Cosa succederà all’oro e alle materie prime nel 2023

My Finance Club

02/02/2023

Come è noto le materie prime sono un’asset class che soffre nei periodi di recessione. Ma agli effetti la recessione non è ancora arrivata e potrebbero esserci ancora delle opportunità nel 2023.

Cosa succederà all’oro e alle materie prime nel 2023

Come è noto le materie prime sono un’asset class che soffre nei periodi di recessione.

Ed è per questo che, in una delle nostre ultime ricerche, abbiamo segnalato altri settori e azioni su cui puntare nel 2023.
Effettivamente la recessione non è ancora arrivata e potrebbero esserci ancora delle opportunità nel 2023 per la particolarità della situazione attuale.

Va detto innanzitutto che le commodity non sono la nostra categoria preferita per il 2023, perché forse i rischi superano gli eventuali benefici. Ciononostante, le riaperture della Cina, primo mercato mondiale delle commodity, con una quota di ca. il 50% della domanda, certamente potranno avere un peso, soprattutto nella prima parte dell’anno.

In particolare i livelli estremamente bassi di stock dei metalli industriali e di commodity energetiche e gli investimenti ancora molto limitati da parte delle societá minerarie e petrolifere, lasciano pensare che ci possa essere ancora una fiammata prima dell’arrivo della recessione.

Questa tesi è peraltro avvalorata dal fatto che anche in passato, in un contesto simile alle porte di una recessione, le materie prime si siano apprezzate comunque. Era infatti il lontano 2000, quando, dopo una battuta d’arresto a inizio anno, il PIL USA rimbalzava del +7,5%. L’inflazione era al 4% e la Fed provava a calmierarla incrementando i tassi fino al 6,5%. Dejá-vu?
Ebbene nel semestre immediatamente precedente allo scoppio della recessione del 2001, i prezzi delle materie prime proseguirono il loro rialzo, +13% tra luglio e dicembre 2000, prima di capitolare.

CRB Index CRB Index Andamento CRB Index

Alla luce della particolarità della situazione che ci accingiamo a vivere, potrebbe succedere la stessa cosa anche a inizio 2023: al netto delle difficoltà dell’Eurozona (già vicinissima al calo del PIL), la recessione è prevista colpire gli USA nella seconda metà dell’anno. Per questo le commodity potrebbero ancora rimanere resilienti nel primo semestre dell’anno.

E tra le materie prime che vediamo favorite vi è senza dubbio il minerale ferroso (iron ore) – e con esso società leader in questa commodity come Vale, Rio Tinto e BHP – materia prima impiegata molto nelle costruzioni e nelle infrastrutture e dunque necessariamente legato al rimbalzo della Cina. Dopo aver toccato un minimo a inizio 2022, le importazioni di minerale ferroso da parte della Cina hanno ripreso a crescere, ma rimangono per lontane dai massimi toccati durante il 2020, quando il prezzo della commodity ha raggiunto i picchi del recente passato.

China Montly iron ore imports China Montly iron ore imports Andamento importazioni minerale ferroso

La questione però fondamentale da notare, e che rende l’investimento nelle materie prime più rischioso di quanto possa sembrare, è il fatto che non si è certi se il rallentamento del PIL cinese del 2022 sia meramente legato ai lockdown (e quindi temporaneo) oppure si stia radicando, diventando strutturale, anche in virtù dell’indebolimento della crescita demografica, dello sviluppo passato utilizzando la leva (soprattutto nell’immobiliare) adesso meno utilizzabile visti i rischi di bolle speculative e la generale fuga dei capitali per la prolungata incertezza regolatoria. Se tutto ciò fosse vero, per le commodity allora sarebbe un anno molto difficile.

Lato energia, se il petrolio è atteso rafforzarsi nelle prossime settimane ancora sugli sbilanci tra domanda e offerta e sulle riaperture cinesi, per poi indebolirsi nella seconda parte dell’anno, il gas potrebbe avere andamento diverso, in particolare quello europeo. Infatti al momento, al netto dei ribassi legati ad un meteo insolitamente più caldo rispetto alle medie storiche, che ha permesso di riempire gli stoccaggi dei Paesi dell’Eurozona e che quindi continuerà a spingere al ribasso i prezzi, va segnalato che se la Russia non fornirà gas all’Europa il durante la prossima estate (scenario verosimile), nonostante gli sforzi di riduzione dei consumi, il maggior utilizzo di fonti alternative e i nuovi accordi di fornitura di gas con altri Paesi (tra cui Algeria e Azerbaigian), rimangono ancora scoperti tra i 22 e i 27mld di m3 di gas per quest’anno. Se l’Europa non troverà una soluzione potrebbe subire una nuova impennata dei prezzi.

Russian pipeline flows to EU Russian pipeline flows to EU Russian pipeline flows to EU

Quanto alle commodity legate alle rinnovabili tra cui rame e litio permangono invece incertezze, visto che il primo rischia di essere zavorrato dal progressivo calo del PMI manifatturiero globale, mentre il secondo, nonostante una domanda ancora forte, potrebbe subire una correzione per il “ramp-up” di nuovi progetti di estrazione soprattutto in Cile (quest’anno entreranno in produzione 40 nuovi siti di estrazione, +166% rispetto al 2019).

Cosa succederà all’oro?

Quanto all’oro invece, il 2023 dovrebbe essere l’anno della sua ripartenza. Ma sarà una ripartenza “a diesel”.
Infatti l’oro ha una correlazione inversa rispetto ai rendimenti reali delle obbligazioni a rischio 0: in parole povere, perché dovrei investire su un Treasury a 2 anni che paga il 4% se ho un tasso di inflazione al 6%, cosa che rende il mio rendimento reale negativo? Piuttosto investirò in oro.

Gold vs. real rates Gold vs. real rates Gold vs. real rates

Come evidente dal grafico che sottolinea la correlazione inversa tra il rendimento del Treasury indicizzato all’inflazione (espressione del rendimento reale degli asset privi di rischio) e il prezzo dell’oro, finora il mercato ha scontato che il costante aumento dei tassi della Fed porterà i rendimenti nominali delle obbligazioni al 4%, con un’inflazione di medio periodo che sarà nell’intorno del 2,5%, rendendo dunque più appetibili il Dollaro e le obbligazioni a breve termine, rispetto all’oro.
Ma l’arrivo della recessione dovrebbe invertire la rotta di questo trend: con un’inflazione che rimarrà ancora relativamente alta, ma una Fed obbligata a tagliare i tassi verso la fine dell’anno per l’indebolimento del tessuto economico e con gli investitori alla ricerca di asset sicuri come i Treasury su cui investire, i rendimenti reali torneranno a scendere. E questo dovrebbe progressivamente rafforzare l’oro man mano che ci avvicineremo verso il fine anno.
Quando i tassi reali scendono, ma l’economia si sta riprendendo, gli investitori preferiscono generalmente puntare sulle azioni, soprattutto “growth”, perché oltre ad avere correlazione inversa con i rendimenti obbligazionari, esse hanno correlazione positiva con il ciclo economico. Quando invece i rendimenti reali scendono, ma si cerca un asset decorrelato con la salute dell’economia, allora l’oro diventa quasi una scelta obbligata come “bene rifugio”.
Con pazienza, gli investitori potrebbero rivedere i picchi toccati nel 2020.

Questo contenuto è tratto da MyFinanceClub, la community italiana per gli investitori.
Come abbonato a Money.it hai diritto a uno sconto del 30% sull’abbonamento a MyFinanceClub, scopri come ottenerlo nella sezione offerte.