di satelliti con sensori ottici/radar ad altissima risoluzione, intelligenza artificiale di bordo e capacità dual-use (civile e militare-intelligence).
L’ESA, storicamente focalizzata su attività civili (scienza, esplorazione, osservazione della Terra), sta vivendo un vero e proprio pivot verso la difesa. «Il passaggio alla difesa significa che il suo mandato si espande per includere sicurezza spaziale, resilienza e capacità dual-use», sottolinea Weichert. Il settore industriale europeo dovrà integrare sempre più requisiti di difesa, con possibili ricadute positive su investimenti e partenariati.
Un ruolo centrale lo giocherà il coordinamento: il settore spaziale europeo rimane «eccessivamente frammentato», perciò l’ESA si sta proponendo come coordinatore capo tra i vari attori, in linea anche con la strategia del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (EEAS) sull’uso dello spazio per sicurezza e difesa.L’esempio della guerra in Ucraina è illuminante. All’inizio del conflitto la Russia lanciò attacchi contro Viasat, provider di comunicazioni satellitari usato in tutta Europa, mentre Starlink è diventato «una vera e propria ancora di salvezza» per le forze ucraine. «Basta guardare alla guerra in Ucraina e al ruolo cruciale che lo spazio vi ha giocato», ricorda l’autore.
Resta però il nodo delle risorse e della burocrazia. Le capacità spaziali a vocazione difensiva «tendono a essere proibitivamente costose» e richiederanno un impegno concreto degli Stati membri. L’ESA stessa, non strutturata originariamente per questo tipo di missioni, dovrà imparare a gestire appalti di difesa in modo più efficiente.