Cosa sta succedendo a Chernobyl e cosa si sta rischiando

Simone Micocci

10 Maggio 2021 - 09:45

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Chernobyl si è risvegliata: ripresa l’attività di fissione. Ci sono rischi? Gli scienziati minimizzano sulle conseguenze.

Cosa sta succedendo a Chernobyl e cosa si sta rischiando

Trentacinque anni dopo torna la paura a Chernobyl: la centrale nucleare esplosa nel 1986, infatti, ha ripreso la propria attività.

Gli scienziati stanno monitorando la situazione, ma non si esclude che ci possa essere un nuovo incidente a Chernobyl, comunque di dimensioni molto inferiori rispetto a quanto successo venticinque anni fa, quando il disastro alla centrale nucleare fu di dimensioni talmente impressionanti da rischiare di creare condizioni di inabilità per centinaia di anni, con le radiazioni che arrivarono persino in Germania.

Non dobbiamo attenderci un nuovo disastro a Chernobyl: tuttavia gli scienziati sono preoccupati in quanto c’è un reattore che improvvisamente ha ripreso la propria attività. E non è chiaro se bisognerà intervenire per evitare che possa esserci un nuovo incidente oppure se, così come si spera, il reattore di spegnerà automaticamente.

Cosa sta succedendo a Chernobyl

È notizia di ieri, domenica 9 maggio 2021, che il reattore numero quattro della centrale nucleare molto probabilmente più famosa della storia ha ripreso le reazioni di fissione.

Per fissione nucleare si intende la scissione di un nucleo pesante in due nuclei più leggeri. Non si tratta però di una divisione esatta: durante il processo di fissione, infatti, viene liberata tanta energia quanta è la differenza tra la massa del nucleo iniziale e la somma delle masse dei due nuclei generati dalla fissione.

Gli scienziati del Governo ucraino stanno valutando se le attività di fissione si esauriranno da sole oppure se bisognerà intervenire per scongiurare un incidente che - ripetiamo - sarebbe di dimensioni molto inferiori rispetto al disastro del 1986.

Ma com’è possibile questo? D’altronde è molto raro che la fissione nucleare avvenga spontaneamente visto che solitamente è l’uomo ad indurla artificialmente attraverso il bombardamento dei nuclei con fasci di neutroni. Come spiegato da Neil Hyatt, chimico dei materiali nucleari all’Università di Sheffield, “è come se ci fossero dei tizzoni in un barbecue”. Dopo trentacinque anni dal disastro, quindi, non esiste ancora il “rischio zero” a Chernobyl.

Chernobyl: quali conseguenze?

A spiegare il motivo per cui Chernobyl ha ripreso nella sua attività di fissione sono stati gli esperti Maxim Saveliev e Anatolii Doroshenko, dell’Istituto per i problemi di sicurezza degli impianti nucleari di Kiev. Questi hanno spiegato che quando si è sciolto il nucleo del reattore durante l’incidente, le barre di uranio - utilizzate come combustibile - come pure il loro rivestimento di zirconio, le barre di grafite e sabbia si sono riversate come lava precipitando nella cantina dell’ingresso del reattore che in questi giorni ha ripreso la propria attività, pietrificandosi.

L’accesso al reattore, in cui si trovano 170 tonnellate di uranio irradiato, è quindi inaccessibile e ciò rende più complicato intervenire. Questi non escludono dunque che ci possa essere un incidente, non specificando di che tipo. “Il conteggio dei neuroni aumenta lentamente”, si sono limitati a dire, con il mondo intero che è di nuovo in apprensione per quanto potrebbe succedere a Chernobyl.

Ma non c’è da preoccuparsi più di tanto: come spiegato dagli scienziati, infatti, una nuova esplosione sarebbe contenuta. Al massimo potrebbero crollare delle parti non stabili dell’edificio, rilasciando comunque polvere radioattiva che sarebbe controllata dalla nuova struttura di protezione.

Com’è potuto succedere?

Intorno al reattore inaccessibile è stata creata una sorta di sarcofago, un anno dopo l’incidente. Questa però si è crepata in più punti, facendo passare l’acqua piovana. Il problema è che l’acqua rallenta i neuroni, aumentando così le possibilità di scontri con l’uranio e di generare un effetto a catena.

Nonostante la creazione di un nuovo manto, i neutroni hanno comunque ripreso a crescere (secondo gli scienziati a causa dell’asciugarsi dell’FCM, ossia di quella “lava” di materiali che ha sigillato l’ingresso al reattore, in quanto ha reso più semplici gli scontri tra neutroni e atomi di uranio).

Se le teorie degli scienziati dovessero rivelarsi esatte, allora non si esclude che presto le reazioni di fissione rilevate in questi giorni possano anche accelerare, arrivando a rilasciare energia nucleare in modo non controllato ma comunque lontano da quanto successo nel 1986.

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