Cosa c’è dietro il crollo del prezzo dell’argento?

Ufficio Studi Money.it

6 Ottobre 2026 - 17:37

L’argento scambia intorno ai 61 dollari l’oncia, l’8% sotto il livello di un mese fa e circa la metà del massimo storico del 29 gennaio. Il motore industriale che aveva alimentato il rally, il fotovoltaico, sta consumando sempre meno metallo, ma le stime su quanto meno divergono e il mercato resta in disavanzo per il sesto anno consecutivo.

Cosa c’è dietro il crollo del prezzo dell’argento?

Il prezzo dell’argento viaggia oggi intorno ai 61 dollari l’oncia, cedendo l’8% rispetto a un mese fa e all’incirca la metà rispetto al massimo storico toccato il 29 gennaio 2026, a poco meno di 122 dollari.

Il punto, per chi deve decidere se il metallo bianco abbia ancora una storia da raccontare, non è però la quotazione di oggi, quanto il pilastro industriale su cui poggiava la tesi rialzista degli ultimi due anni - la domanda di argento del fotovoltaico - che si sta sgretolando, e nessuno sa dire con precisione di quanto.

Il consumo di argento del solare nel 2026

Le stime sul consumo di argento del solare nel 2026 divergono in modo che è difficile definire marginale. Metals Focus, nel World Silver Survey 2026 pubblicato il 15 aprile per conto del Silver Institute, indica una domanda fotovoltaica in calo del 19%, da 186,6 milioni di once del 2025 a circa 151 milioni nel 2026.
BloombergNEF, citata a luglio, stima un calo molto più contenuto: -7%, a circa 194 milioni di once, a fronte di una capacità solare installata in crescita del 15%.

Gregory Shearer di J.P. Morgan, responsabile della strategia sui metalli industriali e preziosi della banca, nel suo aggiornamento del 13 agosto ha scritto: «Nel complesso, vediamo il potenziale per un calo della domanda solare di argento di circa il 30% quest’anno, una riduzione di circa 60 milioni di once su base annua». Si arriverebbe così a circa 127 milioni di once.

Tra l’estremo di BloombergNEF e quello di J.P. Morgan ballano circa 67 milioni di once, più dell’intero disavanzo annuo che il mercato dell’argento registra da cinque anni. È un’incertezza che, da sola, spiega buona parte della volatilità delle previsioni di prezzo.

Perché il pannello solare consuma meno metallo

Il meccanismo è noto agli addetti ai lavori con il termine thrifting, la riduzione progressiva della quantità di argento depositata su ogni cella per abbattere i costi, accompagnata dalla sostituzione vera e propria con metallizzazioni a base di rame sul retro della cella. Secondo Metals Focus, è la combinazione di questi due fattori a spiegare il calo, non una frenata delle installazioni.

Anzi, le installazioni crescono: negli Stati Uniti il secondo trimestre 2026 ha visto 11,4 GW di nuovo solare, il 45% in più su base annua, spinto dalla scadenza dei crediti d’imposta federali. Il legame tra gigawatt installati e once consumate, semplicemente, si è rotto. A questo J.P. Morgan aggiunge due fattori congiunturali: l’anticipo degli acquisti cinesi prima della rimozione del rimborso Iva scattata il 1° aprile, e l’indebolimento della domanda indiana dopo l’aumento dei dazi all’importazione.

Eppure il mercato resta corto

La conclusione è che il disavanzo non sparisce. Nel World Silver Survey di aprile, Metals Focus stima per il 2026 un deficit di 46,3 milioni di once, il sesto consecutivo, con la domanda industriale complessiva a 639,6 milioni di once (-3%) ma gli acquisti di monete e lingotti in crescita del 18%, ai massimi dal 2022, e flussi netti sugli Etp intorno ai 30 milioni di once. Philip Newman, amministratore delegato di Metals Focus, lo ha sintetizzato così: «Le perdite nei settori industriali possono essere assorbite dall’investimento retail».

La stima di febbraio del Silver Institute era anche più larga - 67 milioni di once di disavanzo, con un’offerta totale a 1,05 miliardi di once, ai massimi del decennio, e la produzione mineraria a 820 milioni - poi rivista al ribasso in primavera.

E anche nello scenario più severo, quello di J.P. Morgan, il conto non si azzera: secondo i calcoli di Przemyslaw Radomski (Sunshine Profits), togliendo 60 milioni di once alla domanda solare il disavanzo 2026 scenderebbe da 46,3 a circa 21,9 milioni di once. Più sottile, ma sempre un disavanzo. C’è poi un dettaglio strutturale che il mercato tende a sottovalutare: l’argento già installato nei pannelli resta immobilizzato per venticinque anni e più. Solo il parco fotovoltaico cinese, stimato in 1.286 GW, ne trattiene tra i 410 e i 620 milioni di once.

Il rapporto oro/argento è tornato dove J.P. Morgan lo aspettava

C’è un indicatore che dice quanto del riallineamento sia già avvenuto. Con l’oro intorno ai 4.149 dollari l’oncia sul mercato a pronti (4.179 dollari sul future, +0,54%) e l’argento poco sopra i 60,8, il rapporto oro/argento vale oggi circa 68, con entrambe le rilevazioni. A inizio 2026, quando l’argento correva, era sceso sotto quota 50, livelli che non si vedevano dal 2012. Shearer prevedeva una normalizzazione «verso 70 nella seconda metà del 2026 e intorno a 75 nel 2027». La prima parte di quella traiettoria è sostanzialmente completata.

Sullo sfondo resta la variabile monetaria con i mercati che, dopo i dati occupazionali deboli di settembre, assegnano ora solo il 20% di probabilità a un rialzo Fed in ottobre, ma quasi il 70% a dicembre. Tassi più alti aumentano il costo opportunità di detenere un metallo che non paga cedole, come lo stesso Shearer ha ricordato.

Il prossimo appuntamento utile è l’aggiornamento intermedio di Metals Focus atteso a novembre, che dirà quale delle tre stime sul solare si stava avvicinando alla realtà.